Poesie di Eldy

ELDY…….di Alfred

è bello la mattina , fatta colazione,
sedersi un po al pc, aspettar la connessione,
cercar fra le altre icone, Maria che confusione!
l’immagginetta verde, col lungo suo nasone,
fai clic e aspetti un poco col cuore trepidante
secondi interminabili che corra l’elefante,
che corra ad annunciare in chat il tuo arrivo,
sai già che tu entrando ritroverai il sorriso,
ritroverai amici lasciati il giorno prima
scorri i nomi a destra, il tuo è lassù in cima,
cerchi affannosamente quella col nik strano,
non è a teatro e pensi, provo al bar , e piano
quasi furtivamente pigi, la scritta torna indietro,
scorri veloce i nomi , quello non è sul vetro
del monitor imperterrito che dice verità
quella che tu aspettavi fin’ora non ci stà .
non credo sia in piazza, la non ci va mai,
è inutile che provi , non ce la troverai .
ma il cuore batte forte e … forse c’è dell’altro.
vado a provare in piazza , ci faccio solo un salto,
vado su torna indietro e pigio sulla piazza,
è il primo nik che vedo… ride come una pazza.
mi sento come un bimbo a cui hanno rubato,
dopo una leccata, il suo cono gelato.
entro di prepotenza e grido il mio buongiorno
convinto che tutti vedano e che mi siano d’attorno,
un timido saluto, da un nik che non conosco,
aspetto ancora un po, se non mi vede esco.
quello che altri scrivono distrattamente leggo
se non mi vede ora per lei sara il peggio
starò almeno un mese senza che tu mi veda,
distruggerò il computer per questa tua offesa.
e mentre a questo penso per fargliela pagare,
tre volte il nik mio in mezzo agli altri appare.
un nuovo nik mi chiama, un nome sconosciuto
è me che sta cercando, non sono ancora uscito,
rispondo alla chiamata, ha in nik accattivante,
le chiedo qualche cosa, con lei sono galante,
mi sto scordando che, non era lei il motivo,
mi sto scordando che, finora ci pativo.
sto riversando ora un fiume di parole
vecchie di cento volte dette a chi le vuole.
e non mi sono accorto, che è uscita dalla stanza,
scrollo le spalle e dico, non mi farai mancanza.
la chat è anche questo: devi essere scaltro
appena muore un re subito si fa un altro.

Questa poesia è stata scritta da francesca, il 25 agosto 2017 at 10:00, nella categoria: alfred. Lascia un tuo commento qui



SEI TROPPO GIOVANE……di Alfred (riproposta)

(di seguito la traduzione…..)

‘a ballava o can-can in ti’ varietæ
in te’ periferie de’ grandi çittæ.
A l’aiva due gambe che paivan colonne,
a l’ea linvidia de tutte e donne.
a sœ’ ambission a l’ea Brodvei
ma sœ’ mammà a n’œva savei:
“t’e ‘na creatua, te’ troppo piccinn-a,
ho puia che poi ti me torni pinn-a.
i’ Americhen sono furbi, son ricchi,
fregan e figge con un müggio de trücchi,
te offran palanche, fiori e profümmi
n’ bella vitta, vesti e costümmi
te invexendan con belle parolle
poi magari han môgge e prolle
cosci ti arresti da sola co-a pansa
…manco e palanche pe’ pagate a stansa.
….giusto e palanche!!…..comme ti vivi?
speravo sempre che ti me o divi,
oua guagno discreto, guagno benin
da quande travaggio in te un casin.

traduzione

Ballava il can-can nei varietà
nelle periferie delle grandi città
Aveva due gambe che sembravano colonne,
era l’invidia di tutte le donne.
La sua ambizione era Broadway
ma mia mamma non ne voleva sapere
“ho paura che poi mi torni incinta”.
Gli americani sono furbi, son ricchi,
imbrogliano le ragazze con un mucchio di trucchi,
ti offrono soldi, fiori e profumi
ti confondono con belle parole,
poi magari hanno mogli e prole,
cos’ rimani sola con la pancia
…neppure i soldi per pagarti la camera.
..a proposito di soldi!! come vivi?
speravo che me lo dicessi!
ora guadagno discretamente, guadagno benino,
da quando lavoro in un casino!

Questa poesia è stata scritta da francesca, il 21 agosto 2017 at 18:26, nella categoria: alfred. Lascia un tuo commento qui



SCHERZA, RIDI E SII EDUCATO…..di Alfred-Sandro.ge

il natale è ormai passato
e più buono sono stato
si ma troppo m’e’costato
esser buono ed educato.
l’insultino mi friggeva
l’offesina che spingeva…
il deridere qualcuno
fare il bullo con piu’ d’uno
questo si ch’e’ divertente
non gli auguri a quella gente
che neppure si conosce
spesso manco si capisce
troppo bello dallo schermo
fare il furbo, farsi scherno
di qualcuno che non sai
e che mai conoscerai
tu sei quello che tu sei
sei un genio, un professore,
giornalista, direttore?
un chirurgo, uno scienziato?
ma a parlar con te chi e stato?
uno stolto? un deficiente?
un che merita mai niente?
uno che si può burlare
uno che si può umiliare?
se per te è divertente
divertirsi con la gente
che neppure tu conosci
sol perchè tu non gradisci
un pensiero, una parola
o non ha la tua di scuola?
ma non pensi tu tapino
che là dietro allo schermino
tu non puoi, non puoi sapere
chi ci sta li a sedere:
ci può essere MADONGO
col pc dal centro-Congo
o puo essere Mariu’
architetto del Peru’
e ci puoi pure trovare
chi lavora in mezzo al mare
una bella hawaiana
che intreccia la collana,
Ma al di là del grigio schermo
puoi trovarci anche l’inferno
il mafioso, l’arrivista
forse un prete o un fascista
un bulletto che fa il gallo
e nel vero ha tutto mollo.
la signora compiacente
che si porta molta gente
per avere compagnia
nella stanza della zia.
E per questo che conviene
per il proprio e l’altrui bene
comportarsi degnamente
e non fare il deficiente…
scherza, ridi e sii educato
non sai mai chi hai trovato…….

Questa poesia è stata scritta da francesca, il 1 febbraio 2017 at 16:37, nella categoria: alfred. Lascia un tuo commento qui



sei troppo giovane

di seguito la traduzione…..

‘a ballava o can-can in ti’ varietæ
in te’ periferie de’ grandi çittæ.
A l’aiva due gambe che paivan colonne,
a l’ea linvidia de tutte e donne.
a sœ’ ambission a l’ea Brodvei
ma sœ’ mammà a n’œva savei:
“t’e ‘na creatua, te’ troppo piccinn-a,
ho puia che poi ti me torni pinn-a.
i’ Americhen sono furbi, son ricchi,
fregan e figge con un müggio de trücchi,
te offran palanche, fiori e profümmi
n’ bella vitta, vesti e costümmi
te invexendan con belle parolle
poi magari han môgge e prolle
cosci ti arresti da sola co-a pansa
…manco e palanche pe’ pagate a stansa.
….giusto e palanche!!…..comme ti vivi?
speravo sempre che ti me o divi,
oua guagno discreto, guagno benin
da quande travaggio  in te un casin.

traduzione

Ballava il can-can nei varietà
nelle periferie delle grandi città
Aveva due gambe che sembravano colonne,
era l’invidia di tutte le donne.
La sua ambizione  era Broadway
ma mia mamma non ne voleva sapere
“ho paura che poi mi torni incinta”.
Gli americani sono furbi, son ricchi,
imbrogliano le ragazze con un mucchio di trucchi,
ti offrono soldi, fiori e profumi
ti confondono con belle parole,
poi magari hanno mogli e prole,
cos’ rimani sola con la pancia
…neppure i soldi per pagarti la camera.
..a proposito di soldi!! come vivi?
speravo che me lo dicessi!
ora guadagno discretamente, guadagno benino,
da quando lavoro in un casino!

 Can-Can

Questa poesia è stata scritta da admin, il 17 giugno 2014 at 21:53, nella categoria: alfred. Lascia un tuo commento qui



Mimosa

Questa poesia è stata scritta da admin, il 7 marzo 2012 at 12:13, nella categoria: alfred. Lascia un tuo commento qui



« Poesie Precedenti