Poesie di Eldy

UNA MADRE

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UNA MADRE
L’angoscia di una madre
La paura ,le preoccupazioni.
Per un figlio una madre da tutto
Tutta se stessa.
Al momento del bisogno
Una madre è sempre presente.
In caso di necessità,
una madre si angoscia per lui
una madre si preoccupa ,non si da pace.
L’angoscia la assale,
si sente soffocare
sembra non riuscire più a vivere.
Deve vivere
Deve fare  l’indifferente con lui.
Per quel figlio,ancora così giovane.
La madre deve rassicurarlo,dare fiducia.
La paura,l’angoscia deve soffocarla
Deve nasconderla,soffrire in silenzio.
Deve vivere
Vivere per aiutare lui.
Autore: Maurizia.vi

Questa poesia è stata scritta da paolacon.eldy, il 23 ottobre 2010 at 09:55, nella categoria: maurizia.vi. Lascia un tuo commento qui



Le parole non dipingono

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Potrebbero dare un tono alla luce del sole, rendere piu’ visibili le onde del mare; aggrapparsi dolcemente ai sogni ed ai contorni infiniti del cuore. Le parole non dipingono piu’, scivolano sulla superficie di gelo di anime rassegnate, ove da una semplice parola potrebbe nascere una melodia: Ineccepibile parodia per simulare un sentimento che desidera volare e rivivere ..Cercare ancora tra quelle finestre illuminate i vecchi ricordi poi sparsi per le vie immaginarie, cogliere ad uno ad uno quei riflessi di luce e cercare la dolce malinconia nel sibilo acuto del silenzio…Le parole non dipingono piu’ quando resto solo a guardare lontano, e la speranza nasce nel far rivivere chi non c’e’ piu’ nel semplice modo di ripercorrerne il cammino ed i possibili desideri inesauditi ..Una quercia antica che parla in silenzio si apre sotto il cielo maestoso ed i suoi solchi raccontano la storia di chi non poteva immaginare quanto si puo’ essere soli quando le parole non dipingono piu’..La notte aspetta le energie consumate del giorno e , mentre le parole trovano spazio nella retorica ed accademica forma, restiamo abbracciati tra il fervore e l’eterno passare..

Questa poesia è stata scritta da admin, il at 06:21, nella categoria: luigi4lc7.lc. Lascia un tuo commento qui



Un nuovo contratto

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“Un nuovo contratto”
Interno di una agenzia pubblicitaria, la segretaria si avvicina all’interfono
“il ragionier  Rossetti è desiderato dal dottor Venuta”.

“Porca miseria… che cosa vorrà questa mattina !!??”
“Non ti preoccupare Rossetti, è un tipo tranquillo quel Venuta, grane non ne ha mai create a nessuno”.
“Dici bene Vincenzini, ma il lavoro quest’anno è calato e il responsabile dei nuovi contratti sono io, vedrai che ci sono problemi”.
“Ma no… scommetto una cena … anzi si tratterà di una promozione, il tuo lavoro è stato eccellente, pur con questa maledetta crisi”.
“Me lo auguro… ciao”.

Rossetti preoccupato giunge davanti all’ufficio del dottor Venuta. “ ragioniere, il dottore l’attende può entrare”  dice la segretaria con un sorriso.
La porta è semiaperta, Rossetti entra con circospezione  “Buon giorno dottor Venuta”………. “A Rossetti, si accomodi … mi scusi un attimo devo firmare alcune carte e sono subito da lei …… sa il discorso sarà lungo… molto lungo”.
Passano alcuni minuti, con Rossetti sempre più sulle spine.
“Dunque Rossetti, spero si trovi bene in questa azienda? È certamente una delle più importanti nel settore pubblicitario e radiotelevisivo  e…. lei quest’anno, pur con un leggero calo e con tutti i problemi che crea il mercato in questo momento, ha svolto un ottimo lavoro … poi vede… penso sia il tipo adatto per un nuovo importante contratto … un contratto un po’ particolare . Lei è onesto, serio … sì è l’uomo più adatto, si chiama Pietro no ?”
“Sì dottore “ disse Rossetti un po’ rincuorato.
“Vede…come le dicevo il discorso è un po’ lungo e difficile da iniziare … anche perché ho voluto scegliere questa volta una veste, diciamo così, meno carismatica… duemila anni fa è stato meno complicato … sa le scritture… la stella… i magi… e poi con tutti quei messia era più facile… l’uomo era più semplice, accettava  di più i cambiamenti, le novità radicali, ora è stato molto più difficile decidere … Ho scelto, anzi … il Padre mio ha scelto una strada, che agli occhi della tradizione potrebbe sembrare profana, inusuale, ma certo è la più adatta per questi tempi… essere un creatore di annunci pubblicitari è certo la via più breve ed efficace per farsi conoscere, per fare arrivare agli uomini un nuovo messaggio… Vede la prima volta iniziai con l’essere il figlio di un falegname, non certo figlio di re o cose del genere…       il mio cammino deve essere sempre difficile, simile a quello della maggior parte degli uomini. Forse avrei dovuto nascere in una delle tante terre martoriate dalla guerra e dalla fame… ma come potevo parlare agli uomini? Poi dovevo nascere qui, dove vi è la sede di chi mi rappresenta …”
Disse in tono grave   “ …Era necessario… indispensabile.”
“…Potevo forse nascere in una borgata o in una delle tante baraccopoli di periferia… sarebbe stato più oleografico… ma inutile…vede ho cambiato anche il linguaggio…” Sentenziò sorridendo.
“Perché mi guarda atterrito… non creda sia stato meno sorpreso, almeno all’inizio anche il primo  Pietro, si spaventò veramente quando gli dissi che ero il figlio di Dio, … ma poi comprese e mi seguì. Pietro Rossetti, mi ascolti, ne va di tutti i miei figli… di tutti voi”.

“Dottore, credo che questa mattina Lei  non si  senta bene, sarà forse lo stress…… se chiamassimo un dottore …qualche tranquillante…La prego mi lasci telefonare”.

“Pietro, Pietro …ma come puoi non aver ancora capito, ti pare che uno come me faccia tanta strada solo per spaventarti?
L’uomo e tu lo sai… perché sei puro …è vicino alla fine …sta autodistruggendosi… ma ha ancora una possibilità per salvarsi”. Aggiunse con dolcezza.  “Allora io predicai l’amore, con le parole adatte a quei tempi e con il mio sacrificio. Parlai del mio Regno… ora non lo posso più chiamare così, ma luogo dove un giorno tutti mi incontrerete. Ora è venuto il tempo di parlare di  umiltà… l’uomo dovrà essere umile per salvarsi . Purtroppo sono pochissimi quelli di voi che lo sono o lo sono stati. Vedi quasi tutti poco o tanto hanno amato…l’amore in fondo è più facile….l’umiltà  no è difficile… difficilissima… ma è la salvezza… ne puoi star certo. Se un uomo è umile sa anche amare nel modo giusto … quello che salva se stesso e gli altri.
Questo è il nuovo contratto che ti affido …rilanciamo insieme l’umiltà…facciamone un sentimento indispensabile … solo così si può parlare a voi uomini di oggi.
Pietro credimi la via della salvezza è ancora possibile, sono tornato per tracciarla ancora una volta con voi, perché tutti, proprio tutti, possiate trovarvi un giorno nel luogo promesso”.
Il dottor Venuta si avvicina all’interfono “ Signorina mi chiami subito anche gli altri impiegati … devo trovare i miei apostoli… li faccia venire nel mio ufficio”

Si avvertì un chiacchiericcio concitato e dopo pochi minuti si presentarono davanti alla porta dell’ufficio del dottor Venuta una decina di impiegati stupiti, che videro il ragionier Rossetti pallido intento a far occhiacci e piccoli cenni con le mani.

“Signori accomodatevi, devo parlarvi di cose molto importanti, si tratta di un nuovo contratto, un nuovo grande progetto … ma scusatemi figli miei, devo compiere con voi il cammino voluto dal Padre mio che sta nei cieli.

Un brusio confuso riempì la stanza.

“Scusatemi… dovete ascoltarmi, ho già detto a Pietro”. E sorrise, voltandosi verso Rossetti” Quale sarà la strada per arrivare nel luogo dove si vivrà tutti in pace ed in eterno. E’ necessario iniziare a dare agli uomini il nuovo messaggio, perché come vedete, il mondo sta andando verso la catastrofe…voi cari… siete i miei nuovi apostoli.

L’interfono gracchiò, era rimasto acceso e la signorina Teresa, segretaria dell’azienda, stava ascoltando incredula a bocca spalancata.
Dalla porta semiaperta Rossetti fece cenno, come per dire “telefoni in fretta” e cercò di scandire con il labiale “centodiciotto”.

“Figli miei” Continuava intanto il dottor Venuta “ Dobbiamo lanciare un nuovo messaggio, trovare una campagna pubblicitaria efficace per promuovere in tutto il mondo… l’umiltà … il nuovo contratto che consegno a Pietro, a  Pietro Rossetti  è appunto questo… promuovere l’umiltà”
Disse scandendo le parole. “Voi siete in prima linea, siete i nuovi propagatori della buona novella”.

Vincenzini e gli altri erano increduli, ascoltavano attoniti il loro direttore … qualcuno guardò  Rossetti con aria interrogativa , come per dire “ma che cosa sta succedendo?”
Venuta continuò a parlare ai suoi impiegati, con passione con amore, cercando di convincerli, di illuminarli, di portarli verso questa nuova visone di umanità.
Poco dopo, nell’ingresso si sentirono dei rumori, poi voci concitate e la signorina Teresa apparve sulla porta , quasi a capo chino , dietro di lei due infermieri con il camice bianco.
Lei indicò “ E’ quel signore vestito di grigio con gli occhiali”.
Gli impiegati fecero largo e gli infermieri si avvicinarono al dottor Venuta.
“Dottore per cortesia venga con noi, non si sente bene” E cercarono di afferrarlo per le braccia. Egli si divincolò e repentino salì sulla sedia.
“Non potete portarmi via, non è così che è stato stabilito, questa volta non dovevo essere catturato … cosa fate?… Toglietemi le mani di dosso …cosa fate? Pietro, Pietro dillo anche tu….Rossetti….la prego….cosa fate?”
I due infermieri, dopo averlo fatto scendere dalla sedia, gli sollevarono la manica della giacca, slacciarono il polsino della camicia e con rapididà fecero una iniezione. Il dottor Venuta guardava muto, frastornato, pian piano le gambe cominciarono a non reggerlo, venne portato fuori  dagli infermieri  verso l’ascensore.
Rossetti guardò gli altri con sgomento, tutti parlottavano commentando l’accaduto.
“Pover uomo” Disse Rossetti “ Lo stress gioca brutti scherzi ….troppo lavoro ragazzi…..troppo lavoro”.
Tutti si incamminarono fuori dall’ufficio … “Però mica male l’idea …”
Aggiunse Vincenzini sorridendo!!!!

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Autore: Franco Muzzioli

Questa poesia è stata scritta da paolacon.eldy, il at 06:13, nella categoria: francomuzzioli. Lascia un tuo commento qui



La stella perduta

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l fiume scorre..lento, sull’acqua un tronco galleggia..affonda per poi ritornare a galla, lo osservo, chissà dove andrà a fermarsi, o se arriverà al mare.., lo osservo e per un attimo penso.. . Quell’albero nato chissà dove,cresciuto sano, forte,ha visto estate e inverni, chiaccio , e sole..coi suoi rami come braccia ha toccato il cielo,poi un giorno un temporale lo ha schiantato..adesso trascinato dalla corrente..lotta per non affondare,non sa se resterà impigliato o se vedrà l’immensa marea azzurra..dove insieme ad altri si perderà all’orizzonte.. Quel tronco somiglia tanto alla vita degli uomini..,galleggia , affonda..lotta , percorre il suo cammino..sotto sguardi indifferenti..,era giovane e forte..a tutti ha donato la sua ombra.., a tutti ha detto, con le sue nuove foglie..che un’altra primavera è arrivata,nel buio della sera..coi rami protesi al cielo ha dialogato con le stelle.. ha cercato nel silenzio sublime..parole nuove..parole di speranza..ha cercato la sua stella.., una finta luce..che arriva da miliardi di anni luce.. che forse non esiste..più .. ha cercato nell’illusione..come fanno gli uomini..che hanno tutto..quel qualcosa che manca sempre..la verità.
 
autore:nemo

Questa poesia è stata scritta da admin, il 22 ottobre 2010 at 14:13, nella categoria: nemo. Lascia un tuo commento qui



VIVERE?

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Vivere, non sempre
sembra aver senso,
importante non disturbare,
non dare fastidio.

Ti hanno relegato
in questo angolo,
usandoti a convenienza,
un momentaneo bisogno,
per poi rimetterti a posto,
come un qualsiasi utensile.

Rinchiuso tra le sbarre
di questa prigione,
fatta di malvagità,
dove nessuno ti ascolta,
o si accorge di te.

Nessuno riesce a vedere
le tante ferite
inflitte dall’indifferenza,
di chi volutamente cieco,
preferisce il proprio egoismo.

Stendere la mano,
stringerne un’altra,
dare nuovo senso a questa vita,
e ritrovare tra le dita,
solo una fredda monetina,
come se il denaro,
potesse comprare
l’amore mai avuto.

Tornare indietro
nel tempo per capire,
che in fondo nulla
è poi cambiato,
tutti i desideri,
speranze, sogni,infranti
contro il muro dell’amara verità,
ridotte in cocci tutte le illusioni.

No, non so quale,
sia stato il senso della vita,
per te che adesso,
finalmente sereno,
trovi l’amore tra le braccia,
della dolce signora,
che ti fa compagnia.

autore:antonino8.pa

Questa poesia è stata scritta da admin, il at 13:57, nella categoria: antonino8.pa. Lascia un tuo commento qui



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