Poesie di Eldy

GENOVA…UN ANNO DOPO!

 

Il 14 agosto 2018 il crollo del Ponte Morandi sconvolgeva la città di Genova e uccideva 43 persone. A un anno di distanza la città cerca di ripartire mentre la macchina della giustizia intraprende la sua difficile strada verso la verità. Un pensiero alle famiglie delle vittime, agli sfollati di Genova e a tutte le persone che quel giorno hanno perso qualcosa

di francesca, il 14 agosto 2019 15:14. - Commenti



STAZZEMA

All’alba del 12 agosto 1944 tre reparti delle SS tedesche uccisero 560 civili, tra cui 130 bambini. Parliamo dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, uno dei più tragici atti di follia della seconda guerra mondiale.

Voglio raccontarvi due “STORIE DI BAMBINI E DI MIRACOLI” trovate in Internet.

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San Lorenzo, notte senza stelle

C’è una grande vallata che scende fino al mare, ricamata da castagni e ulivi. Poche case, qualche roccia bianca appuntita. Una mamma stende il bucato al sole. Il profumo di pulito si mischia a quello delle erbe selvatiche. Ha bisogno di un filo molto lungo per mettere ad asciugare tutti quei panni: le camice di Anna Maria e Luciana, adolescenti, che ci tengono ad essere sempre a posto; i pantaloncini degli unici due maschietti, Eros e Feliciano; gli abitini di Maria Grazia, Franca e Carla; i lenzuolini della piccolissima di casa, Maria, di appena tre mesi.
Quella bella signora di 39 anni è Bianca Prezioso, origini napoletane, la moglie di Antonio Tucci, tenente di Marina di stanza a Livorno. Pluridecorato, in cuor suo, dopo aver conosciuto la Grande Guerra, aveva sperato di non dover rivivere qualcosa di simile. Si sbagliava.
Lasciata Livorno, bersagliata dai bombardamenti, sfollano in un posto tra le montagne della Versilia apparentemente al riparo dalle rotte di eserciti e aviazione: Sant’Anna di Stazzema. Proprio Sant’Anna, protettrice delle mamme e delle partorienti. Bianca ogni giorno le rivolge, in silenzio, una preghiera. Sant’Anna, poco più di 600 metri di altezza nelle Alpi Apuane. C’è un’unica strada per arrivarci: tante curve e nuvole di polvere. La chiesa, pochi casali sparsi, il bosco. Gli abitanti sono 340, ma nell’estate del 1944 il numero arriva a duemila con i tanti sfollati di guerra che cercano riparo. Alcuni dei Tucci si sistemano nella canonica, i più grandi nelle aule della scuola. Feliciano, Eros e Franca, trovano a Sant’Anna altri bambini, in particolare Enrico Pieri, “Poldina” Bartolucci e Enio Mancini, più o meno della loro stessa età. Anna Maria, Luciana e Maria Grazia conoscono Cesira Pardini, coetanea. La prima domenica dei Tucci inizia con la messa. A Sant’Anna non c’è un parroco, ma Don Giuseppe Vangelisti, della vicina frazione La Culla, conosce ad uno ad uno i “santannini”: per lui sono come persone di famiglia.
  La sera dell’11 agosto le mamme di Sant’Anna cantano la ninna nanna ai figli più piccoli. Quella precedente è stata la Notte di San Lorenzo, ma c’è poca voglia di cercare stelle cadenti. E’ come un presentimento: nessun desiderio potrà mai essere esaudito. Al mattino si spalanca un baratro senza fine. Si diffonde la notizia che i nazifascisti stanno salendo verso il paese. La moglie di Antonio lo convince a fuggire nei boschi. Bianca e gli otto bambini invece restano nella canonica pensando che donne e bambini non possano mai essere vittime deliberate della guerra. Invece si scatena l’inferno. I tedeschi urlano l’ordine di ammassarsi nella chiesa. Accatastati arredi e paglia danno fuoco a tutti e a tutto. Mostri ripugnanti a mille teste, che non risparmiano neanche i neonati.
Quando Antonio torna in paese scopre quello che rimane dell’immenso rogo e di centinaia di vite spezzate. Riconosce Bianca che stringe ancora la piccolissima di casa tra le braccia. Stordito, fuori di senno, riesce appena a immaginare la fine degli altri suoi bambini. Inizia a camminare verso il nulla. Tornerà a Foligno dai genitori sconfitto nella battaglia immane contro i ricordi.
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Cesira e la piccola Anna
Cesira Pardini, 18 anni, abita in località Coletti con il papà Federico, mamma Bruna e otto tra fratelli e sorelle. E’ la maggiore. Energica, combattiva e allo stesso tempo timida e dolce. Ha le mani segnate dalla fatica dei campi, cammina agile tra i sentieri ripidi e sconnessi della sua terra. Raccoglie ogni cosa commestibile: dalle foglie di cavolo alle erbe dei campi e alle castagne. Sua sorella Anna è appena nata, la mamma Bruna non si è concessa che poche ore per riprendersi dal parto. In casa non ci si ferma mai. Il 12 agosto, la mattina presto, Cesira si accorge dell’arrivo di soldati. Suo papà è già al lavoro nei campi con quattro figli. I militari sono furie: alcuni a viso scoperto, altri, forse gli italiani arruolati nelle SS, con una retina calata sul viso: “Ci hanno spinto contro il muro, con botte tremende – ricorda Cesira -. Con me c’era mamma con la mia sorellina Anna di 20 giorni, Adele di 4, Maria di 16 e Lilia di 10. Spararono alla mamma che mi cadde addosso e morì. Avevano colpito anche me e il dolore era tremendo. Nel cadere sono andata a sbattere contro una porta che non era stata chiusa a chiave. Era la cantina e riuscii ad afferrare Adele, Lilia e Maria. Restammo là come paralizzate, non so per quanto tempo, ma sentivo che il fuoco divorava la casa e rischiavamo di morire bruciate. Scappammo. I tedeschi ci videro e spararono ancora. Poi silenzio. La mia sorellina Anna di nemmeno un mese, era in fin di vita. Morì dopo una settimana di agonia. La vittima più piccola della strage. Morì anche Maria”. A Cesira Pardini nel 2012 sarà conferita la Medaglia d’Oro al Valor Civile.
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A Sant’Anna cala il silenzio. Resta la disperazione dei sopravvissuti per i quali la guerra non finirà mai più.

 

di francesca, il 12 agosto 2019 14:13. - Commenti



IL MIO SENSO VIVE SOLO NEL TUO TEMPO….poesia di Luigi Piras


Da lontano vedo ancora il mondo
consumato da pensieri mai stanchi
Il mio senso vive solo nel tuo tempo
vive e spazia negli attimi infiniti di un sogno
Tutto e’ ormai facile e si confonde
con la ricostruzione di un amore
che non puo’ finire anche se abbandonato
ed esiliato nell’angolo piu’ nascosto di un sentimento
Il mio senso vive solo nel tuo tempo
E’ da lontano che lo sento, solo in
quella geometria scomposta di un rimpianto
E tutto si ricompone come un arcobaleno
che non e’ piu’ schiavo della sua tormenta.
Da lontano le onde del mare raccontano
storie d’amore disperse nel vento
sensazioni simili a carezze rubate e
mentre mi accorgo che manca ancora una stella
quella luce che guida i sogni piu’ belli
scopro che manchi tu che sei il mio unico senso
che vive e vivra’ solo nel tuo tempo..

di francesca, il 20 luglio 2019 19:18. - Commenti



LETTERA APERTA DA GIULIO SALVATORI

Ricevo e pubblico.

Cara Francesca. Prima di tutto buon giorno e abbi pazienza se ti esprimo il mio “punto di vista su  “Incontriamoci/ Poesia”. Sarà il caldo che mi disturba o, la mia maledetta/benedetta voglia di dire quello che penso, è un vizio Toscano o, la mia rudimentale fibra quale figlio di un  cavatore. Quando ero ragazzino, ero così vicino alla chiesa che, il sacerdote di quel tempo, voleva che andassi in seminario. Ci provò, con la benedizione dei miei genitori, ma non resistetti più di una settimana. Continuai a prestare servizio nella mia piccola chiesa e cantavo tutti i salmi in latino, anche se non capivo nulla. Poi, mi avvicinai alla dottrina delle zio comunista e fra bicchieri di vino sollevati da mani callose: mi piaceva di più cantare Bandiera Rossa, l’Internazionale, l’Inno dei Lavoratori…forse covava dentro di me, lo spirito musicale. Ma questa è un’altra storia che più volte, a frammenti, ho pubblicato sulle pagine di Eldy.

La mia riflessione viene dal fatto che, guardando -Poesia – vedo, e spero di sbagliarmi, un giardino vuoto, scarso di abitatori, come dicono in TV. Forse con l’età, aumenta anche la miopia, ma di solito difficilmente mi sbaglio. Anche se alla Capitana della Barca, vanno fatti gli elogi più grandi e meritevoli…legati anche ad un Affetto e Stima, non trovo più quello slancio di tempi addietro. Poi, l’assenza vergognosa della dirigenza, che non ha saputo cogliere l’Aspetto Culturale che arriva/arrivava da tutto lo Stivale alle “redazioni”. Non vorrei che qualcuno si offendesse. Ma, senza presunzione, uno come me, che con la carta stampata ci razzola da una vita, queste cose le sente.
Te mi dirai : “Questo è ciò che abbiamo caro Toscano, se vuoi scrivere, io ci sono, altrimenti, rimani nella tua Versilia”.

Ho provato a rimanere nella mia Versilia, ma poi, in questi anni ho trovato amiche e amici, come faccio a chiudere la porta ? Anche perchè, ci vuole un rompiballe, uno che dice quello che pensa, uno che rovescia i birilli, uno che bestemmia in silenzio…Le bestemmie, dicevano i cavatori quando una martellata spezzava un dito, se indirizzate alla persona giusta, non sono bestemmie, ma preghiere. Prova a spiegare la filosofia di questo concetto ai colletti bianchi.( Fermati Toscano!)

Mi fermo qui Francy, con un abbraccio e la solita frase: Avanti Tutta .

Giulio

 

di francesca, il 12 luglio 2019 15:56. - Commenti



Oh Freud !…di Franco Muzzioli

Francesca mi invita  a scrivere sui sogni , un argomento che personalmente mi coinvolge e mi ha coinvolto molto.

Siamo negli anni settanta dello scorso secolo , avevo appena “fatto famiglia ” (due figli) e avevo dato inizio ad una attività imprenditoriale parallela al mio lavoro. Non ho retto allo stress e per un paio di anni ho sofferto di crisi di panico , quindi l’unico modo per risolvere il problema era la psicanalisi.

Il mago della mente era un freudiano , quindi buona parte della “cura” era basata sull’analisi dei sogni e loro interpretazione . Sogni che portavo nell’ambito della seduta e che analizzavo assieme allo psicoterapeuta. Questa terapia fu basilare anche perchè ero costretto a scrivere i sogni che facevo  “una specie di compito a casa”, tanto che alla fine è nato un vero e proprio “saggio” che ho intitolato “oh Freud !” 

Questa è la premessa che introduce l’argomento.

Quando di notte si spengono le luci del reale e del razionale , il nostro cervello è libero di portarci nei meandri reconditi dell’inconscio .

Il sogno è un indispensabile equilibratore delle nostre pulsioni e dell’attività cerebrale. Come ho già avuto occasione di dire l’afflusso del sangue al cervello durante il sogno , è doppio rispetto a quando si è svegli.

Elaboriamo necessità inconscie o contenuti psichici apparentemente rimossi  , spesso in maniera metaforica o simbolica.

Entrare nell’interpretazione dei sogni richiederebbe  lunghe trattazioni , ma soprattutto esperienza scientifica che non possiedo.

Ci sono comunque alcuni stereotipi come “il simbolo fallico” , che spesso entra nei sogni : la torre, il serpente , la montagna , ma tantissimi altri.

Come il sesso nell’onirico che può voler dire : autostima, immaturità , pulsioni inespresse  o tante altre cose.

Nell’ambito di una seduta psicanalitica è sempre il paziente , che con l’aiuto del medico , trova la soluzione del significato del sogno   o almeno lo interpreta. 

Come “sognare di volare” , tanto comune a tutti , può significare : uscire dalle responsabilità della vita reale , o sentire  la necessità di dominare, o la voglia di uscire da schemi obbligati.

Forse l’unica semplicistica ed immediata interpretazione dei sogni è consultare “la smorfia”, dove ad esempio “il volare” , vuol dire “successo rapido” e numero 58 (ovviamente da giocare al lotto).

Come ho detto gli unici che possono interpretare i nostri sogni siamo proprio noi …che cosa vuol dire quel sogno ? Pensiamoci e cominciamo a darci delle risposte , entriamo nella “caverna” e accendiamo la fiaccola della interpretazione , collegandola con le nostre pulsioni, le nostre frustrazioni, i nostri desideri nel reale, allora non saranno solo sogni , ma importanti messaggi.

Franco

di francesca, il 6 luglio 2019 15:02. - Commenti



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