Poesie di Eldy

GLADIATORI SU DUE RUOTE….di Franco Muzzioli

Stiamo ancora esultando per la nostra Nazionale che ci ha regalato emozioni uniche, ma nelle stesso tempo con atleti spesso stranieri si sta svolgendo il Tour de France che guardo con passione perché oltre alla gara assisto ad una splendita “gita” turistica che offre la possibilità di ammirare castelli, paesi e città spesso con bellissime riprese dall’alto, montagne, scorci che non sempre sono visibili nei grandi documentari.

Ammiro questi gladiatori moderni, giovani che si “mangiano” in una giornata oltre 200 km su due ruote, gettandosi nelle discese a quasi 100 chilometri all’ora e attraversando pianure più velocemente di un motorino.

Non temono la pioggia, il freddo delle grandi vette e il caldo insopportabile di Luglio.

Quest’anno per la balordaggine di qualche spettatore ci sono state cadute impressionanti e dato che viaggiano normalmente in gruppo, uno accanto all’altro quasi sfiorandosi, basta che uno perda l’equilibrio ed è uno spaventoso domino, una caduta di birilli e ti rendi conto che cadere da una bicicletta ad oltre i 50 chilometri l’ora è estremamente pericoloso.

La pedalata è continua, lo sguardo fisso sulla salita, ogni tanto si mangiano una barretta o bevono accorti dalla borraccia.

Quest’anno ci sono state escursioni termiche tremende, sulle vette si procedeva al di sotto dei 10° e nelle pianure si lambivano i 40°, ecco perché li chiamo gladiatori, uomini d’acciaio.

Quando raggiungono il traguardo con le braccia levate al cielo e si tolgono casco e occhiali ti accorgi che sono poco più che ragazzini.

Sport antico anche se praticato ora con biciclette supertecnologiche, elettroniche, con telai in carbonio 7000, freni a disco, pneumatici turbo, che se le avessero avute Coppi o Bartali chissà quali imprese potevano realizzare, una cosa è certa è rimasta la stessa fatica, lo stesso sudore, la stessa volontà spesso sofferente di vincere o di dire a se stessi “comunque ce l’ho fatta !”

Franco

di francesca, il 13 luglio 2021 16:29. - Commenti



FIRENZE SCONOSCIUTA

LA NOTTE – Michelangelo Buonarroti – San Lorenzo Firenze

LA “NOTTE” DI MICHELANGELO ED IL DIBATTITO SUL SENO
La “Notte” è una delle quattro allegorie delle “Parti della giornata” e si trova a sinistra sul sarcofago della tomba di Giuliano de’ Medici, nella Sagrestia Nuova del San Lorenzo, a Firenze.
Essa venne realizzata tra il 1526 ed il 1531 con un marmo proveniente dalle cave di Carrara.
Essa viene rappresentata come una femmina, semidistesa e nuda, con il braccio sinistro piegato dietro la schiena ed il destro che regge la testa, poggiandosi sulla coscia sinistra, il tutto per creare una posa, con il busto rotato, a favore dell’osservatore.
I lunghi capelli sono raccolti in trecce e sono presenti molti elementi che richiamano la notte, come la luna e la stella che indossa nel diadema, la civetta, il fascio di papaveri che richiamano il sonno con i loro effluvi oppiacei ed un mascherone spaventoso, posto vicino alla spalla sinistra. Non è chiaro il motivo per cui l’artista scelse questo mascherone: qualcuno sostiene che sia messo li a richiamare gli incubi notturni, altri che rappresenti la morte che condusse il duca ad una prematura scomparsa.
Esiste un fatto curioso circa il seno della statua. Da oltre 20 anni ormai si è creato un dibattito attorno al seno sinistro della statua.
Nel 2000, infatti, il professor Jonathan Nelson e l’oncologo James Stark, scrissero una lettera al “New England Journal of Medicine”, in cui portavano alla luce, con convinzione, una presenza tumorale in quel seno, messa in risalto da 3 chiari elementi distintivi: gonfiore del capezzolo, la rientranza ed il bozzo.
Ovviamente la questione ha suscitato un grande dibattito mediatico ed ancora oggi si creano discussioni al riguardo.
Nelson sostiene che l’artista conoscesse bene la forma del seno femminile e questo è l’unico, tra le sue opere, che viene rappresentato così.
Inoltre, dato che la scultura doveva fornire l’immagine del tempo che logora tutto, ritengono che fu proprio questo il motivo per cui l’artista scelse di utilizzare i segni di una malattia che lentamente logora ed irrompe nel corpo.

di francesca, il 21 giugno 2021 14:31. - Commenti



LA MIA VACANZA SUL LAGO MAGGIORE

Ciao a tutti. Eccomi, sono tornata e vi racconto un pò della mia vacanza su uno dei laghi più belli d’Italia: il Lago Maggiore.

Diceva Stendhal: Se hai un cuore e una camicia, vendi la camicia e visita i dintorni del Lago Maggiore!”

Concordo con lui, lo scrittore francese rimase ammaliato dalle bellezze paesaggistiche che questo specchio d’acqua donava ai suoi occhi! In effetti il Lago Maggiore non ha incantato solo Stendhal ma moltissime altre persone, la sottoscritta prima di tutto!

Anche se, avendo la fortuna di abitarci abbastanza vicino, ho avuto modo di visitarlo più volte nel corso degli anni, è uno di quei luoghi al mondo che consiglio di visitare almeno una volta nella vita: è un’oasi di pace e di serenità dove entrare a contatto con la natura e dove scoprire una zona del Nord Italia davvero ricca non solo di paesaggi naturalistici e di panorami mozzafiato, ma anche di storia, cultura e tradizioni che si tramandano di generazione in generazione. Io ne resto sempre incantata e, ogni volta, ritorno più soddisfatta che mai. Ma partiamo.

Non mi soffermo troppo sulle Isole Borromee e Stresa, perchè meriterebbero un articolo solo per loro, e non basterebbe. Ne parlerò in altra occasione. Sto percorrendo, invece, la costa piemontese del Lago che è stra-ricca di eccellenze.  Piccola tappa a  Baveno, alla scoperta delle cave di pietra che hanno fornito il materiale per la costruzione del Duomo di Milano. Proseguo per  Verbania che è tutta da esplorare: Riserve naturali del Fondotoce, musei, ville e giardini, Pallanza, Villa Taranto e passeggiate sul lungolago.

 

Villa Taranto – Verbania

Passo per Ghiffa e mi fermo il tempo necessartio a visitare il Sacro Monte della SS.Trinità, Patrimonio dell’Umanità Unesco insieme agli altri otto Sacri Monti di Piemonte e Lombardia.

Ghiffa – Sacro Monte SS: Trinità

Tappa d’obbligo è Cannobio, dove in un elegante borgo dalle atmosfere antiche sorge il frequentatissimo Santuario della SS. Pietà, che custodisce un piccolo dipinto su pergamena considerato miracoloso.

Cannobio

Ed eccomi arrivata a Cannero, la mia destinazione finale. E’ un paesino di 900 abitanti, incastonato tra la quiete del lago e la serenità dei monti. Ho scelto questo luogo perchè offre un’armonica miscela di natura e relax. Cannero, celebre Riviera degli Agrumi custodisce misteri e segreti, come i suoi Castelli, detti anche “della Malpaga”, visitabili in estate con escursioni in motoscafo. Questi Castelli, che emergono dal lago, sono oggetto di leggende antiche e con i loro ruderi creano un’atmosfera davvero magica e suggestiva.

Cannero Riviera

Cannero – Castelli

Per ora mi fermo qui perchè vado a farmi una bella escursione in barca.

Ciao a tutti!

Francesca

di francesca, il 16 giugno 2021 17:14. - Commenti



CIAOOOOOO

UN ABBRACCIO GRANDE COSI’ A TUTTI! A PRESTO

Francesca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di francesca, il 6 giugno 2021 18:01. - Commenti



IL LETTO…..di Franco Muzzioli

Il letto ? Si, il letto ,questo comunissimo oggetto quotidiano sul quale passiamo buona parte della nostra vita, oltre oltre ad essere testimone dei sogni degli incubi, vede anche i nostri amori e spesso la morte.

Ad esempio ho avuto rapporti con lui per quasi 250.000 ore (circa 3.000 all’anno) …non male !

All’inizio dei tempi era un mucchio di foglie secche o una pelle di animale in un angolo protetto di una grotta, poi nella Mesopotamia e nell’antico Egitto ha cominciato ad essere una vera struttura spesso coperta da tappeti, si dice che fosse stato re Assurbanipal nel 700 a.c. ad avere un vero e proprio letto come quello che intendiamo ora noi.

I romani, i greci e gli etruschi prediligevano i triclini che oltre alle normali funzioni, servivano anche per banchettare.

Nelle campagne in età medioevale si dormiva sul fieno e sulla paglia e i ricchi e i nobili avevano grandi letti a baldacchino con grossi materassi pieni di piuma d’oca e lana , solo dopo la scoperta dell’America si sono visti sacconi pieni di foglie di mais o di cotone.

Dobbiamo pensare a tutte le declinazioni del letto: quello di contenzione, quello ospedaliero, oltre ai modernissimi ed ipertecnologici letti dove la domotica regna incontrastata.

E’ il primo oggetto col quale entriamo in contatto, nasciamo e tosto veniamo posti nella culla che diventerà il nostro esclusivo abitare per parecchi mesi.

Ora la parte predominante del letto è diventata ” il materasso”, nel 1871 Simmons inventò il materasso a molle con imbottitura di lana e cotone .

Ora il materasso tecnologicamente avanzato, in lattice, in memory in multistrati ha preso l’importanza del dormire relegando la struttura “letto” a mero contenitore.

…”il materasso, il materasso il materasso è la felicità ” canta Arbore.

Questa è la brevissima storia del letto, oggetto come si vede importantissimo e unico testimone di buona parte della nostra vita …. io dormo su di un letto antico in ferro battuto e il tuo com’è ?

Franco

di francesca, il 1 giugno 2021 18:33. - Commenti



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