Poesie di Eldy

Il nostro terremoto

 

Occhi atterriti

come spade taglienti

nel chieder la vita

che la natura cancella.

Occhi colmi

delle lacrime di chi soffre

per la triste compassione

di chi solo guarda.

Occhi sbarrati

nel terrore assoluto

che impietoso scuotendo

uccide anima e corpo.

Occhi chiusi

per sempre

sotto avite macerie

nella terra dei padri

nella culla del cuore.

 

Autore: Franco Muzzioli

Questa poesia è stata scritta da paolacon.eldy, il 31 maggio 2012 at 23:15, nella categoria: francomuzzioli. Lascia un tuo commento qui



Lei

 

Sorolla1906

Lei

Vagavo senza meta

nel deserto della vita

quando mi è apparsa

Lei

oasi di dolcezza

dal triste sorriso

avvolta in misterioso

sciame

che impedisce

lo svelar di tale

creatura

E’ da lungo tempo

che attendo il suo

riapparir

Ma vana è

l’attesa.

Autore: Trastevere

Questa poesia è stata scritta da paolacon.eldy, il at 16:48, nella categoria: trastevere. Lascia un tuo commento qui



PRENDI QUEL CHE RESTA

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Al risveglio questa mattina,
mi sono accorto di vivere a ritroso.
Ho sognato la mia infanzia,
gli amici di scuola,
le marachelle, le partite di pallone,
il timore della prima bocciatura,
i primi aprocci con le compagne giocando a nascondino,
il nascondiglio segreto dove si giocava al “dottore”,
i primi tentativi col sesso,
le curiosità, i primi desideri,
le gelosie per chi era più scaltro
le delusioni accorgendomi di essere timido.
Il sogno è finito.
Tutto si è dileguato coperto dalla nebbia del tempo.
Il pensiero del domani,del lavoro futuro,
le poche disponibilità finanziarie e la guerra
hanno fatto il resto.
Ora combatto con la speranza di vivere serenamente quel poco che mi resta.
Solo nella tenerezza dell’essere femminile che prendendomi per mano
mi ha accompagnato in paradiso.
Mentre il sole muore all’orizzonte, riprendo a sognare
con la nostalgia del passato ne cuore.
autore Fernando-

Questa poesia è stata scritta da admin, il 24 maggio 2012 at 07:36, nella categoria: fernando. Lascia un tuo commento qui



La sindrome del meraviglioso

La  sindrome del meraviglioso

Cipriano Pagano. Autoritratto

Da ragazzo mi sentivo inutile. Gironzolavo a vuoto. Avevo la sensazione di essere trattato dai grandi come un intralcio, come un peso inutilizzabile, sgraziato, sempre tra i piedi. E sì che  avevo una gran voglia d’essere messo alla prova. Appena ho potuto, poi, alla prova mi ci sono messo da solo. In questo senso credo che mi metterò in croce sino all’ultimo dei giorni. Peccato che chi ha la  sfortuna di vivere a lungo con me, lamenta che sono uno che  non si da tregua, che non dà tregua! Moglie e figli , poverini si considerano vittime del mio “rigore”, della voglia  di fare, strafare e ricreare, che a detta loro  rompe, non fa respirare, non è riposante. E devono pur averla qualche ragione se  godo fama di “difficile”. Per la verità da sempre mi spazientisce l’infingardaggine, l’enorme quantità di tempo che prendono gli altri per fare delle cose da  compiersi con buona lena in quattro e quattr’otto. I pigri dicono che io non sono normale, che ho la classica marcia in più. Ammetto che l’ignavo mi dà  sui nervi perché di solito lo è pure negli affetti, pure verso se stesso. Parlo dell’abitudinario, è ovvio, di chi  rifiuta il suo apporto alla società, non di chi soffre e non parla e se ne sta da solo e non prende parte alla vita di gruppo.

Sono fuggito e tornato   da Gomorra  dove la terra da un momento all’altro può  prendere fuoco  come un  fiammifero, per mia scelta, quasi per un  richiamo atavico nell’acquitrinosa valle dei Mazzoni.

La grande città indifferente mi annoia, E’qui che la lotta per la sopravvivenza è cruenta, è qui che ci si sente vivi col pericolo incombente. Fremiamo all’acume che svela le miserie di cui siamo intrisi. Invece le parole dei fannulloni sono baciate da labbra svogliate, da voce appena dette, impigrite, imbavagliate dal torpore, dal calduccio dell’alcova.

La vita finora è trascorsa nella tensione fra un traguardo  e l’altro che mi davo da solo. Non ho avuto tempo di annoiarmi e già questo mi sembra un buon risultato. E, anche se non lo ammetteranno mai, credo che con questo rompiballe i miei non avranno avuto tempo di annoiarsi neanche loro.

Mae culpa! Ma a  voi  forse ne recito solo una parte l’altra la confesserò al Padreterno: Amarezze? Tante. Soddisfazioni? Qualcuna. Tutto sta a recepirle nel loro significato profondo e sapersene accontentare. Altrettanto complicato fu ricondurre all’ovile coniugale la pecorella ( si fa per  dire) cui occorse fuorviarsi per  riadeguarsi a siffatta eccezionalità (me). Momenti così ti ripagano di una vita. Risvegliano in te la sindrome del meraviglioso. La dimensione da perseguire, nonostante le premesse raggelanti, la felicità di cui si assaporano sprazzi illuminati a lampi. L’armonia, distaccarsi da sé, non  prendersi sul serio anzi giocare sul serio con il serio. Rifuggire l’ingiustizia e l’aggressività e tutto quanto vi è di basso, piccolo e meschino. E se proprio vi punge vaghezza di felicità a tutti i costi, lasciate ad altri le complicazioni del meraviglioso …Datevi ai bagordi

 Autore: Calcio2.ce

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Questa poesia è stata scritta da admin, il 23 maggio 2012 at 00:12, nella categoria: calcio2.ce. Lascia un tuo commento qui



OGGI

el greco toledo

OGGI

Me ne voglio andare lontano,
lasciare quì quel bagaglio della vita
che oggi mi ha riempito di tristezza.
Quella parola dura ricevuta
ha ferito il cuore
e riportato a galla tutte le azioni,
le scelte fatte, con amore, pensavi,
ma che ora sono errori.
Quel dito contro è penetrato nel cuore
facendomi a pezzi.
Allora oggi voglio essere
lontana da questo posto
che mi ha ferita…….
…e, domani dimenticare.
Di nuovo sarò bersaglio!
Autore: mary49

Questa poesia è stata scritta da paolacon.eldy, il 21 maggio 2012 at 22:52, nella categoria: mary49. Lascia un tuo commento qui



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