Questa poesia è stata scritta da , il 7 marzo 2012 at 12:13, nella categoria: alfred. Lascia un tuo commento qui
E mou belan,
non vedo più le vele ammainate,
la navi alla fonda nel mare grigio
che unito al cielo ancora più grigio
fa sembrare i tetti ancora più grigi.
Caligô,
nebbia grigia del mare che sale
nella maccaja e ci avvolge in un’aria
ovattata e triste ma nostra, solo nostra.
Spuma bianca di onde di spiagge deserte,
che bagnano sassi rotondi appiattiti dal tempo.
Uomini!!!!!
Avete nascosto il mare!
Formiche laboriose al suono di sirene
tra lampii e scintille d’acciaio si guardano tristi
Maccaja negli occhi, nel cuore.
Tralicci d’acciaio che svettono al cielo inermi
come piramidi nude, neri, silenziosi.
Un uomo li guarda e piange.
E mou belan, Genova muore!!!
Autore: Alfred
Note
belan= eufemismo genovese per non dire “belin”
considerato una parolaccia.
caligô = la nebbia che arriva dal mare
Maccaja= l’umidità di certe giornate di scirocco a Genova

Questa poesia è stata scritta da , il 6 marzo 2012 at 16:45, nella categoria: alfred. Lascia un tuo commento qui
genova grigia con i suoi tetti grigi,
col suo immenso mare grigio,
col suo immenso cielo grigio
genova tra monti e mare,
troppo vicini, troppo alti,
genova piange.
maltrattata, percossa, offesa,
genova la “superba”,
genova spogliata.
ora genova piange
maledetti !
genova ! riscàttati !
Autore: Alfred
Questa poesia è stata scritta da , il 6 novembre 2011 at 22:31, nella categoria: alfred. Lascia un tuo commento qui
Ho chiuso gli occhi sotto le stelle,
tutta la vita d’innanzi mi passa.
Gioie, dolori, le cose più belle.
All’improvviso tutto mi cessa:
posti di sogno, posti inventati.
posti mai visti, cose scordate
amori, amici, tempi passati
cose volute, desiderate.
Solo i tuoi occhi non riesco a scordare,
fisso l’ho in mente quel tuo sorriso
anche se provo altrove guardare
di fronte a me ho sempre il tuo viso.
Tu che mi guardi. Le labbra carnose,
mi tendi le braccia, mi tocchi i capelli,
e vedo nel buio le forme sinuose
rivivo nel sogno i momenti più belli.
Passi di danza, corse nei prati.
Briciole colte in palmo di mano,
gocce di pioggia, i tuoi seni bagnati,
mi cingi il collo,mi baci pian…piano
allora ti stringo per riscaldare
l’esile corpo che tu mi protendi…
no, no, non voglio dimenticare
questi ricordi che son stupendi!
Autore: sandro.ge-alfred
Questa poesia è stata scritta da , il 8 settembre 2011 at 21:44, nella categoria: alfred. Lascia un tuo commento qui
La fontana è sparita,
era lì, da sempre.
era lì, nessuno la vedeva più ma era lì.
era di tutti la fontana,
tutti potevano dissetarsi alla fontana, tutti!
non aveva padroni la fontana,
era di tutti e non era di nessuno.
ricchi, poveri, passanti,
tutti si dissetavano alla fontana.
era acqua che scendeva dal cielo
quella che usciva dalla fontana,
era l’acqua del mare e che saliva al cielo
quella che usciva dalla fontana.
Da sempre la fontana era lì.
chi l’ha tolta?
perchè l’hanno tolta?
perchè qualcuno ha tolto la nostra fontana?
Hanno messo una fontana nuova, bella,
luccicante.
l’acqua non sgorga come nella nostra fontana,
non sgorga l’acqua liberamente come sempre ha fatto, da sempre!
c’è un signore a fianco alla fontana:
da adesso l’acqua è mia mi dice……..
Questa poesia è stata scritta da , il 11 giugno 2011 at 09:49, nella categoria: alfred. Lascia un tuo commento qui
A piedi nudi, i sassi gli rotolavano sotto,
i sassi lo facevano traballare come un bambolotto.
Fermo, serio, pensieroso, osservava il mare.
Osservava le onde.
Le onde che non si fermano mai.
Le onde che nessuno sa da dove arrivano,
nessuno sa chi le fa, nessuno sa a che servono.
Riccioli biondi appena mossi dalla brezza mattutina,
occhi neri profondi che scrutano ora lontano l’orrizzonte ora la riva.
La spuma bianca si dissolve ogni volta: la piccola paffuta manina la raccoglie.
Sparisce.
VOGLIO FERMARE IL MARE!
Raccoglie sassi, li mette uno sull’altro, sceglie i più grandi freneticamente.
Si guarda attorno, ne prende uno , lo soppesa, lo rigira, lo scarta, ne prende un altro piatto, lo appoggia con delicatezza sugli altri con i quali ha già formato il “suo muro”…………………
VOGLIO FERMARE IL MARE!
il mare pare capire e fa in modo che le onde fermino prima delicatamente .
<Pescatore che vai in mare, come posso fermare le onde?>
L’uomo sorride.
Il bimbo lo guarda remare donolando sulla piccola barca che diventa sempre più piccola.
I riccioli biondi appena smossi dalla brezza del mattino.
Guarda il “suo muro” che deve fermare il mare: un’onda più alta delle altre l’ha fatto cadere.
Non piange, non ride: pensa.
VOLEVO FERMARE IL MARE!
Questa poesia è stata scritta da , il 29 aprile 2011 at 09:33, nella categoria: alfred. Lascia un tuo commento qui

La torta pasqualina, di nonna la ricetta,
farina, acqua, uova, e qualche carciofino
è cosa sopraffina mangiandone una fetta,
nel forno mentre cuoce emana un profumino,
che per la casa corre e riempe di allegria.
Ricetta contadina, andava anche per mare,
un misto di sapori che crea un’armonia
un piatto elaborato e semplice da fare.
Impasti la farina e poi la sfoglia tiri,
ricorda: la ricetta, che vuole sette sfoglie
prepara i carciofini e gli ingredienti vari,
metti le uova, trattieni le tue voglie.
Ricopri tutto quanto con l’ultimo dei veli
fai il bordo tutt’attorno, spennella con l’albume,
ricopri bene tutto, che tutto quanto celi,
immagina la nonna al chiaro del suo lume.
Quando sarà ben pronta lasciala intiepidire
tagliala in tante parti per poi poter gustare
con chi vorrai dividere e poi sentirti dire
queste son le cose per cui si deve amare.
Autore: Alfred
Questa poesia è stata scritta da , il 25 aprile 2011 at 23:55, nella categoria: alfred. Lascia un tuo commento qui
Che fai?
Che fai?
Dove vai?
Non puoi andare via!
Non puoi, lo sai!
Sei dei nostri, non puoi andartene cosi!
Non ti puoi staccare così da noi!
Sei come noi, nata con noi!
Sei uguale a noi!
Ma tu credi che altrove ti accoglieranno?
Credi siano li ad aspettare te?
Noi formiamo un insieme, un tutt’uno,
e in questo tutt’uno siamo uguali, tutte utili,
necessarie, ognuna è indispensabile!.
Credi davvero che ti lasceranno andare?
Cercheranno di ostacolarti in tutti i modi,
ti combatteranno, ti isoleranno.
Ti accerchieranno, sarai trascinata altrove!
Ti diranno che sei IMPAZZITA.
Sai come finirai?
Girovagherai senza una meta, forse per mesi, anni.
Troverai sempre ostacoli, nemici.
Ci sarà sempre qualcuno che ti combatterà!
Poi, un giorno, forse troverai un posto dove fermarti.
Li ti insedierai.
Ma allora non sarai più tu: sarai una cellula impazzita!
Sarai sola,
La tua pazzia ti porterà ad attaccare altre cellule come te,
ma sane, loro.
La tua pazzia sarà tanto violenta da riuscire a trasformare tutto ciò che ti sta accanto,
tutto ciò che tu toccherai lo contaminerai.
Si, divverrai sempre più grande, riuscirai ad inglobare nella tua pazzia altre cellule.
Ingorda, sarai sempre più ingorda. Diverrai grande, grande sempre più grande.
Infine, qualche cellula che tu hai voluto far nascere con la tua pazzia, ti lascerà come tu hai
lasciato noi eriprenderà quel viaggio che tu hai interrotto, ricominciando lo stesso cammino che tu pazzamente hai intrappreso.
Sarà la guerra allora.
Vi combatteranno duramente con ogni mezzo. Vi estirperanno.
Non sarà una guerra facile: vincerete molte battaglie ma verrà il giorno che vi sconfiggeranno definitivamente. Per sempre!.
Siete Maligne ed è giusto che finiate la vostra esistenza.
Autore: Alfred

Questa poesia è stata scritta da , il 31 gennaio 2011 at 01:21, nella categoria: alfred. Lascia un tuo commento qui
Tutto come da copione: mangiate interminabili, vino a fiumi, bambini che gridano e genitori
che se li scordano intenti a giocare a carte,
Lo zio travestito da babbo natale riconoscibile dalla pancia prominente.
Carta da pacchi natalizia sparsa per ogni dove, spaghini che ti fanno inciampare, il tuo bicchiere di plastica che tutte le volte sparisce e ne devi cercare uno nuovo, briciole di panettone attaccate alle maniche del pullover, tutte le bottigliedi acqua presenti sulla tavola sono piene di acqua naturale e tu ne vorresti un po gasata ma le ultime due dita sono lassù in cima al lungo tavolo e se ti alzi corri il rischio che qualcuno ti chieda cosa stai cercando e tu non vorresti disturbare.
I tovaglioli di carta che servono esclusivamente ad asciugare il bicchiere di vino versato ed è
schizzato sui pantaloni di tuo cugino e tua moglie ti guarda come dire : sei sempre il solito pasticcione.
Come d’incanto salta fuori l’acqua gasata che tanto stavi cercando. Vorresti che te la passassero,
ma ti rendi conto che i calzoni di tuo cugino sono più importanti.
I ravioli sono buoni ma quelli di tua moglie sono migliori certamente, comunque dopo la prima porzione
ne prendi ancora due per gradire. Di fronte a te tuo zio ti fa segno che sono squisiti e ti invita
a servirtene ancora, non ha visto che lo hai gà fatto.
Assaggi tutti i vini che ciascuno ha portato e ti assale un dubbio quando qualcuno dice: è meglio non mischiare.
Arrosti. vitello tonnato , faraona, insalate russe, sottaceti, funghi sottolio, cipolline, eppoi i dolci,
tanti dolci. I panettoni farciti, i pandoro per quelli che gli piacciono i canditi, la crostata della zia,
la frutta secca…………le noci: e lo schiaccianoci lo hanno sempre gli altri e tu devi aspettare
che il tuo vicino lo posi un attimo per fregarglielo.
Sai che c’è lo spumante dolce ma non lo hanno messo in tavola, devi per forza bere quello
che hanno aperto facendoti passare il tappo a due dita dal naso ridendo tutti come matti.
Tutto da copione, come sempre.
Sparecchiata tavola, ammucchiate le bottiglie al centro, tolte le briciole con la macchinetta,
tolti i tovaglioli che hanno asciugato il vino versato ci si prepara alla tombola.
Qualcuno a gran voce chiede la grappa , qualcuno il limoncello fresco fatto dalla zia che è il migliore.
Distribuite le cartelle qualcuno chiederà chi ha la n° 26 perchè se non ha quella non gioca,
e qualcun’altro ancor prima di inziare griderà: è uscito i 52 ?
ci saranno attimi di panico: hanno iniziato e non me sono accorto!!!!
La bambina non sa ancora leggere vuole estrarre i numeri ed il papa la prenderà sulle ginocchia
e le suggerirà di volta in volta il numero estratto mentre i più impazienti fremono per la lentezza del gioco.
Io non vinco mai!!!!!!!!
Tutti gli anni vince lei, è fortunata!!!!!
La zia più vecchia è controllata dalla nipote che l’aiuta nel mettere i bottoni sui numeri estratti e
con le mani tremanti raccoglie le monete vinte con la quaterna.
Qualcuno vuole un po’ di caffè?
No è tardi andiamo a casa.
Ciao , ciao , ciao , grazie, grazie a voi, ti lasciamo tutto cosi in disordine?
Si non ti preoccupare faccio in un attimo.
Allora ciao, ciao ciao .
Come da copione un altro Natale è passato.
Questa poesia è stata scritta da , il 3 gennaio 2011 at 00:18, nella categoria: alfred. Lascia un tuo commento qui
Ho sempre detestato il Natale,
fin da bambino l’ho detestato,
le luci, i suoni, i rumori, la confusione,
detesto gli auguri, le strette di mano,
gli incontri per strada,
le visite ai parenti, le telefonate,
le piramidi di panettoni nei negozi,
detesto le carezze sulla testa dei bambini,
detesto le cartoline colorate e brillantini
che rimangono in giro per casa fino a carnevale
quando saranno sostituiti dai coriandoli.
Detesto il cenone della viglia,
ti devi riempire fino a scoppiare,
e poi il pranzo di Natale:
mangi la roba preparata una settimana prima
perchè altrimenti non facevi in tempo
Sei andato a cercare a cose piu strane da presentare in tavola
dalle patatine , al popcorn, alle tartine,
porcherie che non mangi mai ma a Natale le metti in tavola ,
ed è tutto buono, tutto fa festa,
e il panettone farcito, e il torrone chiaro e scuro per confermare che non siamo razzisti.
vino e spumanti a fiumi,
bottoni dei calzoni e zip delle gonne che si slacciano in silenzio,
i parenti che parlano , parlano, e la padrona di casa che corre avanti e indietro
affannandosi perchè tutto vada bene.
i bambini che non stanno fermi un minuto e che vorresti stessero a tavola,
ma non glielo hai mai detto: solo a Natale.
Le briciole in terra, e i segni lasciati dalle sedie e salle scarpe sul pavimento lucido.
-Detesto il Natale con gli addobbi appesi nei posti più impensati e le tovaglie colorate.
La cosa orrenda appesa alla porta di casa, l’albero che perde gli aghi dopo due giorni.
Detesto gli avanzi tre gioni dopo.
Detesto la televisione accesa che mostra gli operai in sciopero e i dosoccupati che piangono.
Detesto i campi da sci pieni di gente e le bottiglie di spumante cha fanno pum in mano
ai ricchi che ridono spensierati.
Detesto gli auguri dei politici che dicono che tutto va bene.
Detesto il Natale perchè a Natale si deve essere buoni.

Questa poesia è stata scritta da , il 18 dicembre 2010 at 16:37, nella categoria: alfred. Lascia un tuo commento qui