Poesie di Eldy

LUCI……di Giulio Salvatori

Il giorno dei Morti, noi si chiamava la Festa dei Morti. Era un modo per incontrarci anche con gente che risiedevano lontani. Venivano qualche giorno prima per pulire e sistemare le tombe, il cimitero era un giardino con tante luci. Poi ci si rincontrava il giorno della Benedizione, sempre al pomeriggio e finita la cerimonia, era proprio una “festa”. Quest’anno, pochissime persone, questo tremendo virus ci spaventa. Sono andato diverse volte, sempre da solo: la confusione mi irrita. E’ un luogo di memoria e di riflessione, le chiacchiere si fanno fuori dal cancello. Nella mia solitudine, ho parlato con tutti quelli
che conoscevo. Avevo sempre la parola io, mi guardavano in silenzio: un dialogo muto, triste, doloroso. A volte allegro quando dialogavo di certe avventure con un mio amico: avevamo spruzzato i pomodori di Carlino con della tinta rossa quando erano verdi. Poi la lapide dei caduti in guerra, sul lavoro, nelle miniere…in un piccolo cimitero di montagna, c’è la storia d’Italia come in un grande Camposanto. E la senti viva perchè anche se non li conoscevi, tua madre te ne aveva parlato. Ed è lì, La Storia, che scorre davanti ai tuoi occhi, basta leggere le poche scritte sulle lapidi. Capitano degli Alpini…donato la vita alla Patria, Partigiani falciati dai tedeschi, ec. ecc. Oppure:
sono di nuovo insieme. E un nodo ti stringe la gola e si annebbia la vista. Ti guardi in giro e sei contento che non ti ha visto nessuno.
Puoi asciugarti gli occhi. Mi sono fermato anche dal Maestro della Filarmonica, e ho risentito tanti motivi allegri. Ecco! Con questi suoni negli orecchi, ho chiuso il cancello con un gesto di saluto per Tutti.

Non me la sento di firmarmi Il Maledetto Toscano. Ma ormai l’ho scritto.

Giulio Salvatori Novembre 2020

 

Questa poesia è stata scritta da francesca, il 2 novembre 2020 at 17:55, nella categoria: giulio.lu. Lascia un tuo commento qui