Poesie di Eldy

PABLO NERUDA

PABLO NERUDA 
 
Pablo Neruda è  stato un poeta cileno nato a Parral nel 1904. E’ considerato una delle più importanti figure della letteratura latino-americana contemporanea. Il suo vero nome era Ricardo Reyes, ma usava l’appellativo d’arte Pablo Neruda dallo scrittore e poeta ceco Jan Neruda. Cominciò a scrivere le prime poesie da giovanissimo per poi diventare un insegnante.
Nel 1924 il suo”Viente poemas  de amor y una cancion  desasperada”  (Venti poesie d’amore e una canzone disperata ) diventò un best-seller per cui fu annoverato tra i più noti  e giovani poeti latino-americani.
Pablo Neruda , genio immaginativo, cominciò come simbolista, poi diventò surrealista ed infine realista, abbandonando la struttura formale  tradizionale della poesia per una espressività più semplice e più terrena. La sua influenza sulla poesia in lingua spagnola è stata enorme  e nonostante tutto la sua reputazione internazionale  è andata ben oltre i confini linguistici.
Fu un acuto ammiratore di Stalin ma solo più tardi si accorse di aver contribuito ad una immagine non reale dell’Unione sovietica. Questo lo costrinse a cambiare opinione e a rinnegare la sua ammirazione espressa in precedenza,senza abbandonare la sua fede comunista .
Un’altra delusione fu il voltafaccia di Videla,candidato alle elezioni presidenziali in Argentina.
Videla dopo essere stato eletto presidente  fu incriminato per i delitti commessi durante il suo mandato. Fece imprigionare i minatori che avevano scioperato e li fece condurre nei campi di concentramento.
Da questo momento Neruda  si dedica alla composizione di  grandi capolavori, di  poemi e si avvia verso una poesia di impegno sociale e di intonazione epica.
Nel 1952 fu invitato a trascorrere un soggiorno a Capri e poi a Ischia e fu qui che ebbe l’ispirazione per scrivere  le sue più belle poesie . Questa volta lasciami essere felice Morì di leucemia a Santiago nel 1973 .
Durante la sua carriera letteraria, Neruda  ha prodotto più di 40 libri di poesia, traduzioni  e teatro in versi . La realtà  sarà sempre presente nei suoi lavori ,nella rappresentazione realistica dell’unità tra uomo e donna e sotto forma di rinuncia e di morte,presupposti questi che reggono il mondo e la vita stessa. Nel  1971 vinse il Premio Nobel per  la letteratura e il premio per la Pace “Lenin”.
Difficile scegliere tra le sue  poesie , quelle che hanno caratterizzato il suo stile ……. Queste sono quelle che ho ritenuto più significative…
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CANTO DELLA TRISTEZZA
 Non resta che invocare il tuo nome,
creatore della vita:
soffro, ma tu soltanto sei nostro amico!
 
Parliamo solo il tuo incantevole linguaggio,
diciamo il perché della mia tristezza:
 
Cerco la grazia dei tuoi fiori,
l’allegria dei tuoi canti, i tuoi tesori.
 
Dicono che in cielo vi sia gioia,
vita e letizia il tamburo lì risuona ,
il canto è incessante e con esso si dissolvono
il nostro pianto e la tristezza
 
nella sua casa dimora la vita…
questo sanno i vostri cuori,
oh principi!

 

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IL TUO SORRISO
 Toglimi il pane, se vuoi, toglimi l’ aria,
ma non togliermi il tuo sorriso.
 
Non togliermi la rosa, la lancia che sgrani,
l’acqua che d’ improvviso scoppia nella tua gioia,
la repentina onda d’argento che ti nasce.
 
Dura è la mia lotta e torno con gli occhi stanchi,
a volte, d’ aver visto la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte le porte della vita.
 
Amore mio, nell’ora più oscura sgrana il tuo sorriso,
e se d’ improvviso vedi che il mio sangue
macchia le pietre della strada,
 
ridi, perché il tuo riso sarà per le mie mani
come una spada fresca.
Vicino al mare, d’autunno, il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma, e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa della mia patria sonora.
 
Riditela della notte, del giorno, delle strade contorte dell’isola,
riditela di questo rozzo ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno, quando tornano i miei passi,
negami il pane, l’aria, la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai, perché io ne morrei.
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E’ BELLO AMORE
 E’ bello, amore, sentirti vicino a me nella notte,
invisibile nel tuo sogno, seriamente notturna,
mentr’io districo le mie preoccupazioni
come fossero reti confuse.
 
Assente il tuo cuore naviga pei sogni,
ma il tuo corpo così abbandonato respira
cercandomi senza vedermi, completando il mio sonno
come una pianta che si duplica nell’ombra.
 
Eretta, sarai un’altra che vivrà domani,
ma delle frontiere perdute nella notte,
di quest’essere e non essere in cui ci troviamo
 
qualcosa resta che ci avvicina nella luce della vita
come se il sigillo dell’ombra indicasse
col fuoco le sue segrete creature.
 
XLVIII SONETTO
 Due amanti felici fanno un solo pane,
una sola goccia di luna nell’erba,
lascian camminando due ombre che s’unisco,
lasciano un solo sole vuoto in un letto.
 
Di tutte le verità scelsero il giorno:
non s’uccisero con fili, ma con un aroma
e non spezzarono la pace né le parole.
E’ la felicità una torre trasparente.
 
L’aria, il vino vanno coi due amanti,
gli regala la notte i suoi petali felici,
hanno diritto a tutti i garofani.
 
Due amanti felici non hanno fine né morte,
nascono e muoiono più volte vivendo,
hanno l’eternità della natura
Neruda nelle sue poesie è molto autobiografico, la natura ha fatto da sfondo costante, e il paesaggio della sua terra, con i boschi e i fiumi, ha costituito una sorta di paradiso, rimpianto non come luogo perduto ma come restauratore di energia e di speranza. Nella sua poesia emerge un continuo misurarsi col dolore provocato  dall’uomo, dalla guerra, dall’egoismo, nonostante tutto  non lo detesta anzi come vediamo in “Espana en el corazon” denuncia i crimini della guerra civile, piange sulle rovine della Spagna e sulle tante vittime della guerra .
É OGGI
E’ oggi: tutto l’ieri andò cadendo
entro dita di luce e occhi di sogno,
domani arriverà con passi verdi:
nessuno arresta il fiume dell’aurora.
 
Nessuno arresta il fiume delle tue mani,
gli occhi dei tuoi sogni, beneamata,
sei tremito del tempo che trascorre
tra luce verticale e sole cupo,
 
e il cielo chiude su te le sue ali
portandoti, traendoti alle mie braccia
con puntuale, misteriosa cortesia.
 
Per questo canto il giorno e la luna,
il mare, il tempo, tutti i pianeti,
la tua voce diurna e la tua pelle notturna
MI  PIACI QUANDO TACI
 Mi piaci quando taci perché sei come assente,
e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca.
Sembra che gli occhi ti sian volati via
e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.
 
Poiché tutte le cose son piene della mia anima
emergi dalle cose, piene dell’anima mia.
Farfalla di sogno, rassomigli alla mia anima,
e rassomigli alla parola malinconia.
 
Mi piaci quando taci e sei come distante.
E stai come lamentandoti, farfalla turbante.
E mi ascolti da lungi, e la mia voce non ti raggiunge:
lascia che io taccia col tuo silenzio.
 
Lascia che ti parli pure col tuo silenzio
chiaro come una lampada, semplice come un anello.
Sei come la notte, silenziosa e costellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.
 
Mi piaci quando taci perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Allora una parola, un sorriso bastano.
E son felice, felice che non sia così.
Qui ti amo…
Qui ti amo.
Negli oscuri pini si districa il vento.
Brilla la luna sulle acque erranti.
Trascorrono giorni uguali che s’inseguono.
 
La nebbia si scioglie in figure danzanti.
Un gabbiano d’argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte, stelle.
 
O la croce nera di una nave.
Solo.
A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima.
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto.
Qui ti amo.
 
Qui ti amo e invano l’orizzonte ti nasconde.
Ti sto amando anche tra queste fredde cose.
A volte i miei baci vanno su quelle navi gravi,
che corrono per il mare verso dove non giungono.
Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore.
I moli sono più tristi quando attracca la sera.
 
La mia vita s’affatica invano affamata.
Amo ciò che non ho. Tu sei così distante.
La mia noia combatte con i lenti crepuscoli.
Ma la notte giunge e incomincia a cantarmi.
La luna fa girare la sua pellicola di sogno.
 
Le stelle più grandi mi guardano con i tuoi occhi.
E poiché io ti amo, i pini nel vento
vogliono cantare il tuo nome
con le loro foglie di filo metallico.

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 Questa volta lasciami essere felice

Questa volta lasciami essere felice,
non è successo nulla a nessuno
non sono in nessun luogo,
semplicemente
sono felice
nei quattro angoli
del cuore, camminando,
dormendo o scrivendo.
 
Che posso farci, sono felice,
sono più innumerabile dell’erba nelle  praterie,
sento la pelle come un albero rugoso,
di sotto l’acqua, sopra gli uccelli,
il mare come un anello intorno a me,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.
Elaborazione fatta da Porzia.mi

Contributo di admin, 2 febbraio 2011 14:16.

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