Michelangelo Buonarroti-Soldati
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La neve era già alta, a fatica si andava avanti
in fila indiana, quindici uomini, chiusi nelle
bianche divise.
Altri tre uomini, erano di copertura a circa un
kilometro dietro dietro di noi. Le coordinate
del satellite ci avevano portato fuori strada,
forse a causa di una tempesta magnetica,
quando ce ne rendemmo conto, eravamo in un
vasto pianoro, nel mezzo del nulla.
Il vento soffiava forte sferzava i nostri visi,
i fiocchi di neve ghiacciati si appiccicavano
sulle visiere degli elmetti.
Qualcuno imprecava, il freddo era pungente
poi quel vento aumentò di densità,
i nostri gorotex tutto ad un tratto sembrava
non ci proteggessero più da quel gelido freddo.
La bufera ci sorprese così, la neve fittissima
ci impediva la visuale, gli uomini davanti a me
erano quasi ombre che si muovevano,
non avevamo riparo alcuno, intorno a noi solo
un manto bianco, mentre la sera stava scendendo
piano. La radio gracidava, poi la voce..,
erano quelli di copertura. Siamo seguiti, forse sono
trenta uomini, sono a circa tre kilometri dalla
vostra posizione.
Sapevamo di non essere nel quadrante di sicurezza
sapevo che dovevo dare l’ordine di fermarsi..
sapevo che la neve avrebbe cancellato le nostre tracce
sapevo che forse sarebbe stata anche il nostro nemico
più temuto.
Diedi l’alt, tutti mi guardarono stupiti, tutti sapevano dei nostri
inseguitori.. tutti sapevano che li in quel vasto
pianoro, non avevamo riparo sia dalla neve sia in caso
di attacco.. .
Signore siamo scoperti, la voce del tenente,
Non possiamo andare avanti, in queste condizioni, risposi,
ci fermiamo qui, divida gli uomini in gruppi di cinque, ogni
gruppo deve distanziarsi di circa venti metri, a formare un
triangolo.
Ogni gruppo userà i propri zaini a mò di muro ,
scaveremo nella neve il nostro riparo
aspetteremo qui gli uomini di copertura,
sanno la nostra posizione, aspetteremo
che questa bufera di neve si plachi,
è buio anche i nostri inseguitori dovranno fermarsi
non credo abbiano un addestramento migliore del nostro.
Raduni gli uomini.
Il vento misto a neve imperversava,
a stento riuscivo a vederli li davanti a me.
Dobbiamo attendere che si plachi questa bufera,
siamo inseguiti ma la neve ha cancellato ogni nostra
traccia, questa è la notizia buona,
la cattiva è che passeremo qui la notte,
vi dividerete in tre gruppi di cinque, userete
i vostri zaini per costruire una specie di muro,
dietro al quale scaverete delle buche nella neve.
Vi ci stenderete dentro, e vi coprirete con i teli, a turno
uno di voi vigilerà affinche nessuno
ceda al torpore , se vi addormentate morirete congelati.
Massaggiate più che potete, mani e piedi, resteremo in contatto
visivo..in bocca al lupo a tutti.
La neve scendeva violenta, nel giro di un’ora aveva coperto
la nostra presenza, eravamo ormai parte del manto bianco
Nei nostri rifugi improvvisati, le estremità
del corpo erano aghi pungenti, il freddo ci attanagliava,
la stanchezza fisica faceva il resto, quella mentale
di non cedere al torpore era il nemico da sconfiggere.
Passarono minuti poi ore, i ragazzi di copertura ci raggiunsero
sfiniti, anche loro scavarono le proprie buche.. .
Intorno solo il rumore del vento che sibilava, la notte
ci ghermì, passarono così altre due ore..
poi il vento si calmò,
I fiocchi di neve adesso scendevano piano,
piano come i nostri movimenti, eravamo intorpiditi
ma salvi, cartina alla mano facemmo il punto
della nostra posizione, il quadrante di sicurezza
distava da noi a circa tre o quattro ore di marcia.
Lentamente ci rimettemmo in cammino,
dei nostri inseguitori neanche l’ombra, forse
avevano rinunciato.. .
L’alba rischiarò quell’immenso manto bianco,
il satellitare riprese a funzionare..
raggiungemmo il quadrante di sicurezza, i civili
ci accolsero con entusiasmo ed affetto,
ci ristorarono.., due ore dopo, le pale degli elicotteri
volteggiavano verso casa , tanti civili erano rimasti nelle loro
case, tanti avevano deciso di tornare a casa con le proprie
famiglie.. .
Io osservavo dal portellone il paesaggio sottostante,
sorridevo, avevo svolto il mio lavoro.. . Un buon lavoro,
la voce del comandante, la proporrò per un encomio solenne .
Autore:Albino
Questa poesia è stata scritta da , il 4 novembre 2011 at 03:56, nella categoria: albino. Lascia un tuo commento qui
Più di me..
Disteso nella brughiera, qui sull’erba
guardo il cielo , bianche nuvole
viaggiano veloci.
Luce abbagliante di sole..
ferisce gli occhi,
l’erba ondeggia, rosso papavero
accanto a me..
una mantide religiosa sembra
pregare attaccata al suo filo verde
l’osservo, e mi accorgo che
sto ringranziando..ringrazio
il cielo..ringrazio te
che sei qui nei miei pensieri.
Mille colori quei tuoi occhi
che non ho incontrato mai,
tu dolce pensiero..appeso
ai miei tramonti..,
a quest’ora forse
da dietro ai vetri della finestra
stai sorseggiando il tuo caffè
caldo..l’alba ha lasciato il
posto al sole..
io inchiodato qui..striscio
attento a non far rumore, a non far
muovere un filo d’erba..
attento come un gatto acquattato
e tu sei qui nei miei perchè..
scusami se non parlo più con te..
mi manchi..tanto
perdonami se puoi..
oggi forse è una buona
giornata per morire..la
signora nera fa l’occhietto,
sono allo scoperto e un pò
confuso..
un rivolo di sangue dal naso
lo asciugo col dorso della mano,
mi ci vuole un’idea..
ma quale ..
gli altri sono nel fossato
tutto tace..
solo io parlo coi miei pensieri
parlo con te..
ed ho voglia di tornare..
si questa è l’idea..
Un rumore dietro me, mi volto di scatto,
il sudore è diventato ghiaccio .
Un angelo ..due tre angeli..
i visi verdi pastello..occhi chiari
sotto elmetti neri..
fanno segnali con la mano..
rispondo e capiscono che non
posso muovermi..gli dò un 999
ma non si ritirano
strisciano verso di me come serpenti
mi afferrano i piedi..
e piano tirano..
il dolore che provo è allucinante
ma sono in buone mani..
il tubo dei fumogeni viene fatto
esplodere..all’improvviso lontano da noi..
le raffiche si susseguono poi tacciono..
Sono in sicurezza adesso..
ringrazio i mei angeli.. sorridono
anch’io lo faccio.. sorrido a te
perchè adesso so che ti amo
più di me.
Questa poesia è stata scritta da , il 30 settembre 2011 at 15:34, nella categoria: albino. Lascia un tuo commento qui
Dentro l’anima parte seconda
Ascoltavo quel vecchio, senza interrompere,
nel bosco sembrava che tutto taceva quando lui
parlava.
Sei un uomo alla fine,continuò.. Ascolta i tuoi
sentimenti, dai retta ai tuoi pensieri, dai retta
alla tua esperienza, e se qualcosa differisce da
quello che ti è stato insegnato,dimentica
quelle parole. Le parole sono le meno affidabili,
apportatrici di verità.
Ascolta la tua anima, come hai fatto quando hai
deciso di venire qui da me.. perchè ogni anima è
un maestro. ..non giudicare mai il destino seguito
da qualcun altro. Non invidiare il successo o il fallimanto
perchè non sai quale sia il successo o il fallimento.
Nel tuo viaggio hai perso tante persone,
la tua anima gronda dolore..perchè giudichi la morte di
una persona una calamità,ma pensa se grazie ad essa
si è salvata la vita di migliaia di altri.
Il dolore.. la rabbia quello che provi..non maledirlo,
piuttosto non dimenticare chi sei, nel momento in cui
sei circondato da quello che non sei.. sappilo che
quanto fai nel momento della peggiore prova della tua
vita può portarti al più grande dei trionfi,
perchè l’esperienza da te creata è una dichiarazione
su chi sei,e chi vorresti essere.
Qualcuno afferma che la vita è una scuola, no non è così..
si giunge in questa vita senza niente da imparare,
devi solo dimostrare quel quanto gia sai.
Perciò giustifica la tua vita e dalle uno scopo.
Non accettare l’idea che ci sia qualcosa o qualcun altro
la fuori a fare quello che fai, al tuo posto..
ti privi del potere di compiere una qualsiasi azione.
Solo quando dici l’ho fatto io, hai la forza e il potere
di cambiare quanto stai facendo, più difficile
è cambiare quanto sta facendo un’altro.
Datti da fare se vuoi cambiare tutto quello che
nella tua vita non si adatta alla tua immagine,
tutte le cose cattive che ti sono capitate,
sono solo una tua scelta, ma l’errore non è stato
quello di sceglierle, ma nel giudicarle cattive,
così facendo hai definito, definisci te cattivo,
dal momento che sei stato tu a crearle.
Quel dolore sordo che provi che ti rode dentro
è solo il tuo modo di pensare.
Niente è doloroso in sè e per sè, il dolore è
il risultato di un pensiero sbagliato.
Deriva da un’opinione che tu e solo tu..
ti sei fatto su una cosa. Scaccia quelle opinioni
e il dolore sparisce.
Quindi la sofferenza che provi, è solo la causa
del modo sbagliato di pensare.. anche se non esiste
una cosa come lo sbaglio.
L’inferno che provi nella tua anima..è
il contrario della gioia, è il sentirsi inappagati
è il sapere chi e che cosa sei,e di non essere
all’altezza .. questo è l’inferno, e non c’è n’è
uno più grande per la tua anima.
Puoi combattere mille battaglie,puoi salvare o morire
a tua volta ,ma quell’inferno dentro di te
durerà in eterno, perchè tu stesso lo crei,
ogni volta che neghi te stesso, ogni volta che respingi
chi e che cosa sei veramente.
La luce nel bosco si era affievolita,lasciava il posto
alla sera ..e poi al buio della notte.
Il freddo si faceva sentire..anche le lacrime
che solcavano il mio volto.
Autore: Albino
Questa poesia è stata scritta da , il 26 settembre 2011 at 13:49, nella categoria: albino. Lascia un tuo commento qui
Dentro l’anima PARTE PRIMA
Il grande vecchio mi aspettava, era da tanto
che non andavo, preso dal tran tran della
vita quotidiana capita spesso che le cose
si rimandono, poi si dimenticano.. .
Ma quel giorno avevo deciso, dovevo mettere
fine ad una guerra, la guerra tra mente ,cuore anima.
Il vecchio seduto su un vecchio tronco, sembrava
assorto nei sui pensieri, forse non mi aveva sentito
neanche arrivare.. pensai, ma lui sapeva del mio arrivo
mi fisso negli occhi. Non si può mentire a se stessi, disse
la tua mente conosce la verità dei tuoi pensieri.Ancora
prima che formulassi una qualsiasi domanda il vecchio saggio
aveva risposto. Hai un grande potere nella tua mente, continuò..
hai il libero arbitrio, per fare della tua vita
quello che preferisci . Stai vivendo la tua vita
nel modo in cui la vivi,non importa quello che fai
e questo è duro per te da accettare, è la tua natura,
è la natura di tutti gli esseri umani, amare e poi distruggere,
poi amare di nuovo quello che per esse vale di più.
Lo ascoltavo con attenzione,non facevo domande, avrei
avuto le mie risposte senza chiedere..
Tutte le azioni umane sono motivate
da uno o due sentimenti, LA PAURA.. o L’AMORE.
Sono solo due parole nel linguaggio dell’anima.
Ogni pensiero umano, ogni azione si basano sulla
paura o sull’amore.
Rifletti con attenzione e vedrai che è vero
pensa, nel momento in cui impegni il tuo
più elevato amore, dai il benvenuto alla paura.
Dopo aver pronunciato le parole TI AMO ,
già la prima domanda che ti poni è se la sentirai
ripetere come risposta. E se la senti ripetere
incominci subito a preoccuparti del fatto di poter
perdere quell’amore appena trovato.
Autore: Albino
Questa poesia è stata scritta da , il 23 settembre 2011 at 11:32, nella categoria: albino. Lascia un tuo commento qui
Tanto tempo fa, una ragazza
mise la sua mano nella mia,
mi disse ti amo. Il vento
arruffava i suoi capelli d’oro,
eravamo felici. il mondo era
migliore o almeno così sembrava
a noi.. .Quel giorno infuocato
di sole,ti venni a cercare,
ero venuto per dirti,che quel
maledetto corso era finito..
svoltai l’angolo del vicolo
che portava a casa tua,fu
come se mi avessero sparato,
eri li..addossata al muro
fra le braccia di un giovane
ufficiale della marina civile.
Fu solo un attimo,avrei voluto
gridare,dirti in faccia
tutto il mio disprezzo..ci
avevo creduto io in quella
mano nella mano.. .
Abbassai lo guardo , quel
fregio color oro sulla mia divisa
brillava al sole..lo guardai
avevo lottato per conquistarlo,
lo guardai a lungo, solo pochi
erano riusciti nell’impresa..
fra questi io..conoscevo il suo
significato, sacrificio e onore,
ovunque e sempre.Si credo che la
cosa più giusta che feci, fu di
riflettere su quelle parole,
sacrificio e onore..e di voltare
le spalle a quella tua immagine.
Al reparto operativo,i giorni
passarono anonimi, sotto cieli
diversi..ne passarono tanti,
non ti avevo più cercato, ne tu
lo avevi fatto, ma un giorno
tornai nella tua città,ritornai
in quel bar, dove tu lavoravi..
ma nessuno sapeva di te,
solo un tizio un vecchio avventore
mi disse si, di ricordare..ti eri
sposata, ma forse si confondeva
con un’altra..la sua memoria
disse non è più quella di un tempo.
Passarono giorni, mesi, anni..
la vita mi seppellì fra le sue
realtà..fu per caso un giorno
che mi ritrovai in una vecchia
trattoria..andavo di fretta,
ordinai qualcosa al cameriere..
senza neanche volgere lo sguardo,
una voce di donna mi chiamò
per nome..alzai lo sguardo..,
dietro al banco una splendida
cinquantenne mi sorrideva..
La guardai..si, quegli occhi..
si li avrei riconosciuti
fra migliaia.. eri tu.. .
Qualcosa di simile
ad un groppo in gola..mi assalì
all’improvviso..quando mi
abbracciasti.. .
Quanti anni..non ci speravo
più mi dicesti..ma dove sei
stato tutto questo tempo.
Ti guardai.. mi specchiavo
ancora come una volta in quei
tuoi occhi color luna.. .
Sono trascorsi venticinque anni
dissi..ero in giro per il mondo
Perchè sei sparito senza dirmi
una parola..ti ho cercato tanto
mi dicesti.. .
So che ti sei sposata.. almeno
così mi hanno detto
tanto tempo fa.. . Si sposata
e mamma..ma anche vedova da tempo
lui morì in un incidete stradale.
Chi, tuo marito, quel giovane ufficiale
della marina civile?..
Si lui ma tu..tu.. come fai a sapere..
Ero venuto a cercarti, quel giorno
di tanto tempo fa..
ero impettito nella mia nuova divisa,
avevo superato il corso..e volevo
festeggiare con te.. prima di partire,
Ti ricordi il corso di ferro.. come lo
chiamavi tu.. su centocinquanta allievi
aspiranti.. solo trenta riuscirono
nell’impresa.., beh quel giorno..ti vidi
eri fra le braccia di un’altro..,
me ne andai senza farmi vedere..forse
fu giusto così..con lui saresti stata
felice.. . Mi dispiace sapere che adesso
sei sola.. .
Perchè non parli..quelle lacrime..
dai.. è successo tutto tanto tempo fa..
eravamo giovani..è vero però io ci
avevo creduto.. .
Quanto tempo starai in città,
vieni a casa mia questa sera..beviamo
qualcosa insieme..ho saputo qualche
volta di te..ti sei fatto sempre onore..
dicono che sei una leggenda.. .
Perchè mi fissi così?..
Mi sto specchiando nei tuoi occhi..
come tanto tanto tempo fa..mi chiedo
dove sono finiti quei giorni di
felicità..
quel vento che ti arruffava i capelli..
quella tua mano nella mia.. .
Mi dispiace ma riparto subito,il tempo
di mangiare qualcosa..poi sarò via..
ti ringrazio per l’invito.. .
Dammi il tuo numero di telefono,
un tuo recapito, magari ci sentiamo..
Non ho telefono..ne un recapito, quelli
me non hanno nulla.. è stato bello
rivederti..mi hai regalato un’emozione,
che non dimenticherò.. .
Ciao occhi luna..devo andare..
come tanto tempo fa.
Autore:ALBINO
Questa poesia è stata scritta da , il 29 agosto 2011 at 14:21, nella categoria: albino. Lascia un tuo commento qui