Poesie di Eldy

Velázquez, fascino in pittura

Diego Velàzquez (1599-1660), grande pittore spagnolo, mi ha sempre affascinato per la sua pennellata innovativa e la maniera diretta di dipingere, doti che a quei tempi (parliamo del ‘600), risultavano quasi rivoluzionarie. Ho scelto due quadri tra le numerose tele dipinte dal pittore, e ve li propongo.

Venere Rokeby – 1647 – National Gallery di Londra

La Venere Rokeby rappresentava, per quell’epoca, la personificazione per eccellenza del fascino femminile.

Qui viene rappresentata con il figlio Cupido che le tiene uno specchio, in modo che, nella sua immagine riflessa, possa guardare sia sé stessa che lo spettatore. Lo specchio rappresenta la vanitas, ovvero una metafora del trascorrere del tempo e della bellezza destinata a svanire. Associato alla figura di Cupido però, può anche simboleggiare l’amore fugace o la superiorità del vero amore sul semplice desiderio. La donna dà la schiena allo spettatore ed è adagiata su un letto le cui morbide lenzuola ne enfatizzano le curve generose. 

Las Meninas – olio su tela 1656 -Museo del Prado Madrid

Diego viveva presso la corte di Spagna da 33 anni quando dipinse una delle sue opere più complesse e concettuali, “Las Meninas” , tradotto in italiano “Le damigelle”.  Ad un primo sguardo si tratta di un ritratto di gruppo con artista,  ma a ben guardare risulta, infatti, piuttosto misterioso. Protagonista del dipinto, in quanto posta al centro della tela, sarebbe l’Infanta Margherita, di cinque anni, nata dalle seconde nozze di Filippo IV con Marianna d’Austria.
La principessina è qui circondata dalla sua piccola corte di damigelle e nani, intenta a distrarla durante la posa lunga e noiosa. In secondo piano e sullo sfondo compaiono altri personaggi della corte reale. La scena è ambientata nello studio del pittore, nel Palazzo Reale di Madrid, ricavato nella Pieza Principal (Sala Principale) dell’appartamento di Baltasar Carlos, il figlio defunto del re.
Ma perchè un significato misterioso? La domanda intorno alla quale ruota l’interpretazione dell’intero dipinto è: cosa o chi sta dipingendo l’artista? La principessina, dunque ciò che vede anche il pubblico? Ma in tal caso la posizione di Velázquez, secondo la logica, sarebbe sbagliata. Il pittore dovrebbe infatti trovarsi davanti alla bambina e conseguentemente dare le spalle allo spettatore.
Guardando con attenzione, però, si scopre che sullo specchio appeso sulla parete di fondo vengono riflessi i due sovrani, i quali si trovano quindi di fronte all’Infanta. È forse loro che Velázquez stava ritraendo? In tal caso, la posizione del pittore, nel dipinto, sarebbe corretta, e i veri protagonisti dell’opera diventerebbero il re e la regina.
Accettando questa interpretazione, si deve immaginare che il pittore stesse lavorando con i sovrani in posa, quando all’improvviso entrò la principessa con il suo codazzo di damigelle; l’artista rimase così colpito dalla curiosa situazione che volle ridipingerla, proponendola al pubblico dal punto di vista dei reali. Anche questa lettura tuttavia non convince. Il comportamento delle damigelle è troppo disinvolto per essere loro, consapevolmente, al cospetto delle due altezze reali. La ragazza che sta servendo a Margherita dell’acqua in un bucchero rosso sembra ignorare la loro presenza.
La nana esita come se si fosse appena resa conto del loro ingresso nella stanza, il giovane nano dai capelli lunghi (il quale ha già vent’anni, anche se sembra un ragazzino) è distratto e infastidisce il cane con un piede.
Non sfugge, infatti, che egli sta dipingendo vestito con abiti da cerimonia.
Sicuramente, una composizione così enigmatica costituisce l’occasione per dimostrare che la pittura, intesa come esercizio intellettuale, è superiore a tutte le altre arti.

 

 

Contributo di francesca, 26 gennaio 2021 12:45.

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