c’era uno che aveva una giara,
cosa è un giara? alf?
è un grosso vaso di terracotta, fred
grosso quanto alf?
fred ti ho detto grosso perciò è grosso!!
vai avanti al,
un giorno gli si è rotta ,
la giara ? al?
si la giara fred!
allora la getto’ via al?
no fred, chese ad uno di riparargliela,
e trovò uno che gli promise che gliela avrebbe riparata.
la giara?
si fred la giaraaaaaa!!!!!!
scusa al come si ripara una giara rotta ??
aspetta al…………………
questi era un omino piccino,
raccolse tutti i cocci e incominciò ad attaccarli
con l’atack al?
non lo so,Pirandello non lo dice ,
peccato al,
entrò dentro la giara e incominciò a attaccare i pezzi,
allora al la giara era grande davvero?
ti ho dertto che era grande,
e lui ci stava diritto in piedi ? al?
stai zitto fred,
si al, scusa ,
salendo con i pezzi ricostruiva tutta la giara stando all’interno ,
arrivando al punto dove la giara si stringe
cosi morì soffocato al?
stai zitto fred !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
il padrone della giara ordinò al riparatore di uscire dall’ interno della giara
dicendogli che cosi non avrebbe potuta venderla con lui dentro ,
ahahhaha al c’era rimasto dentro?
si fred !
e bisticciavano, uno dentro e l’altro fuori della giara ,
se non esci non ti pago diceva il padrone,
della giara al?
taci ,
la giara te l’ho riparata, diceva l’omino da dentro e mi devi pagare!!!
al… falla breve come, è finita ?
fred sai che non mi ricordo ?????????
lo devo rileggere fred .
fallo al poi mi dici , sono curioso!
alfred
Questa poesia è stata scritta da , il 13 ottobre 2009 at 14:16, nella categoria: alfred. Lascia un tuo commento qui

L’amore è in fiore,
splendido, superbo..ma fragile,
può essere eterno,
oppure sfiorire in un attimo,
tutti cercano questo fiore,
molti lo trovano,
ma non lo raccolgono,
altri lo ricevono in dono,
ma non riconoscono la sua preziosità,
chi lo riconosce, lo tiene stretto,
lo cura con l’anima,
l’ama col cuore,
quel fiore prezioso
non sfiorirà mai.
autore:elisa3.mi:
Questa poesia è stata scritta da , il at 04:47, nella categoria: Elisa3.mi. Lascia un tuo commento qui

Specchio maledetto ,
perché continui a prendere per fesso
dando un’immagine contorta e diversa?
perché proponi questo aspetto?
Perché guidi queste mani
disegnando tanto falso da far del male?
Cerca di essere obbiettivo,
fai della critica sana e costruttiva
Niente! continua a non capire,
non vuole sentire ragione,
crede di essere nel giusto, perché,
guardando allo specchio vede
ben altra immagine riflessa,
Ma la gente intelligente avrà capito,
mica è difficile leggere tra le righe,
per capire quanti sforzi si fanno,
per protagonisti apparire,
Si fa sfoggio di tanta frivola apparenza,
mettendo il “bello” dove non c’è,
trovando posto per il “dolce”,
usando continuamente
il “meraviglioso” per contorno
e tante altre sdolcinature in bella mostra,
per accaparrarsi, quel posto che non gli compete,
Per, poi, ritornare a rispecchiarsi,
nel suo specchio maledetto,
con grande soddisfazione e contentezza,
da sentirsi felici e appagati.
Mio caro specchio, solo tu, puoi sapere
quanto si lotta per conquistare certi ruoli,
quanti sacrifici per mantenerli, adesso,
sarebbe, veramente brutto,
per un nonnulla, vederli svanire
Autore:domè
Questa poesia è stata scritta da , il at 04:37, nella categoria: altri autori. Lascia un tuo commento qui

Ho cercato spesso di capire il senso della vita
E sempre le domande rimangono senza risposta
Si perdono nell’aria spinte da venti impertinenti,
irriguardosi, dietro nuvole nere cariche di pioggia.
La ragione non cede e silenziosa vola in altri cieli,
altri orizzonti, dove cercare soluzione alla domanda;
forse si nasconde nelle parole magiche della poesia
o è impegnata nella eterna lotta contro il male;
afferma qualcuno che sia nella pratica dell’etica,
che onestà e correttezza sono valori della vita;
altri nella bellezza e amore, doni di Afrodite
portatrice di soffici voci e morbide carezze;
raccontano a bassa voce di sogni e di speranze
e mi portano a distanza dal problema che mi affligge .
La ragione mi abbandona e le idee restano sospese
Sfugge dal palmo della mano il verso claudicante
E mi perdo dietro vana ricerca di cause ed effetti
Della vita che si sottrae e non ti svela il suo mistero.
Insoluto resta il quesito, sconosciuta la risposta,
Mi rifugio in dolci sensazioni di amicizie pur distanti
Ma presenti e con loro ogni notte cerco l’evasione,
con loro riempio la serata in quieta e dolce armonia,
e col dono della chiacchiera facciamo l’ora tarda.
Abbandono allora la ragione, faccio uso della passione
E non mi chiedo oltre dell’esistenza il vero scopo,
vago lontano con la mente e penso a cose belle:
il sole che sorge e annuncia il nuovo giorno.
Il risveglio della natura in primavera,
i tramonti infuocati delle mie valli,
le parole d’amore dette a una deliziosa fanciulla
l’affidare il cuore alle ali di un sogno,
la fortuna di avere buoni amici,
…… prendere la vita come viene.
Forse è questo il vero senso della vita.
Autore: flavio
Questa poesia è stata scritta da , il 12 ottobre 2009 at 15:17, nella categoria: flavio:46. Lascia un tuo commento qui

Estate, l’opprimente estate è sparita.
La mente fannullona giocherella coi ricordi,
si sofferma alle emozioni, alla noia, all’afa imperterrita,
alle notti con i sublimi chiari di luna,
e al luccicare in coro delle stelle.
E’ notte.
Il fresco comincia a pungere.
Raccolto con calma nel giubbotto,
ammiro lassù il mosaico immenso:
una notte di mezza luna,
un buio ricamato da stelle tremolanti.
Io…
Io penso…
Io penso a Dio.
Frugo nel dipinto due Stelle, le più lucenti;
quella su di là, splendente, eccome;
cala giù, lenta lenta,
fin sotto l’albero di arance e si posa lì.
Strano, ma le stelle non si muovono,
chiudo gli occhi, li riapro la Stella troneggia sospesa nel vuoto,
sotto i rami immobile in mezzo alla radura nel suo splendore.
E la radura, nel sipario fiabesco, s’illumina:
ed io penso… penso sempre a Dio.
Come per incanto
da lassù prende a viaggiare un’altra Stella, placida e sicura,
cala e si ferma infine sotto l’albero di arance;
Più in là, a sinistra,
pulsa, oscilla, impaziente,
la prima ondeggia, oscilla, freme,
la circonda nei suoi flessuosi giri,
poi s’accosta, la lambisce:
l’improvviso bagliore agguanta l’albero di arance col massimo splendore…
poi d’improvviso sparisce.
Appare il silenzio,
il vento si leva frusciando,
le foglie sussultano, poi tremano, si dimenano coi rami, impazzite;
raffiche rabbiose schiaffeggiano l’albero di arance,
che si dimena sotto l’urlo del vento impetuoso e…
sussultando con l’ultima raffica…s’acquieta
per ricomporre le placide carezze del Silenzio.
e le naturali fattezze alla radura:
E penso…continuo a pensare a Dio.
Apro gli occhi: “Oh, che c’è?”
“Signore, scusi, deve salire? E’ l’ultimo bus!”
Ringrazio farfugliando.., mi siedo e riprendo a pensare:
l’Albero di arance, le due Stelle…il grande bagliore,
il Vento… e la Delizia che scuoteva le foglie.”
E penso…penso a Lei,
a quell’istante in cui,
in una notte piena di stelle,
m’incantò col suo sorriso.
autore :ducky
30/09/2003
Questa poesia è stata scritta da , il at 15:11, nella categoria: ducky. Lascia un tuo commento qui