Non mi sono mai piaciuti, neppure quando ero giovane.
Per fortuna allora ne esistevamo molto meno degli attuali.
Al giorno d’oggi c’è davvero l’imbarazzo della scelta: e questo e quello e quell’altro; gli scaffali dei supermercati ne sono pieni.
Grandi, piccoli, quadrati, rotondi, ovali, di vetro e di plastica.
Li ho visti addirittura vendere sotto il nome di “Sali” ma sono convinto che sotto, sotto ci sia sempre la stessa identica porcheria.
Come è stato bello ieri mattina quando, in cantina, in fondo ad uno scatolone ho ritrovato un pezzo di sapone di quello di una volta.
Quello si che è profumo!
Non quello di tutte le confezioni strane sui ripiani dei negozi che, neppure sei dentro e già lo senti, ti entra nelle narici e fa solleticare il naso fino a fartelo prudere e ti fa lacrimare gli occhi.
Persino la carta igienica…………l’ hanno fatta profumata.
Vai a comperare, poi torni a casa e il pane è profumato di bagno schiuma, l’insalata sa di detersivo per lavatrice, il pezzo di formaggio sa di “erbe del bosco”. Che magari, con un po’ di fortuna, ci può dare buono.
Mangi un pezzo di focaccia e ha il gusto dell’antiforfora.
Per fortuna ho ritrovato un pezzo di gioventù ed ora desidero assaporarmi questo piacere: risentire gli odori di una volta, ritornare alla natura, superare in un balzo anni e anni nei quali ho evitato con caparbietà e costanza di usare veleni che uccidono l’ambiente e gli anticorpi del nostro organismo.
Apro il rubinetto dell’acqua calda, lascio che la vasca si riempia, mi procuro uno straccio, il più ruvido che trovo:
detesto anche le spugne finte e mi immergo in quel mare tropicale che per tanti e tanti anni, con coerente testardaggine, ho sempre voluto evitare.
Mi lascio scivolare giù, fino a sparire nell’acqua trattenendo il respiro.
Nella testa come bollicine di spumante riaffiorano i ricordi.
Mi rivedo bambino, quando in estate dopo un pomeriggio passato in strada a giocare quasi sempre seduto in terra, mia madre mi metteva sul lavandino con la spazzola di paglia e quel sapone che era sapone, mi fregava in tutte le parti fino a farmi diventare rosso nonostante i miei pianti, le mie urla e le mie inutili suppliche perché finisse quella tortura.
Dai!!!… Mi diceva urlando più forte di quanto urlassi io perchè stessi fermo.
Si perché a me sembrava che quella spazzola ,quel sapone, portassero via la pelle, mi scorticassero vivo.
Certamente, se ci fossi riuscito, sarei scappato davvero lontano da quel atroce supplizio quotidiano.
:< non vedi che fai i “frettueli ? > mi diceva.
E così dicendo mi indicava tutto lo sporco che avevo addosso e che faceva diventare nera l’acqua nella “conca” di lamiera zincata, piena di colpi e la ruggine che si stava mangiando le maniglie.
Eggià perché il nostro bagno, allora, era questo!.
Mi passo lo straccio insaponato sul collo, e frego forte , sulle spalle e frego, sulla pancia che diventa tutta rossa: è una libidine, rasento l’orgasmo, sono pazzo di gioia.
Guardo lo straccio. Gli stessi “frettueli”! Gli stessi di allora. Me lo passo sulle gambe, all’interno delle cosce dove la pelle è più sensibile.
Frego bene e frego ancora le ginocchia fino a farle bruciare, me lo passo fra le dita dei piedi e guardo con ammirazione e commozione l’acqua nera.
Nera, nera, nera come allora.
Forse di più! Come sono felice!

Questa poesia è stata scritta da , il 28 novembre 2009 at 21:24, nella categoria: alfred. Lascia un tuo commento qui

Tutto scivola lento,
portandomi lontano tra spazi infiniti,
dai contorni ombrosi e da definire,
dove le immagini si fondono
tra migliaia di stelle.
Questi pensieri allontanano
una realtà che non mi appartiene.
La fine di questo forte sentimento
e questo vuoto profondo che mi avvolge,
mi portano a vagare in un mare di paura,
dove, quella lieve luce di speranza
è diventa tenue senza la magica guida
di quel sentimento,
fatto di cose semplici e belle,
che ha dato tanto,
in questo cielo immenso
colmo di stelle
autore: domè
Questa poesia è stata scritta da , il at 15:45, nella categoria: altri autori. Lascia un tuo commento qui
piccolo che fai?
gioco,
a che cosa ?
faccio le righe sul muro col gesso,
davvero e perche?
domani le guardo,
e allora ?
tutti sanno che sono passato da qui ,
è importante piccolo?
certo,
perchè dici che è importante ?
tutti sanno che sono io .
ma sporchi il muro !!!
non mi importa !
e se non lo fai?
non esisto!
sai fare solo le righe?
si solo le righe col gesso, perche?

Questa poesia è stata scritta da , il 27 novembre 2009 at 23:35, nella categoria: alfred. Lascia un tuo commento qui
Ah, di gioia, di gioia vorrei vestirmi
e correre con lunga falcata
tra il verde saltando come cervo
ogni ostacolo dolce.
Ah, di gioia, di gioia vorrei vestirmi
per correre fuori con il vestito bello
e il sopracciglio alzato, per sentirmi guardato
per veder gli occhi languidi delle fanciulle.
Ah, di gioia, di gioia vorrei vestirmi
per pensare alla vita come lungo cammino
tutto da scoprire
una avventura che io solo conosco.
Ma di gioia oggi mi vesto
anche se non corro come cervo
o il sopracciglio non sale
oltre l’orlo dell’occhio
o se di avventure non conosco il cammino,
oggi, sono in pace col mondo e con me stesso
e la gioia è ancora il mio vestito buono.
Autore: francomuzzioli
Questa poesia è stata scritta da , il at 16:01, nella categoria: francomuzzioli. Lascia un tuo commento qui
L’angoscia che preme sui pori
insensibili alla brezza di un mattino
che con la sua luce ti impone un giorno che arriva.
Il sudore leggero come brina, ti cinge mani e piedi
e gli occhi non vogliono vedere luci e persone
e gli orecchi non vogliono rumore e suoni.
Il nascere giorno per giorno è faticoso,
l’incognita del male che ti porti nella mente
e la morte, sempre sotto la pelle, ti guarda
e stronca la voglia di continuare.
Ma arranchi e respiri a fondo con le narici tese
e dilatate, per raccogliere la forza
per sopravvivere almeno fino a sera.
Poi, un sonno immerso nei lieviti dell’inconscio
ti darà un po di tregua .
L’ansia rimarrà chiusa in te e aspetterà,
subdola ed inarrestabile, il mattino dopo,
per contare con te i dadi del destino.
Autore:francomuzzioli
Questa poesia è stata scritta da , il at 15:55, nella categoria: francomuzzioli. Lascia un tuo commento qui