L’ora della cena, nella grande tenda, tutti in fila col le gamelle in mano, posate, tovagliolo..un pezzo di pane..svilano davanti agl scheff di turno, nessuno parla, divise e anfibi impolverati, visi tirati, sguardi tesi..pensieri che volano confusi.. . Il silenzio è sovrano ma strano in una mensa affollata, dove di solito si ride e si scherza, si scambiano battute.. . Nessuno parla, siamo quasi alla fine di una lunga giornata, una dura e tragica giornata..qualcuno non è rientrato alla base,e non tornerà mai più..è saltato in aria, coi sui sogni le sue speranze, i suoi amori.. . In camerata la branda è vuota, c’è qualche foto attaccata..ma nessuno guarda..fa impressione..è strano per un soldato provare queste emozione, nessuno guarda..ma pensa..rivive l’ultima battuta scambiata , rivive le cose dette.. .E’ l’ultima missione, l’ho promesso a mia moglie, fra un mese sarò padre.. . Azz ho fatto una fila kilometrica per telefonare ai miei vecchi, se non mi sentono sono in pensiero.. . Quelle frasi riecheggiano nella mente.., li senti ,sono dentro di te,pesano come un macigno..ma non osi guardare quella branda vuota, quello zaino ordinatamente appeso.. dentro hai la rabbia, la sabbia in gola di un paese che non è il tuo, ma dove hanno bisogno di te.. . Stanco ti distendi nella tua branda, occhi sbarrati nel vuoto,pensi,ti chiedi cosa ha provato in quell’istante chi non tornerà mai più.. te lo chiedi..anche se sai la risposta.. . La vita è finita, si è chiusa in un attimo, nel fragore di un boato in mezzo ad un lampo di luce abbagliante.. che ha fatto a pezzi il lince..neanche il tempo di rendesene conto.. neanche il tempo di reagire ad un cosi vile attacco..la vita si è chiusa.. coi tuoi sogni le tue speranze i tuoi amori.. Pensi e qualcosa scivola rigando il viso..hai appena telefonato ai tuoi cari, li in Italia.. gli hai detto sto bene, va tutto bene , state tranquilli.. ,non hai fatto alcun accenno al dolore che ti lacera dentro.. non hai detto che fra un paio d’ore salirai su un’altro lince..e percorrerai la stessa strada maledetta.. . Non hai detto.. che hai paura, come tutti gli esseri umani, paura di morire, lo sa solo il tuo cuore..come sa che quella è la vita che hai scelto..il tuo lavoro..portare pace anche a costo di morire.
Autore.francesco.pv
Questa poesia è stata scritta da , il 20 maggio 2010 at 14:06, nella categoria: francesco7. pv:, francesco7.pv (angel.vr). Lascia un tuo commento qui
Tra indico e violetti..il pennello scorre veloce sulla tela bianca..sono qui in un grande mare verde, macchie rosse, colonie di papaveri, alberi con le nuove verdi foglie, rami che si intrecciano come lunghe braccia verso il cielo..macchiato di azzurro.. , colori stampati nella mente,laggiù lontano case sparpagliate tra il verde.., devo fermare le luci..le ombre..il sole modifica in fretta le cose.. . Un sole cocente, che accalora la pelle..seduto sullo sgabello..osservo, misuro le distanze..pennellata dopo pennellata qualcosa prende forma..dallo stereo in macchina ascolto la radio..pubblicità..canzoni.. notiziario.. un vero bollettino di guerra morti ammazzati e feriti, nubrifragi , disastri ecologici.. attentati… . Altri due nostri figli sono saltati in aria , un boato un lampo di luce abbagliante..un attimo..e la vita finisce in pezzi..giovani vite spezzate senza chiedere, senza clamori..operavano in silenzio per la pace.. . Altre bare rientreranno con un aereo avvolte in un tricolore, la solita straziante scena di dolore, di rabbia,di padri di madri, mogli, figli , fidanzate.. che non hanno forza…ne lacrime.., e le solite faccie ipocrite delle autorità, che parlano commentano diramano.. . Un nuovo disco ,vecchia musica, funerali solenni..e poi continueranno a blaterare..a scannarsi ,a stare attenti a non perdere quella poltrona su cui poggiano i loro grandi culi. Continuo a dipingere..piango in silenzio..non sono riuscito a fermare le luci..ci sono solo ombre , nel cielo quelle macchie d’azzurro..hanno lasciato il posto a nuvoloni carichi di pioggia, piange il cielo sulle miserie umane,sull’ipocrisia del mondo.. . E’ ora di andare,appoggio la tela a terra , chiudo il cavalletto, mi è caduto un pennello..era intriso di un rosso scarlatto, è caduto proprio sul dipinto al centro del cielo… …
autore:francesco7.pv
Questa poesia è stata scritta da , il 19 maggio 2010 at 19:39, nella categoria: francesco7. pv:, francesco7.pv (angel.vr). Lascia un tuo commento qui
Ab imo pectore, dal profondo del cuore,così usavano dire gli antichi latini.. . Ripenso a questa frase, trovata in un mio antico quaderno di scuola, sotto ,essiccata dagli innumerevoli anni ci sono i resti di un fiore..era una mammola.. . Ricordo quel mattino, in quel piccolo bar.. adiacente la scuola..erano gli ultimi giorni di un anno scolastico.. alla deriva per me.., i miei voti partivano dal non classificato, al più alto.. 4..in italiano.. . Non me ne fregavo più di tanto, sarei partito prima che si chiudesse l’anno, continuavo a frequentare solo per vederti, erano giorni , mesi, che fra noi pioveva silenzio..tu al primo anno di stenodattilografa ..io..dopo il liceo artistico.. al primo anno di tecnico pubblicitario.. . Ci conoscemmo nel bagno, luogo comune a tutti per fumare una sigaretta.., il tuo viso un ovale da regina con quei capelli a riccioli che gli cadevano su..e quei tuoi occhi che dicevano avversione, compassione e odio tutto in uno. Eri bella, bella davvero, mi chiedesti una sigaretta..io te la offrii.. era una nazionale senza filtro, le sigarette dei poveracci come me.. . Che schifo fumi.. mi dicesti..,forse avevi ragione… a pensarci adesso. Ti mandai a quel paese senza pensarci su.., ma non volevo, credo fu solo una reazione..ad un tipo snob, come ti reputavo. Poi quel giorno..quei tizi..una mega rissa..tu che insieme alle tue amiche spaventate guardavate da lontano.. erano dei bulli, volevano soldi e le sigarette.., io avevo solo difeso quello schifo di nazionali che fumavo… . Andai in bagno a lavarmi la faccia insanguinata, cercavo qualcosa per asciugarmi..mi girai, e tu eri li pronta con il tuo fazzolettino profumato a fiori.., mi guardavi non so come..poi mi dicesti tieni su la testa che ti sanguina il naso.. , fu così che incominciò fra noi.. tutto era bello , tutto era colorato.. stavo bene con te.. , ore e ore ad aspettarti sotto casa, scendevi.. un bacio veloce..un’istante insieme..ci vediamo domani a scuola mi dicevi.. . Poi, fu una domenica.. ,andai in macchina con degli amici.., forse loro lo sapevano..mi portarono sul viale, fu li che ti vidi..camminavi mano nella mano con tizio..dietro di te i tuoi genitori.. Sorridevi , sembravi felice.. fu li che il mondo mi cadde addosso..nonostante gli amici facevano di tutto per tirarmi su..non venni più a scuola..per quasi un mese..non uscivo di casa per paura di incontrarti..ecco..provavo rabbia, volevo fartela pagare.. ma ti amavo ancora ..come il primo giorno..che ti vidi.. . Non so perché, ma poi tornai a scuola..non avevo voglia di recuperare ci venivo solo per te , anche se non ci parlavamo..neanche un ciao.. . Facevo lo stupido con le altre, ma tutte mi davano buca.. sapevano che avevo solo te nella mente.. passavano i giorni..la mia partenza si avvicinava.., ero confuso triste, poi l’ultimo giorno ,su questo quaderno… trovai questa frase scritta da te.. Ab imo pectore… dal profondo del cuore.. c’era una mammola…c’è ancora..l’ho conservata per 35 anni.., ho paura a toccarla.. .
Autore:Francesco7.pv
Questa poesia è stata scritta da , il 6 maggio 2010 at 15:08, nella categoria: francesco7. pv:, francesco7.pv (angel.vr). Lascia un tuo commento qui

Una torta per me…….
Vita veloce.., ho perso qualcosa per strada, ho guadagnato qualche ruga in più sul viso, tra i baffi imbiancati, e quei quattro capelli sventolanti al vento,non ricordo quel 22 aprile del 1955.. mi dicevano che era un venerdì, erano le 16..si senti un vagito nella sala.. ero io.. . Mi dissero subito che ero un rompi..chissà forse qualcuno già mi conosceva..o prevedeva il futuro.. . Tutti mi sbaciucchiavano, come odiavo essere preso in braccio.. e poi quei giorni alle scuole elementari.. con le suore battistine.. mio padre mi voleva perito industriale, mia madre dottore.., mi lasciarono solo nella vita quando avevo 10 anni.. . Tutta una famiglia , fatta di parenti ,sorellastre , zie, zii.. scomparvero.. . Passarono gli anni non divenni mai perito, ne medico..la vita mi aveva chiamato ad altro incarico.., certo, avevo come tutti, i miei sogni nel cassetto, ma non ebbi mai l’opportunità di aprirlo.. e quei sogni rimasero tali.. . La vita trascorreva tra amori a buon mercato, fra treni che mi portavano via , in luoghi che manco sapevo esistere, fra abbracci e baci, fra addii e partenze.. . Notti trascorse in solitudine, a parlare con le stelle, meravigliose amiche.., altre trascorse come in un film horror..dove vivere o morire è solo una questione di fortuna.. , altre ancora..in qualche letto straniero fra morbidi capelli.. . Oggi sono trascorsi 54 primavere, un pò malconcio.. mi ritrovo a pensare , sapete una cosa , non ho mai ricevuto una torta per il mio compleanno, certe volte me ne dimenticavo, era sempre il solito amico, o mia moglie per telefono a farmi gli auguri.. perchè ,che giorno è oggi.. chiedevo.. . I giorni..il tempo.. se me lo chiedete non so rispondere.. . Mi hanno recapitato un mazzo di fiori.. sono le mie 2 nuore ,che me lo mandano.. c’è scritto Tanti auguri per altri 54 anni.. . Credo che siano troppi da trascorrere.. .Questa sera,verranno tutti a cena..ci sarà anche la torta una torta tutta per me .. che non potrò mangiare..ma come si dice..basta il pensiero
autore.Francesco7.pv.. .
Questa poesia è stata scritta da , il 22 aprile 2010 at 15:11, nella categoria: francesco7.pv (angel.vr). Lascia un tuo commento qui
Storie
“Non posso leggere, storie di vita militare, non posso… scusami.”
Così ho letto ieri… eppure è vita, una vita come tante, un lavoro come tanti…
Cara amica non aver timore a leggerle… non uccidono forse fanno solo riflettere, sul cammino..da dove siamo partiti e dove stiamo andando.. sono le storie… Storie di uomini, che s’intrecciano con un destino… in apparenza uguale per tutti , in realtà fatto di sacrifici , rinunce..silenzi immensi dove non è consentito pensare, giudicare… ne piangere. Storie di uomini,di madri, di figli..appesi ad un filo del telefono, appesi a notti insonni..a paure che attanagliano il cuore, che non fanno respirare..vivere, storie che chi non vive sulla propria pelle, difficilmente può capire.. . Storie di abbracci e lacrime… quando un treno, una nave un aereo ti porta via, storie di sorrisi, di abbracci e lacrime di gioia quando si ritorna e senti le carezze le braccia di chi ami intorno al collo. Storie di uomini, di amici come fratelli… che hai visto cadere e non rialzarsi, storie che tornano chiuse in casse di legno avvolte in una bandiera… Storie che non lasciano fiato, che vivono il presente senza domandarsi del domani… storie di uomini che lottano, per il proprio paese, affinché non ci sia più nessuno che faccia saltare in aria con l’esplosivo gli innocenti… storie che spesso si pagano con la vita affinché gli altri possono godere della propria. Storie d’incredibili amori, vissuti in un momento… amore in tutte le sue forme e sfumature… amore di due occhi che ti guardano su un corpo denutrito… che tendono la mano… e chiedono senza parlare… e tu sei lì, che offri una caramella un cioccolato… consapevole in ogni istante, che se occorre donerai la vita..per quel bambino, per quella madre per quella donna che può essere tuo figlio, tua madre.. tua sorella.. o la persona che ami..Storie di uomini guerrieri..che lottano.. in silenzio..per un sogno… che si chiama libertà. Storie di uomini che tornano cambiati, per quel che hanno vissuto, per le crudeltà che hanno visto… sono uomini come tutti,forse solo con un cuore pieno di lacrime..difficili da mandare giù.

Autore: angel1.vr
Questa poesia è stata scritta da , il 28 gennaio 2010 at 21:53, nella categoria: francesco7.pv (angel.vr). Lascia un tuo commento qui
La casa è vuota , da quando sei partito, tua madre in cucina piange di nascosto, io non ho il coraggio di entrare nella tua camera, qui tutto parla di te.. . La tua batteria, la tua chitarra..sei venuto a casa in licenza breve.. dopo circa un mese,chiuso nella tua divisa verde.. ti ho osservato sei un uomo ormai, hai riso e scherzato con tuo fratello marinaio d’Italia e tua sorella mentre eravamo seduti a tavola.. non mi sembrava vero di avervi tutti qui,accanto a me, poi il tuo viso si è fatto serio..non trovavi le parole adatte , poi hai preso il coraggio a due mani.. . Domani, rientro in caserma hai detto,domani notte il mio reggimento parte per una missione all’estero..andiamo in KOSSOVO, non so la mia destinazione precisa..ma appena sarò li, ci sentiamo per telefono, voi state sereni. Il volto di tua madre è diventato di cera, una cappa di silenzio ed il mondo ci è crollato addosso.. perché tu.. E’ il mio dovere..il mio lavoro..hai risposto..non l’ho chiesto io, mi ci mandano e basta.. .Adesso sei lì, ed io qui..a scriverti questa lettera che forse non spedirò mai, io, il duro della casa.. io che ho vissuto partenze e addii, io che non avrei voluto mai saperti in terra straniera..io che porto ancora nel portafoglio le foto di quando eravate bambini.. io che non ho mai pregato.. adesso supplico, mi sveglio in piena notte e di nascosto in cucina..asciugo le lacrime, e conto i giorni che mancano al tuo ritorno.. ti prego ritorna sano e salvo, stai sempre giù come fanno gli animali.. torna..quando tutto sarà finito..torna vincitore..insieme ai tuoi compagni dai loro cari.. .Gli americani laggiù , dicono al TG, hanno usato armi non convenzionali proiettili all’uranio impoverito..tua madre mi chiede.. invento scuse..dico che non so.. . dico stai tranquilla..nostro figlio tornerà sano e salvo..intanto continuo a contare.. i giorni..e a non vedere i TG..per paura.. .
autore:angel1.vr
Questa poesia è stata scritta da , il 27 gennaio 2010 at 12:54, nella categoria: francesco7.pv (angel.vr). Lascia un tuo commento qui
nevica
Le tende grigio verde, hanno cambiato colore, nevica da un pò fiocchi piccoli e fitti a forma di stella.. C’è un gran movimento di mezzi pesanti nel campo, fra poco partirò anch’io con la mia squadra e quelli della sezione aereomobile..diretti sulla montagna al poligono,è solo un’esercitazione per fotuna, poi entreranno in azione gli obici- CANNONI- ho solo il tempo di bere un caffè. Entro nella grande tenda della cucina da campo, il sergente dà l’attenti a tutti i presenti, rispondo al saluto… Mi siedo al tavolo sorseggio il caffè, è da vomito ma è qualcosa di caldo da mandare giù, osservo gli altri seduti ai tavoli, riesco a percepire qualche battutaccia, qualche risolino, poi i miei pensieri volano lontano, fra qualche giorno sarò padre..per la prima volta, io..padre.. non so spiegarmelo ma credo che sarà un maschio, anche se non ho mai voluto sapere, come del resto mia moglie, il sesso…chissà se sarò presente alla nascita di mio figlio.. .La voce del caporale mi giunge all’improvviso. Signore è desiderato con urgenza alla telecomunicazione, corro il sergente mi indica il telefono..prendo la cornetta, dall’altra parte la voce di mio suocero.. . So che sei impegnato, ma volevo dirti che è nato tuo figlio, mezz’ora fa, stanno benissimo, pesa 3.8 kg, stai tranquillo qui ci siamo noi.. . Vorrei dire tante cose..ma le parole non escono.. mi si fermano in gola, i fiori riesco a mormorare.. vorrei mandare.. Già fatto, la voce di mio suocero mi rincuora ancora, dimmi avete pensato al nome.. come lo chiamerete.. Col nome di suo nonno.. Saverio – SLENDENTE- io verrò fra un paio di giorni se mi è concesso.. è bello è sano.. .Stai tranquillo.. ci siamo noi qui, è andato tutto bene e tutti stanno bene.. adesso ritorna al tuo lavoro.. Grazie di tutto riesco a mormorare. telefono appena posso.. . Guardo il sergente gli sorrido, avrei voglia di abbracciarlo..ma non posso..sono papà.. gli dico. Esco, adesso i fiocchi sono grandi e fitti, li osservo cadere leggeri da un cielo bianco, il cielo, credo che stia guardando me adesso e da qualche parte lassù credo che anche i miei genitori sono felici come lo sono io.. . Signore la colonna è pronta a partire..dobbiamo andare, abbiamo trenta minuti per raggiungere il poligono, guardo il sergente.. Ma siamo sicuri che quelli dell’artiglieria hanno una buona mira… sono papà da pochi minuti..vorrei farlo adesso..dò una pacca sulla spalla .. andiamo.. .
Autore: angel1.vr
Questa poesia è stata scritta da , il at 10:45, nella categoria: francesco7.pv (angel.vr). Lascia un tuo commento qui
Domani è l’ultimo giorno, poi si torna a casa, cosa ne sarà di te che rimani qui, piccolo amico.. Italo mi guardava, inclinando la testa un po a destra un po a sinistra, accucciato accanto a me.. gli avevo messo al collo fin dal primo giorno che lo incontrai il foulard tricolore, gli avevo dato da mangiare, e gli avevo dato un nome Italo,da quel giorno..lui era stato sempre con me, mi seguiva ovunque come un’ombra. Tutti gli volevano bene, ed erano abbracci e coccole. Cosa ne sarà di te, soffrirai a non vedermi più, io sono abituato agli addii..ma tu nel tuo piccolo cuore di cane soffrirai,e forse morirai di melanconia. Gli parlavo e senza rendermene conto lo accarezzavo dolcemente,mentre seduto..dividevo con lui l’ultimo sprazzo di tempo rimasto. Italo era un cane, un bastardino, lo avevo trovato per caso sulle macerie di una vecchio casolare.. sporco, denutrito, spaventato..pesavano più le pulci che aveva addosso che lui tutto intero. Fu un amore a prima vista , i suoi occhietti tristi mi si impressero nel cuore..qualcuno gli tirò un sasso per allontanarlo, ma lui rimase li..fermo anzi si accucciò in segno di resa. Fu così..che lo raccolsi e lo portai alla base, lo feci visitare dall’ufficiale medico..era solo un po sordo mi disse,ed ha un sacco di pulci.. ma qui starà bene.. se te ne prendi cura. E di cure ne ebbe , dopo una settimana, era diventato la mascotte della base.. col suo tricolore al collo. Erano passati i giorni, i mesi..lui era sempre con me..adesso dovevo lasciarlo..tornavo a casa alla fine di un lavoro. Forse lo aveva capito, non giocherellava più con le fibbie del mio elmetto..e per seguirmi aspettava che lo chiamassi.. Chi si sarebbe preso cura di lui..cercavo una soluzione..ma qualunque cosa pensavo.. non era di mio gradimento.. . La voce del colonnello tuonò nella stanza, cosa… un cane , e dove lo vuole portare.. Lo porto con me signore, in Italia, a casa mia, se lei mi da il permesso scritto. Ma lo lasci dov’è.. si rende conto di quello che dice, ha messo in conto tutti gli inconvenienti del viaggio in aereo.. . Signore mi dia il permesso , italo viaggerà con me non darà fastidio a nessuno.. . No non posso..nessun permesso.. . La mia delusione fu enorme..non potevo insistere.. sentivo la rabbia montare dentro.. ero sulla porta dell’ufficio..stavo uscendo..la voce del colonnello..mi giunse alle spalle. Trovi il modo più consono, per portarsi via quel coso a quattro zampe, e sia ben chiaro durante il viaggio la responsabilità sarà totalmente sua..ufficialmente..lei non ha fatto nessuna richiesta al sottoscritto.. ufficiosamente domani sparisca col suo cane.. .Italo era fuori che mi aspettava..con qualche collega,lo abbracciai forte.. domani vedrai l’Italia che bella.. avrai una vera casa tutta per te.. , italo abbaiò .. il mio collega sorrise..e con una pacca sulla spalla mi disse adesso si che sei alla fine di un lavoro.
autore:angel1.vr:
Questa poesia è stata scritta da , il 14 gennaio 2010 at 15:29, nella categoria: francesco7.pv (angel.vr). Lascia un tuo commento qui
Ed eccomi qui, fuori dal ristorante, tu sei andata via..meno di un minuto fa, ho ancora l’eco delle tue parole che risuonano nella testa. Adesso qui fermo sul marciapiede chiuso nel mio paltò, respiro aria fredda, vedo il mio respiro diventare fumo. Ho voglia di camminare, perdermi per le strade che da tanti anni non percorro più, è cambiata questa città, strade nuove, volti nuovi..eppure un tempo conoscevo quasi tutti..e tutti conoscevano me. Cammino e penso alle tue parole, a cosa ti sei inventata con tuo marito per venire da me, lo raccontavi quasi compiaciuta.. ti ho ascoltato in silenzio mentre osservavo ogni tuo muscolo del viso, le pieghe delle labbra..i tuoi occhi ingannatori..e mi chiedevo..che ci faccio qui, con te, una persona totalmente diversa da quella che ho conosciuto un tempo. Il tempo, quel maledetto tempo che sfreccia accanto, senza possibilità di fermarlo, il tempo quello che travolge e ci cambia dentro, il tempo con i suoi eventi, e le sue miserie umane.. . Continuo a camminare e senza rendermi conto, sono nel vicolo, sempre quasi buio come allora, quando abbracciati io e te, addossati al muro ci scambiavamo promesse, credevamo nei nostri giovani anni, a quelle promesse d’amore eterno.. . Poi la mia partenza, i tuoi silenzi, la tua laurea in legge. Io non ero riuscito a cambiare la mia vita, una vita tante volte afferrata per i capelli, mi dicesti che ero stato un pazzo a rifiutare..quel posto in ufficio, presso il tribunale..mi lasciasti così con quella tua ira assurda.. e la convinzione che fossi un perdente. Ti ho ritrovato dopo anni, per caso in un giorno di mercato..il tuo viso un po sfiorito..ma un corpo perfetto come allora, le tue labbra sensuali. quel tuo seno che sa accendere la passione.. eri davanti a me.. ,mi hai voluto incontrare..in quel ristorante , soli io e te ..lontano da occhi indiscreti.. mi hai raccontato di te, della tua vita, di tuo marito, di un amore sbiadito che forse non c’è mai stato. Hai chiesto di me, della mia vita..dei miei anni di silenzio.. se ero ritornato nella nostra città per non ripartire più.. se.. Sono solo di passaggio..domani un aereo mi porterà lontano, con te c’è solo un ricordo di un’amore, e di un dolce affetto..che riscalda il cuore..potevo scegliere un tempo..potevamo scegliere..ricordi.. Hai guardato l’orologio, si è fatto tardi..devo andare..mi hai detto mentre mi baciavi sulla guancia e mi hai passavi la mano nei capelli, è stato bello rivederti..mi ero illusa.. che.. . Abbi cura di te..e ti infilavi nella tua pelliccia da dieci milioni.. . Guardo nel cielo nero, ci sono le stelle.. nessuno ci crede più..ma io so che hanno un’anima.
autore:angel1.vr:
Questa poesia è stata scritta da , il 13 gennaio 2010 at 13:09, nella categoria: francesco7.pv (angel.vr). Lascia un tuo commento qui
Questa melanconia che scende, come la neve non fa rumore, piove silenzio, tace anche il cuore..mentre seduto su questa roccia osservo laggiù, la striscia d’argento del fiume che porta l’acqua al mare. Vorrei che fossi qui accanto a me, a guardare le prime stelle della sera, che lontane, indifferenti e splendide, osservano il mondo. Da qui se ascolti, potrai sentirle, è un sussurrio dolce che parla al cuore.. sono mille voci e una, è come una musica, mi ha tenuto compagnia in mille notti.. in attesa dell’alba di un giorno con un sole diverso, fatto di serenità, di pace..di sorrisi e strette di mano. Un giorno che aspetto ancora .Quanto è ingenua questa mia illusione, me ne rendo conto mentre vedo sfrecciare e perdersi lontano all’orizzonte, due caccia..,con il loro carico di morte..sono quelli della nato, chissà se quando sganciano i loro missili..si chiedono chi morirà la sotto.. ,mi accorgo che neanch’io me lo sono mai chiesto..forse era un ragazzo come me..anche a lui avranno detto – Questa è la tua bandiera, falla sventolare sempre in alto nell’azzurro del cielo, difendila con la vita.. la tua vita… . Mi piace pensare che forse dall’altra parte, in un punto indefinito..seduto su una roccia..con una divisa diversa c’è qualcuno che come me sta ascoltando questa voce delle stelle, che grida nel silenzio, quella paura di perderti in un alito di vento, in un brivido di freddo più freddo di questo giorno d’inverno.. che ti trasporta via, che non fa vivere, non fa volare.. che non fa averti all’infinito. Ti ho incontrato per caso dopo dieci anni..ho bevuto nella tua calda casa il caffè che con mani tremanti mi hai preparato, come avrei voluto stringerti, accarezzare il tuo viso.. perdermi in quei tuoi occhi..in quel tuo sguardo..sentire ancora il sapore delle tue labbra..mi tremava il cuore.,mentre sentivo il tuo chiamarmi ancora amore, ma tu eri la in quella foto..poggiata sul mobile con tuo marito e tuo figlio fra le braccia. Ora sono qui..lontano..in una fredda sera d’inverno..domani non so se vedrò il sole..ed ho paura di ritrovarti ancora qui, di cercarti se non ci sei nei miei pensieri, tremo in questa nostalgia che non mi fa vivere , volare via verso l’infinito.. . Ho paura di quest’innocenza di sognarti ancora,di sentire la tua voce.. .Nel silenzio che mi circonda.. ancora mille voci e una sola, quella del cuore ..che si mischia al canto delle stelle .. dice che qui tra le mie braccia io ti cercherò..e nella voce delle stelle io ti sentirò.
autore.angel1.vr:
Questa poesia è stata scritta da , il 8 gennaio 2010 at 11:59, nella categoria: francesco7.pv (angel.vr). Lascia un tuo commento qui