Poesie di Eldy

BUON ANNO.

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Buon anno a te che sei solo
Buon anno a te che sei triste
Buon anno a te che sei in compagnia
Buon anno a te che sei gioioso,
Che il nuovo anno porti allegria e compagnia
a tutte le persone tristi
a tutte le persone sole
E,
per tutti noi,
per tutti voi,
tanti tanti e tanti auguri
Buon 2011.

Autore :Maurizia.

Questa poesia è stata scritta da Domenico.eldy, il 31 dicembre 2010 at 22:15, nella categoria: maurizia.vi. Lascia un tuo commento qui



Se ti amassi

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Se ti amassi,
non sarei come quei cantanti ,
che cantano canzoni monotone,
se ti amassi,
sarei una sorgente che per tutta
la vita sgorga acqua cristallina
se ti amassi,
non sarei mai come la pianta rampicante
che approfitta dei tuoi alti rami
per ostentare se stessa.
Se ti amassi,
sarei come un fiocco di neve,
che danzando a mezz’aria disinvolto,
si poserebbe sul tuo cuore.
Ma sono solo io ,e voglio
dividere con te il sole ,la luna,
le stelle, fulmini e tempeste,
la nebbia, l’arcobaleno,
in apparenza separati ,
ma uniti l’un l’altro per la vita.
Solo questo è grande amore,
la fedeltà è proprio qui.
Amerei , non solo il tuo corpo,
ma anche il posto che occupi,
il suolo dove poggi , i tuoi piedi .

Questa poesia è stata scritta da Domenico.eldy, il at 16:10, nella categoria: riccardo2.co. Lascia un tuo commento qui



SE FOSSE COSI’ …DI lUIGI 4LC.7LC

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 Se fosse cosi’; ascoltare frasi di umana solidarieta’, accogliere sinceri sorrisi come se fosse vero, darsi ad un fraterno abbraccio senza aspettare la fine di un calendario stanco di giorni passati..Se fosse veramente cosi’, ogni giorno si arricchirebbe di un prezioso splendore da dividere tra grandi braccia e sperare che la sua luce potesse non smorzarsi mai..

autore:Luigi 4lc7lc

Questa poesia è stata scritta da Domenico.eldy, il at 15:57, nella categoria: luigi4lc7.lc. Lascia un tuo commento qui



Buon 2011

intrepido:                                                                                                                                                                                                     …………….*✯*’………………..
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             2011
             

intrepido: tantissimi auguri di  un felice capodanno. Auguro a voi tutti , che l’ anno che stà x incominciare sia pieno di felicita , amore, serenità e pace . BUON 2011  auguri di cuore da intrepido

Questa poesia è stata scritta da Domenico.eldy, il at 11:58, nella categoria: altri autori. Lascia un tuo commento qui



Una suite sui tetti di Roma

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Con un cipiglio che non gli aveva mai visto, Tommaso fermo sulla soglia era fuori di sé
Divorato dalla furia si era rivolto in tono minaccioso a Marco: “Fuori di qui! Vattene!!”
Poi, livido di collera si era avvicinato al letto di Silvia. Si era chinato su di lei con un sorriso che, mano a mano, si era trasformato in un ghigno e guardandola dritto negli occhi con aria di sfida le aveva sussurrato: “Rammenti tesoro, quello che ti ho sempre detto? Quando ti accorgi d’aver fatto un pessimo affare, non devi essere tanto stupido da tentare di correre ai ripari buttandoci dentro altre inutili energie. Te ne devi uscire alla svelta, per limitare i danni e soprattutto per non incorrere in rischi peggiori. Oh si… vedrai che in futuro non te ne dimenticherai!. Ora si fa a modo mio, ci penso io a te…”
Non le era stato mai più concesso neppure di pensarlo. Ogni suo gesto, ogni singola ruga o espressione dello sguardo, ogni suo silenzio, venivano attentamente osservati e analizzati.
L’ineluttabile presagio che il destino quel maledetto giorno li avrebbe divisi, si era così compiuto. Uno strappo immediato, definitivo, senza alcuna possibilità d’appello e per questo reso ancor più lacerante. Aveva perso Marco, il loro bambino…la voglia di vivere.
Stava subendo una punizione che, come una goccia cinese, la stava via via annientando. 
Si sentiva un animale ferito e in gabbia. Una gabbia troppo stretta, dove non c’era più aria  e 
neppure spazio per potersi leccare le ferite..
Però poteva sognare! Quale dio o demone vendicatore sarebbe stato così crudele da negarle un sogno?
Era un giovedì. Tommaso era rientrato inaspettatamente da uno dei suoi viaggi d’affari a
San Pietroburgo. Soggiorni che erano diventati negli ultimi mesi sempre più frequenti.
Ma, ad ogni suo rientro lo scenario era sempre lo stesso: estenuanti domande, scenate di gelosia e liti sempre più furibonde che sfociavano sempre più spesso in un’escalation di umilianti vessazioni e violenze a cui Silvia non osava neanche più ribellarsi, ma subiva oramai quasi del tutto inerme. Aveva sapientemente imparato l’arte del camouflage per attenuare quelle zone bluastre e tumefatte che, come una “lettera scarlatta”, impietosamente il giorno dopo ridisegnavano i contorni del suo viso.
Un pensiero lo assillava più di ogni altro in maniera costante: la “tresca”, così come amava definirla con disprezzo, da mesi ormai era sulla bocca di tutti i loro amici e conoscenti.
In ogni caso, alcuni fatti erano incontestabili: era ancora una bella donna e la si vedeva  in ogni occasione in compagnia di amici dai requisiti quasi perfetti. Si rendeva conto che, ovunque andasse, si sarebbero sempre fatte congetture sulla sua persona e…anche su di lui.
Ma quello che nessuno era mai riuscito a vedere era un particolare importante. Lei era una donna in fuga che cercava di sfuggire non solo al proprio passato ma anche al futuro.
Non aveva dubbi, ovunque si fossero presentati tutti avrebbero girato la testa e puntato gli occhi su di loro e questo per lui era diventato davvero inaccettabile. Così,  nelle uscite pubbliche le aveva imposto un atteggiamento docilmente remissivo, quasi dominato, che lo faceva apparire agli occhi degli altri un uomo a dir poco generoso a cui era doverosa quindi da parte di lei, una infinita riconoscenza.
Oh si…era così sottile nel farla sentire schiacciata dal senso di colpa e se ne compiaceva.
Un gioco perverso che lo faceva sentire appagato e decisamente “uomo” nel perpetrare la sua ignobile e subdola vendetta.
La sottoponeva a continue vessazioni che la costringevano a sentirsi alla stregua di un prigioniero a cui viene tenuta con forza la testa immersa in una tinozza colma d’acqua fino a raggiungere il limite del soffocamento. Quell’attimo invece in cui la testa viene tirata fuori
dall’acqua per consentirgli di respirare, in un estremo tentativo si sopravvivenza Silvia lo
aveva associato alle assenze di Tommaso. Finalmente poteva di nuovo prendere aria.
Questa volta però, contrariamente a tutte le altre volte, era stranamente calmo e disponibile.
Le aveva chiesto, come spesso accadeva, di prepararsi per uscire a cena spiegandole con una insolita gentilezza che ci sarebbero state due persone di San Pietroburgo a cui lui teneva in modo particolare.
Arrivati al solito ristorante, erano stati accompagnati ad un tavolo apparecchiato per quattro.  Tommaso, l’aveva fatta accomodare con la sua ormai nota finta cavalleria poi le aveva sussurrato. “Scusami tesoro, torno subito…”. Un attimo dopo, era tornato insieme a una giovane donna e ad un bambino dall’apparente età di tre o quattro anni: “Questa è Oxana, la mia compagna e questo é Vladimir mio figlio…”
                                                                                                                     
Prima di infilarsi sotto al piumone, Silvia aveva lasciato cadere a terra la vestaglia di seta.
I suoi gesti erano lenti, il suo sguardo assente, perso in una dimensione ovattata ed irreale.
Da mesi ormai, come in un puzzle, trovava la giusta collocazione ad ogni singolo pezzo di quell’ultimo desolante quadro della sua vita e questo le procurava un dolore sordo ed una rabbia che, giorno dopo giorno, sentiva montarle dentro e serrarle la gola. Come aveva potuto non accorgersi mai di niente? Come aveva potuto lasciare che Tommaso la umiliasse quando proprio lui aveva una doppia vita e un figlio, quel figlio che da lei non aveva mai voluto? Come aveva potuto subire inerme tutte le violenze che lui le aveva crudelmente inflitto? Che razza di donna era? Non era stata capace di lottare per difendere l’unica cosa bella di tutta la sua vita, l’unico vero amore. Per la sua stupida arrendevolezza e soprattutto per la sua mancanza di coraggio aveva perso Marco per sempre.
Quando nella sua mente si era fatta strada la consapevolezza di essere l’unica responsabile di tutti quei fallimenti e di essere alle corde, aveva smesso di lottare e si era lasciata ancora  una volta inabissare dalle onde del “male oscuro”.
Ma, come un naufrago in una zattera ormai alla deriva e allo stremo delle forze si aggrappa disperatamente alla speranza di essere salvato, lei per sopravvivere era rimasta saldamente ancorata al suo sogno.
Ogni notte, si addormentava con lo stesso pensiero: prima di innamorarsi di Marco si era adagiata ad un presente che non le apparteneva. Una realtà basata solo sulle apparenze, ritenendo fosse tutto ciò che aveva o poteva sperare di avere ma che ben presto si era tramutata in una trappola senza via d’uscita. Non era quella la sua vita.
Lui le aveva fatto riscoprire l’essenza pura dell’erotismo, del sentirsi pienamente donna…una creatura passionale, calda e vibrante. Bastava questo pensiero ad accenderle i sensi e a farle desiderare di sentirlo ancora dentro di sé. Poi, sfinita si abbandonava ad un sonno profondo.
Quella mattina, il telefono aveva squillato a lungo mentre era sotto la doccia. Per nulla intenzionata ad uscire da sotto il getto dell’acqua bollente si era detta che chiunque fosse  
stato, avrebbe di certo richiamato se era così importante.
“Silvia?” era la voce di Lalla  “mah… allora ci sei!”
“Pare di si” le aveva risposto tra l’ironico e il seccato “Che c’è di così urgente stamattina?”
“Senti… riguardo a Roma abbiamo pensato di prenotare il volo anche per te…aspetta!” si era affrettata a dire prima di sentirla sentenziare l’ennesimo rifiuto “ne abbiamo già parlato, lo so, ma ci siamo tutte…è il tuo compleanno e manchi proprio tu! Senza di te non sarebbe la stessa cosa, non per me e lo sai. Non dirmi di no, ti prego!”
Presa in contropiede Silvia, era riuscita solo a realizzare che tutto sommato non poteva fare un torto proprio a lei che l’aveva ascoltata, consolata e spronata in tutti quei lunghi mesi.
Ma si!… le avrebbe fatto bene svagarsi un po’ e a dire il vero glielo doveva.
“Ok, l’hai spuntata anche questa volta, come sempre del resto…caparbia fino alla fine!”
                                                             
Spogliandosi a tempo di record e ficcatosi sotto le coperte, Marco pensava a lei.
La immaginava mentre era intenta a togliersi di dosso lentamente ogni indumento… prima il    golfino di cachemire…poi la gonna, la biancheria di pizzo, con dita che si soffermavano lievi sulle autoreggenti e poi ne sfilavano sensualmente una alla volta e alla fine… infilarsi la camicia di seta ecrù che scendeva a coprirle i seni pieni e i fianchi rotondi.
Si chiedeva se anche lei in quel momento fosse a letto e in quell’istante gli era salito un improvviso desiderio, forte e violento…Era molto eccitato e provava l’inarrestabile impulso di accarezzarsi, abbandonando però subito l’idea. Non si poteva accontentare di questo. Non dopo averla sentita dolcemente sfrenata e vibrante sopra di se. Non voleva sminuire il loro atto d’amore, sostituendolo con un altro vuoto e insoddisfacente. Ogni volta che si scopriva a desiderarla ancora così intensamente, finiva poi per sentirsi irrimediabilmente solo.
Quando il telefono aveva squillato sul comodino Marco si era svegliato di soprassalto.
Aveva sollevato il ricevitore e ancora confuso aveva udito una voce allegra e squillante: “Salve Marco, sono Lalla. Mi spiace averti disturbato così presto, ma non potevo certo rischiare di non trovarti. Ti ho svegliato ?”
“No, no. Ma cosa c’è Lalla?” era solo riuscito a dire schiarendosi la gola.
“Devo parlarti Marco.  Alzati, vai in bagno e sciacquati la faccia con l’acqua fredda poi vai in cucina e fatti un caffè nero bollente. Ci sentiamo tra mezz’ora” E aveva chiuso.
Era sempre la stessa, si era detto, dritta all’obbiettivo senza tanti giri di parole. Una furia.
Finché beveva il suo caffè si chiedeva come mai lo avesse cercato dopo così tanto tempo.
Di certo era qualcosa che riguardava Silvia e adesso, non era più tanto sicuro di voler di nuovo rispondere al telefono.
“Marco… allora, sei sveglio ora?” aveva esordito Lalla
“Si, sono sveglio e anche piuttosto preoccupato. Si tratta di Silvia vero? Vuoi dirmi che è successo?”
                                                            
Avevano passato la giornata a fare shopping nelle strade affollate e scintillanti di luci della    nuova Rive Gauche romana a Trastevere. Una consuetudine irrinunciabile quella di un week-end tutto al femminile in occasione della Festa della Immacolata e del compleanno di Silvia..Allegramente euforiche e “casiniste” come solo otto donne allo stato brado riuscivano ad essere.
Erano rientrate in hotel sommerse di buste e pacchettini animate da un’insolita euforia.
Silvia, nell’arco di una sola giornata aveva cambiato completamente umore, il suo sguardo era tornato luminoso e i lineamenti del suo viso si erano finalmente distesi.
“Bene..” si era detta Lalla  “tutto procede nei migliore dei modi”.
Il tempo di una doccia e poi di nuovo fuori per una pizza questa volta nei vicoli trasteverini,
in previsione di un dopo cena sorprendentemente esplosivo.
Era scesa in anticipo sulle altre, voleva accertarsi che tutto fosse perfetto per la sorpresa che con tanta cura, avevano preparato per Silvia. Componente imprescindibile: stupire!
La suite sui tetti di Roma aveva una vista davvero spettacolare…unica.
Il grande vaso di rose rosse posizionato nell’ingresso era di notevole effetto e già di per sé, procurava un primo sussulto di stupita meraviglia. Le candele speziate erano state disposte, come lei stessa aveva suggerito, in modo da creare quel gioco di luci e ombre che avrebbe reso l’atmosfera particolarmente calda e suggestiva. Le spugne ecrù morbide e profumate erano state sapientemente ripiegate e adagiate sul piano dei lavabi in marmo golden spider
del grande bagno e infine…profumatissimi petali di rosa davano il tocco finale sparsi qua e là sul copriletto in seta e piuma d’oca del letto king size. Era tutto assolutamente perfetto!.
E ora… non restava che attendere  “il momento culminante del finale travolgente”… l’arrivo
a sorpresa dell’altro ospite della suite…Marco.

autore:carlotta

Questa poesia è stata scritta da Domenico.eldy, il 30 dicembre 2010 at 18:57, nella categoria: carlotta.an. Lascia un tuo commento qui



MA E’ NATALE

MA E’ NATALE

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Piove, fa freddo!!…..ma è Natale,
luci,colori, gioia per gli occhi.
Non per i miei,
che guardano lontano e vedono
tristezza dipinta sul viso di chi
rabbuia, trascinandola, stanca vita.
Stanchi pensieri di chi
spegne in se ricordi e desideri
nostalgia sudata di perduti attimi….ma è Natale.
Tende l’esangue mano
un clochard intirizzito dal freddo,
Un bimbo,mai nato bambino
ma un uomo che ogni giorno rinasce
da lotte infinite battaglie,
porge la gracile mano
alla frettolosa pietà dei passanti.
Una giovane donna già vecchia
da un consumato pastrano protetta,
incessante ripete una nenia,
lacerante urlo inesaudito
di frammenti di carità.
Dal cuore mi sorge un grido
urla la mia anima……Basta !!!
Dai miei occhi sgorga una lacrima
per questi fuscelli di esistenze dimenticate
che elemosinano nello spazio del nulla,
strisciando nell’ombra senza difese,
e come una cera agonizzante di candele
pian piano si spengono al mondo.
Chiudo gli occhi,ho pensieri per il futuro,
ma sono prospettive vane
condannate a sfracellarsi
nel muro del silenzio.
Non potremmo, nè vorremmo mai
renderci virtuosi partecipi
di quel misterioso esilio
per sollevare coloro
che in silenzio e con dolore
soccombono.
Ma è Natale.
autori FRANCI-FERNANDO

Questa poesia è stata scritta da paolacon.eldy, il at 18:13, nella categoria: fernando, Franci. Lascia un tuo commento qui



Fiocchi di neve

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Fiocchi di neve,
sul prato di casa,
stelle al chiarore,
di una notte senza luna.

Autore: Riccardo

Questa poesia è stata scritta da paolacon.eldy, il at 18:12, nella categoria: riccardo2.co. Lascia un tuo commento qui



VORREI BERE NEL TUO SGUARDO

VORREI BERE NEL TUO SGUARDO
UBRIACARMI NELL’AZZURRO DEI TUOI OCCHI,
RIPOSARE LA MIA ANIMA NEL GREMBO
DEL TUO SPLENDIDO SILENZIO,
GRIDANDO TI AMO…… TI AMO….. TI AMOOOOO.

Autore: Riccardo2.co

Questa poesia è stata scritta da paolacon.eldy, il at 18:12, nella categoria: riccardo2.co. Lascia un tuo commento qui



mi credono poeta

poeta

Mi spaventa pensare, che molti
mi credono poeta,
mi consola più il sapere che pochi
mi considerano pazzo,
ho sempre rifiutato chi mi vuole capire,
perché per me essere capiti ,
significa , vendersi.
Voglio essere preso seriamente,
o ignorato umanamente.

Autore: Riccardo2.co

Questa poesia è stata scritta da paolacon.eldy, il at 18:07, nella categoria: riccardo2.co. Lascia un tuo commento qui



Un fiore (per una cara amica)

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Il sole d’estate volge al tramonto,
per far spazio al grigio dell’ autunno.
I colorati fiori ormai sbiaditi,
foglie dorate ammantano il terreno,
come a proteggerlo dal gelo.

Secolari ulivi, tenacemente abbarbicati
al suolo, impunemente osano sfidare
il passar del tempo, che inesorabile
ogni cosa trasforma rendendola ricordo.

Mesti salici, piegati dal peso dell’età,
annunciano l’arrivo della dama bianca,
che viaggia sul carro dell’ inverno,
e presto tutta la natura vestirà.

Tutto, avvolto nel silenzio, sembra dormire,
in attesa della sveglia di primavera,
unico fiore, in contrasto con la natura.
resta nella sua piena bellezza,
a sfidare intemperie, e avversità.

Unico fiore, l’amore che hai
radicato nel tuo cuore,
l’amore per tutto ciò che hai attorno,
l’amore che sai donare a chi ti è vicino,
l’amore che sai dare senza mai chiedere.

Questa poesia è stata scritta da Domenico.eldy, il at 05:56, nella categoria: antonino8.pa. Lascia un tuo commento qui



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