Poesie di Eldy

Cercandoti…trovandoti

 

 

Ti cerco…
con il cuore accartocciato
da struggimento e affanno
tra la folla,
tra le parole di una poesia,
dentro una canzone,
sulle pietre che lastricano
vicoli angusti o autostrade,
nei manifesti appesi sui muri,
tra le onde tumultuose del vivere i giorni,
tra le ragioni del se e del ma,
nell’alternanza dei chiaroscuro
di albe e stelle,
nell’irrealtà di un sogno,
nella bugia di un illusione,
nel sigillo di una promessa,
in mille perché,
tra i miei vorrei…
Non trovandoti…
Ma,
inaspettatamente,
nei miei silenzi,
quando abito il vuoto,
in una lacrima che, al calar del sole,
improvvisa scioglie le briglie,
in una capriola del mio cuore,
in un sobbalzo della mia anima,
in un attimo di follia,
nella dolcezza di un ricordo,
nella resa di un progetto,
in un friccico di luna ruffiana
custode di segreti,
quando incendia la mia luce interiore
che come limpido ruscello
porta via tristezze,o
quando in un momento di abbandono
seppur impossibile, folle,
succede che…
nell’incredula sorpresa
sento
quella invisibile carezza sul cuore.
Purezza e magia di un istante
sogno e realtà
Ecco..in quel preciso istante, so..so che ti ho trovato!
Anch’io sto accarezzandoti il cuore.
Sei qui.
Autore:Semplice

]

Immagine anteprima YouTube                                                             

Questa poesia è stata scritta da admin, il 5 ottobre 2011 at 04:56, nella categoria: semplice. Lascia un tuo commento qui



Come danza…

 

Danzava libera e svestita la mia anima
tra filari di
parole
e scie di sguardi.
Una sera di maggio
un refolo di vento
mi
portò soffi
aulenti di rose e te.
Il tuo inchino e la tua mano tesa
mi
sedussero.

Note diverse muovevano i miei passi
in altalena di
spartiti
e cambi di scena..
tra passi e movenze
assecondavo la
musica
in quel ballo ora a due.

E mi ritrovai
ora dea
immortale
ora mendica di briciole distratte
Ora regina ora schiava..
a
raccogliere fasci di stelle o
ruzzolare nella polvere
E furono carezze e
offese
E furono giorni felici e scintillanti
o dì mesti, nebbiosi,
malcontenti, crudeli come novembre

Giorni di messi e giorni di
niente
giorni di luce e giorni di pece
sinfonie dolcissime o fragore
silente.
Da quel momento
il mio cuore prigioniero
giace
saziandosi
di stille di miele
e coppe di
fiele.

 

Autore:Semplice

Questa poesia è stata scritta da admin, il 1 ottobre 2011 at 04:44, nella categoria: semplice. Lascia un tuo commento qui



A te…figlio mio

A te…figlio mio
Non so se leggerai nell’immediato questa lettera, forse accadrà più in la.. Cosa mi ha spinto a scriverla? Forse un’ulteriore conferma  al delicato momento che hai superato..o, semplicemente, prendila come un biglietto di auguri nel giorno del tuo compleanno, nascosto sotto la torta, come facevi tu da piccolo con me…un modo ulteriore per dirsi: ti voglio bene!
 
E’ la prima volta che ti scrivo una lettera .. anche se fiumi di parole ci hanno inondato in ventisette anni..quanto ti ho parlato! Ti parlavo prima che vedessi la luce, raccomandandoti di venir fuori sano, ti anticipavo della qualità  e della quantità del mio amore, ti raccontavo delle mie sensazioni, di ciò che provavo man mano il mio pancione cresceva o quando si muoveva perchè tu scalciavi. Ti raccontavo di questa donna che tuo malgrado diventava tua madre..era un modo innocente e tenero per non farti trovare all’improvviso davanti ad una sconosciuta. Ti leggevo ad alta voce i miei libri, mettevo la musica  preferita perchè anche tu l’amassi, mangiavo di tutto, aglio, cipolle, peperoncini, cavoli, etc..perchè piacessero anche a te quando saresti stato in grado di mangiare, per evitare di  diventare  schizzinoso e fossi allenato a tutto in caso di necessità. Ti dicevo delle mie ansie e, ricordo che gli ultimi giorni ti sussurravo di non aver fretta. Mi chiedevo a chi avresti somigliato, che carattere avresti avuto e nell’attesa preparavo per te l’accoglienza degna di un re. E, soprattutto mi impegnavo solennemente di essere  una madre perfetta. Non credo lo sia stata sempre, anch’io ho sbagliato, ho ceduto e qualche volta deluso. Ma non esistono scuole per genitori..si va a naso, a sperimentare empiricamente, si formulano ipotesi, balenano idee, pensieri, ci si interroga a volte facendosi  divorare dai dubbi e, si sottopongono al vaglio dell’esperienza per testarne l’efficacia, la validità o meno. Non è un metodo sempre certo..o si azzecca o si sbaglia, ci si bea o ci si danna e…si ritenta all’infinito. Ma più di tutto ho seguito il cuore amandoti in maniera illimitata, non ricattabile, instancabile, secondo a nessuno. Io che ero stata fino ad allora il centro dei miei pensieri, io che assecondavo i miei ritmi e spesso obbligavo gli altri a seguirli, io che ascoltavo i miei bisogni e spesso li anteponevo a tutto..io che… da quando sei nato sono caduta in schiavitù. Un frugoletto al pari di un despota scandiva il mio tempo, i miei passi, le mie esigenze, assicurandosi il privilegio della priorità. Una schiavitù felice… che gioia tenerti nel mio abbraccio, che incanto compiaciuto vedere il tuo sguardo fissarmi come a voler imprimere il mio volto nella tua mente, che felicità allattarti, come se il mio essere si fondesse con il tuo in una colata di latte e amore, che piacere le tue piccole mani che circumnavigavano il mio viso come a volermi  esplorare.. che pazzia felice, per me, le tue risate, le tue scoperte, i tuoi primi passi, le prime parole. Che dolore i tuoi pianti, non piangevi quasi mai, eri appagato, sereno, tranquillo, protetto, amato, ma ci sono stati episodi difficili e dolorosi di salute.  Vederti soffrire mi era insopportabile, ma dovevo essere forte per te…Non sempre ci riuscivo, spesso crollavo come un sacco vuoto, come quella volta che durante un viaggio in Sicilia, ti beccasti un virus sconosciuto e terribile. Ricoverato in reparto infettivo, morivo ogni volta che dovevano metterti una flebo, non ti si trovavano le vene..e quella volta che esasperati da tentativi fallimentari ti infilarono l’ago nella giugulare? Dio se ci penso… Erano giorni di follia pura per me, il sole si rabbuiava anche in assenza di nuvole..erano i giorni in cui chiamavo a rapporto tutti i Santi…e se non fossero scesi loro avrei fatto io   il viaggio a piedi fin lassù. Ringraziando il Cielo, tutto si è sempre risolto in fretta e felicemente. Eri esigente.. caspita se lo eri, (a dire il vero lo sei tutt’oggi in molte cose)… non ti piacevano le favole standard, volevi che te le inventassi lì per lì…e io, sempre agli ordini, inventavo racconti in cui di scena era ora il contadino, ora un passero, ora la luna..e fin qui…ma apriti cielo se a distanza di tempo ne volevi risentire una, se poco poco ti davo una versione diversa, mi facevi fare sforzi di memoria incredibili  finchè, povera me, non mi avvicinavo alla versione primaria. Era bello vederti crescere, io crescevo insieme a te..un giorno, avevi tre anni, all’improvviso mi chiedesti: ” mamma dove vanno le persone che muoiono? Tu non muori vero?” E quel giorno t’inventai la più bella e menzonghiera delle favole..Educarti è stato piacevolissimo e gratificante, spero per entrambi, mai la mia mano si è alzata per uno schiaffo o una sculacciata..mi sedevo accanto a te e ti spiegavo perchè una cosa non andava fatta, ciò che era sbagliato,  ingiusto, pericoloso, ma non erano mai sermoni. Io odio le prediche da sempre, sia riceverle sia farle, piuttosto partivo da un particolare, una situazione, un’immagine, una persona vista per strada per “infarcirti” i messaggi di pace, uguaglianza, onestà, giustizia, rispetto,legalità, essenzialità, leggerezza, semplicità, impegno, fatica, bontà di cuore. Non ho mai adottato metodi sbrigativi, mai detto:non si fa e basta! Penalizzata da tutto ciò, spesso, era la casa , ricordi che casino intorno e io me ne stavo placida a parlare  o giocare con te?  Comunque più di ogni altra cosa, mi avvaloravo della sacralità dell’esempio, volevo che valori importanti e comportarsi bene fossero  vissuti da te come un fatto naturale, di consuetudine, un comportamento interiorizzato con genuinità. Per sopperire allo stato di figlio unico, ho riempito sempre casa di amici..dagli scriccioli dell’asilo agli uomini e donne di oggi. “Tutti a casa mia, mamma ci prepara il pranzo!” Certo… c’era e c’è sempre una torta o pane e pomodoro per chiunque..è stato un bel modo per sapere in maniera spontanea chi erano i tuoi amici.. capiscimi, anch’io ho un ruolo, una parte da recitare nella commedia della vita! E così non mi sono persa mai nulla di te, perchè mai e poi mai avrei sopportato l’idea che mio figlio fosse un mondo sconosciuto per me.  Anche tu hai avuto un bel da fare con me…mi rendo conto che fronteggiare e neutralizzare una mamma apprensiva non è cosa facile… mannaggia fino all’età tua ero spericolata..e sssssssss te lo dico in confidenza, fai finta di non sentire, lo ero molto più di te! Ma forse mi capirai quando nel cerchio della vita, tu sarai al mio posto…avere tra le mani una gemma preziosa fa diventare cauti e un pò……………..rompi!
 
Il tempo è volato  tra  giochi, favole, monellerie, conversazioni, attenzioni, impegno, fatiche, scuola….. università, traguardi, amori e.. oggi compi ventisette anni!.  Il nostro è stato ed è un rapporto bellissimo, empatico, pieno, profondo. Sono stata per te la compagna di giochi, di studio, la complice, la confidente, l’amica, ( anche se i no più assoluti e irremovibili li hai avuti da me, anche se dentro mi addoloravano, ma erano necessari alla strutturazione della tua personalità), rimanendo sempre la mamma, cioè quella figura a cui si deve rispetto e considerazione. . Amore e rispetto che io ho sempre dato a te, condividendo i tuoi sogni, non ostacolando nessun volo, esorcizzando le paure con antidoti adeguati, esaltandoti quando lo meritavi, gratificandoti sempre, non demoralizzandoti mai…non permettendoti di arrenderti mai. Adesso sei grande…sei un uomo e i temi che tocchiamo trattano di precarietà, di progetti, di futuro, di preoccupazioni, di universalità e spesso mi accorgo di pendere dai tuoi discorsi come una scolaretta intimidita, l’allievo ha superato il maestro e tutto questo mi riempie di gioia. Sono una mamma felice e soddisfatta, non ti vorrei diverso da come sei in nulla. Sei la tesi e l’antitesi contemporaneamente di molti caratteri …e questo fa di te una persona completa. E anche se il tuo domani ti porterà lontano, anche se io non sarò più così necessaria, anche se amerai altre donne più di me,  io ci sarò sempre, anche l’oltre, anche solo per farti una carezza, anche se non mi vedrai, perchè nulla è più confortante e benefico della carezza di una madre.
Con tutto l’amore di cui sono capace, grazie!
La mamma

Autore:Semplice

Questa poesia è stata scritta da admin, il 27 settembre 2011 at 03:03, nella categoria: semplice. Lascia un tuo commento qui



Vento nel deserto

deserto

Primavera nell’aria.
All’improvviso un tuono!
Un lampo squarcia il cielo
rischiara il buio
strappa vesti e
drappi all’oblio.
Un vento si leva forte
alza la sabbia
cambia volto ai deserti
scompiglia mausolei
fa tremare troni,
denuda circuiti che vanno
dal cuore ai pensieri
rianima membra rassegnate.
Diventa brivido, scintilla di fuoco,
come guizzi di scorpione sotto la sabbia,
che caccia fuori la testa
e si raggomitola con il vento nel ventre
salta da duna a duna e gli balla sulla testa.
Vento che come musica, contagio,
passa da uomo a uomo
a ridestare orgoglio, speranza,
coraggio, assopiti,
a spezzare catene e gioghi rugginosi.
Semi ammollati
all’improvviso germogliano fiori
dal  profumo prezioso, stordente,
della dignità e libertà
sazianti  più del pane.
Uccelli d’acciaio
ubbidienti al demone
ubriacato da disumano potere
fan pioggia di fiamme
tingendo di sangue e di morte i granelli.
Ora la notte è buia e cupa
ma tornerà a brillare.
Per ormeggiare in paradiso
spesso si attraversa l’inferno.
Angeli e demoni in lotta.
Luna e stelle
ora indignate ora plaudenti
stanno a guardare.
autore: Semplice 

Questa poesia è stata scritta da admin, il 22 febbraio 2011 at 19:04, nella categoria: semplice. Lascia un tuo commento qui



Se fossi tua madre..

madrefiglia

Se fossi tua madre..
farei fatica a respirare, il fiato sarebbe veleno mortale
nessun sole, nessuna brace, nessuna fiamma
riuscirebbe a scaldarmi
in nessuno specchio o pozza mi rifletterei.
Se fossi tua madre..
cercherei  cilici spinosi
verserei oceani di lacrime
avrei il mio sangue cristallizzato nelle vene
le mie carni sarebbero fisse come mummia.
Se fossi tua madre..
il rimorso, il rimpianto
mi perseguirebbero come ombre
non oserei  chiedere  nemmeno il perdono.
Una sola domanda tormenterebbe il mio cuore:
che n’è stata di quella stella,
a che è servito il mio latte se insieme ad esso
non ho messo niente per l’anima?
Se fossi tua madre..
saprei dove cercare il germe del tuo presente..
lo troverei nella mia paura paralizzante
nella  mia non consapevolezza e
nelle mie fragilità di donna passate a te come un testimone,
nello spettro della miseria e non capire che
non esiste miseria più grande dello svendersi,
nell’abbaglio di false illusioni,
nel mio essere ignava, nel non vedere,sentire,capire e agire
che giocavi il riscatto della dignità su un tavolo sbagliato.
Se fossi tua madre..
impietrita ti direi
che quattro cianfrusaglie sbriluccicanti
non ti fanno più bella,
un po’ di denaro
non ti fa più ricca,
la compagnia di sciacalli
non ti rende famosa,
non vorrei mai che tu cercassi la mia complicità come consenso
saprei darti solo scelleratezza
Se fossi tua madre..
se lo fossi davvero
ora con slanci  da leonessa
ora in un abbraccio di lacrime,
in un nodo d’amore,
nel dolore delle ferite,
nell’appiglio di una speranza,
ci proverei ancora
a ripercorrere l’essenza.
Ci proverei…ci proverei
ad imparare  e ad  insegnarti
ad incamminarci per quei sentieri che conducono
alla scoperta della dolcezza dell’amore,
all’incanto del tuo essere mamma,
alla luce delle idee
alla forza dei valori
all’ebbrezza della libertà
alla bellezza della dignità
al coraggio della scelta.
Se fossi tua madre…ci proverei.
Autore:Semplice


Questa poesia l’ho scritta di getto, un tumulto del cuore e della coscienza, giovedì sera durante la trasmissione tv Annozero, dopo aver ascoltato l’intervista della madre di N.M., una escort, implicata nello scandalo del bunga bunga.
La scellerata madre è a conoscenza del genere di vita della figlia, ha confermato che tutti i regali, mostrati dalla ragazza in  un’intervista, provengono dal Presidente ( un po’ di bigiotteria, un foulard, denaro), con naturalezza ha riferito del nipotino affidato prima ad una famiglia estranea e adesso ai nonni  paterni,perchè la madre non è idonea, ma la cosa che mi ha imbufalita,ancora di più, è stata  quando ha riferito di aver parlato con lui al telefonino, un giorno che la figlia, ha pensato di far contenta la mamma mentre era  in macchina  verso la villa.
Lei commossa e imbarazzata di parlare con una sì alta carica…non trova nulla di meglio da dirgli:
“abbiamo grossi problemi, ci aiuti!”.

Questa poesia è stata scritta da admin, il 29 gennaio 2011 at 02:59, nella categoria: semplice. Lascia un tuo commento qui



« Poesie Precedenti