Poesie di Eldy

MARE D’ INVERNO

 

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 MARE  D’ INVERNO

Onde  lunghe, lente, cantilenanti
si arenano spumeggianti
su una distesa di conchiglie rosa
e la luna intrigante
disegna strisce di luce d’argento.

Mentre sull’orizzonte
la luce avanza,
attraversa lo spazio
e lo avvolge d’aurora,
vive tutt’intorno il vento
che raccoglie segrete emozioni.

Lo sciabordio delle onde grigioperla
sfiorate da un cielo sempre più ampio e luminoso,
culla i nostri pensieri che fluttuano
come questo bellissimo mare d’inverno.

Gli sguardi profondi e limpidi
partecipi di questa armonia,
brillano come cristalli d’acqua.
Sentirsi così vicini, percepirsi nell’anima,
è una cascata di vita, è gioia infinita.

Autore: Silvana1.ge

Questa poesia è stata scritta da paolacon.eldy, il 26 novembre 2011 at 09:43, nella categoria: silvana1ge. Lascia un tuo commento qui



Autunno

C’ è ancora vita nel tuo sguardo color smeraldo
sorridi ignara  senza tempo
ricordi lontani, paure presenti…
Fragile come cristallo,
forte nel tuo attaccamento alla vita che ti sfugge.

Ti stringo le mani ogni giorno
non più parole ma abbracci e sorrisi,
piccoli fiori, fiori che non appassiscono mai,
ai margini del tuo percorso
sempre più in salita.
Oggi l’amore è  la certezza di gesti concreti,
è dar voce ai tuoi bisogni,
è ascolto e preghiera.

L’autunno con i suoi colori e i suoi frutti
è tempo di dolcezza, di pacata attesa..
così è la vita: bisogna attraversare ogni stagione,
bisogna amare anche nel dolore.

Autore: Silvana1.ge


Questa poesia è stata scritta da paolacon.eldy, il 19 settembre 2011 at 00:58, nella categoria: silvana1ge. Lascia un tuo commento qui



CHI SEI TU?…

CHI    SEI  TU ?


Ehi, chi sei tu
per entrare nella vita delle persone
analizzare situazioni, formulare critiche
su comportamenti e sentimenti?
Tu che sei degno figlio
di una terra vittima di non cultura
che partorisce prevaricazioni e pregiudizi..
Tu che te ne stai notte e giorno
appollaiato in rete
e da lì osi pontificare….

Tu che non conosci il linguaggio dell’anima
ma solo quello legato al narcisismo.
Tu che ti abbarbichi alla  dimensione virtuale
che è lontanissima da quella reale
in cui si vive, si gioisce, si condivide.
Soprattutto ci si rispetta
se di persone vere si tratta.

Tu che sei piccolo..piccolo,
invisibile davvero
e non solo perchè ti nascondi
dietro vane parole …
Stattene pure nel virtuale
il mondo della rete è quello giusto per te…
la vita è bella soltanto per chi sa volare
meglio per te la rete e blaterare…bla  bla…

Autore: Silvana1.ge


Questa poesia è stata scritta da paolacon.eldy, il 21 agosto 2011 at 00:39, nella categoria: silvana1ge. Lascia un tuo commento qui



P I A N E T I

 pianeti_fantasy

Mentre l’alba insolente, spinge la notte a spegnersi
e avanza in strati di luce chiara,
lassù, la luna leggera e bella,
dolce luna di cristallo ancora va,
per riaccendersi in un sole
dall’immensa fiamma carezzevole,
dove tutto è luce.

Fecondità d’amore e armonia celeste
creano orizzonti nuovi
dallo splendore contagioso.
Il sogno di due pianeti lontani
ma vicini nella parabola di luce,
rivestiti di essa, si realizza.
Nell’infinito cosmo
risuonano dolcezza e palpiti
che tutto ignorano meno l’amore.

autore:silvana1.ge

Questa poesia è stata scritta da Domenico.eldy, il 14 maggio 2011 at 15:33, nella categoria: silvana1ge. Lascia un tuo commento qui



David Maria Turoldo

Ancora Qualche Poesia di David Maria Turoldo

“La mia gioiosa fatica, la mia salute”

David Maria Turoldo esprime così la sua vocazione, la resistenza a tutto ciò che emargina, ai falsi idoli, alla vanità. La sua attenzione , la sua attiva partecipazione a tutto ciò si muoveva nel mondo è stata sempre costante.

La sua vita : un paradigma di fedeltà alla Parola, di passione per Dio e per l’uomo, che si traduce in una grande forza morale, dalla quale può scaturire energia positiva che permetta il riscatto dalle miserie umane .

Padre Turoldo si fa voce della speranza che anima gli oppressi . Una speranza che vuole ispirare una fede rinnovata, capace di compiere nuovi miracoli della ragione e dell’amore . Il Poeta è propulsore e animatore di giustizia a pace,. Egli crede fortemente nelle potenzialità umane sorrette dalla forza dello Spirito di Dio.
Crede nell’amicizia:chi lo incontra ha la sensazione di essere amico unico, speciale, tanta è la sua capacità di essere totalmente in ascolto e cordiale verso ciascuno. Un Friulano verace, sempre ospitale e spontaneo.

Per chi lo ha incontrato, è stato più facile essere uomo, essere credente.

Ha avuto in dono la fede e la poesia, ma lui è solo Voce, la Parola è Dio. \

La preghiera è per il poeta Turoldo “ il punto più alto dell’esistenza, è come il mare per il pesce,è perla fra tutte le parole…”
Preghiere e canti sono dunque una necessità per l’anima ed affidamento fiducioso alla trascendenza, con la consapevolezza che Dio è Padre misericordioso che ama infinitamente ogni creatura.
———————-
VIENI DI NOTTE

Vieni di notte,
ma nel nostro cuore è sempre notte:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in silenzio,
noi non sappiamo più cosa dirci:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in solitudine,
ma ognuno di noi è sempre più solo:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni, Figlio della pace,
noi ignoriamo cosa sia la pace:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni a liberarci,
noi siamo sempre più schiavi:
E dunque vieni sempre, Signore.
Vieni a consolarci,
noi siamo sempre più tristi:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni a cercarci,
noi siamo sempre più perduti,:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni, tu che ci ami:
nessuno è in comunione col fratello
se prima non è con te, o Signore.
Noi siamo tutti lontani, smarriti,
né sappiamo chi siamo, cosa vogliamo.
Vieni, Signore. Vieni sempre, Signore.

——————

VIVI DI NOI
Vivi di noi.
Sei
La verità che non ragiona.
Un Dio che pena
Nel cuore dell’uomo.
—————–

Da “Nel segno del Tau”
È TEMPO, AMICO
Certo per me, amico, è tempo
di appendere la cetra
in contemplazione
e silenzio.
Il cielo è troppo alto
e vasto
perché risuoni di questi
solitari sospiri.
Tempo è di unire le voci,
di fonderle insieme
e lasciare che la grazia canti
e ci salvi la Bellezza.
Come un tempo cantavano le foreste
tra salmo e salmo
dai maestosi cori
e il brillio delle vetrate
e le absidi in fiamme.
E i fiumi battevano le mani
al Suo apparire dalle cupole
lungo i raggi obliqui della sera;
e angeli volavano sulle case
e per le campagne e i deserti
riprendevano a fiorire.
Oppure si udiva fra le pause
scricchiolare la luce nell’orto, quando
pareva che un usignolo cantasse
“Filii et Filiae”, a Pasqua.
——————————

ALLORA RIDERO’ DELLA SUA DELUSIONE
Armata di falce verrà
pronta a ingaggiar battaglia.
Altri forse avranno un gesto
di pietà:
fonde pensavano
fossero le radici.
E certo non sapevano
che celavo una continua
attesa d’andarmene.
—————–
Sempre sul ciglio dei due abissi
tu devi camminare e non sapere quale seduzione
se del Nulla o del Tutto
ti abbatterà.

 

“Questa nostra civiltà non è tanto un viaggio dal Nulla verso il Tutto quanto, per inversione di marcia, un andare – se non è anche un precipitare – verso il Nulla.
Noi moriremo perchè adoriamo cose da nulla; i nostri sono gli dei del Nulla, il Grande Vuoto: questa onnivora passione del Nulla”.

Elaborazione fatta da Silvana1.ge—————————————————-

Questa poesia è stata scritta da Domenico.eldy, il 5 aprile 2011 at 00:07, nella categoria: silvana1ge. Lascia un tuo commento qui



DAVID MARIA TUROLDO

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DAVID MARIA TUROLDO
(1916 – 1992

Nacque nel 1916 a Coderno in Friuli da famiglia poverissima e molto religiosa .Fu ordinato sacerdote nell’Ordine religioso dei “Servi di S.Maria”.
Maria Turoldo, uomo di profonda umanità, è un autore spigoloso che punta dritto alla coscienza del lettore per indurlo ad operare una scelta di campo etica, se non religiosa .
Nei suoi versi, è appassionato difensore dei poveri, coscienza critica dell’ingiustizia., Egli è dentro la Chiesa ma in modo molto critico, e spesso le sue posizioni hanno sollevato imbarazzo negli ambienti cattolici.
Uno dei motivi ricorrenti nella sua poesia è la morte, intesa come senso della vita poiché aiuta a misurare le cose, a ritrovare il senso della speranza .
Ogni suo scritto ha come oggetto la relazione interpersonale fra Dio e l’ uomo. Egli è salmista, predicatore, poeta, uomo infatuato del divino. Le sue opere hanno infatti la limpidezza del salmo, della laude, del cantico, proprio nel periodo storico delle sperimentazioni formali e linguistiche delle avanguardie letterarie.
.Come fecero i profeti, egli si affida a Dio con estrema fiducia, in contrasto con lo smarrimento generalizzato del contesto storico in cui è vissuto. Il suo linguaggio poetico è altamente espressivo, denso di metafore. Egli si rifà alla Bibbia, ai suoi temi, ai suoi personaggi, anche se traspare una buona conoscenza dei classici e dei moderni.
Tuttavia i suoi scritti sono popolari perchè semplici nel linguaggio che è breve nel fraseggio, denso di significati. La poesia di David Maria Turoldo è passione, ricerca di quel silenzio che fa incontrare il divino, abbandono di ogni velleità dell’Io e annullamento in Dio, amore infinito per l’umanità.
Nella sua ultima omelia, ormai gravemente ammalato, pronunciava ancora queste ultime parole pubbliche: “Cantare portando il Cristo fra le braccia”: un incitamento ad assistere i bisognosi, i malati, i poveri di tutta la società.
Parole queste, che costituiscono la sintesi di tutta la sua vita di grande mistico , predicatore, poeta.

ALCUNE FRA LE OPERE DI POESIA:

Io non ho mani, Bompiani, 1948
Udii una voce, Mondadori, 1952
Gli occhi miei lo vedranno, Mondadori, 1955
Preghiere tra una guerra e l’altra, Milano, Corsia dei servi, 1955
Se tu non riappari, Mondadori, 1963
Fine dell’uomo?, Scheiwiller, 1976
Canti ultimi, Garzanti 1991

IO NON HO MANI

Io non ho mani
che mi accarezzino il volto,
(duro è l’ufficio
di queste parole
che non conoscono amori)
non so le dolcezze
dei vostri abbandoni:
ho dovuto essere
custode
della vostra solitudine:
sono
salvatore
di ore perdute.
IN MUTA ATTESA
Parole, e segni, e immagini,
ringhiere alle nostre solitudini:
maschere di depistaggio
dalla strada verso il nudo
Essere:
certo, neppure da nominarsi,
appena da invocare
in silenzio:
là tu permani
oltre lo stesso Dio:
e io di qua
in muta attesa…

O GIORNI MIEI…

Solo a sera m’è dato
assistere alla deposizione
della luce, quando
la vita, ormai
mio convoglio funebre
di ogni notte: emigrazione
di sensi, accorgimenti
delle ore tradite, intanto
che lo spirito è rapito
sotto l’acutissimo arco
dell’esistenza: l’accompagna
una musica di indicibile
silenzio.

Invece dovere
ogni mattina risorgere
sognare sempre
impossibili itinerari.

DIO, PERFINO I BAMBINI
Dio, perfino i bambini!
Sempre e dovunque i bambini
sacrileghe vittime
dei nostri orgogli di adulti.
Ma forse tutti i soldati
sono bambini:
i soldati non sanno
non devono sapere,
è tolta loro la ragione.
E NON CHIEDERE NULLA

Ora invece la terra
si fa sempre più orrenda:

il tempo è malato
i fanciulli non giocano più
le ragazze non hanno
più occhi
che splendono a sera.

E anche gli amori
non si cantano più,
le speranze non hanno più voce,
i morti doppiamente morti
al freddo di queste liturgie:

ognuno torna alla sua casa
sempre più solo.

Tempo è di tornare poveri
per ritrovare il sapore del pane,
per reggere alla luce del sole
per varcare sereni la notte
e cantare la sete della cerva.
E la gente, l’umile gente
abbia ancora chi l’ascolta,
e trovino udienza le preghiere.

E non chiedere nulla.

§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

Per favore, non rubatemi
la mia serenità.

E la gioia che nessun tempio
ti contiene,
o nessuna chiesa
t’incatena:

Cristo sparpagliato
per tutta la terra,
Dio vestito di umanità:

Cristo sei nell’ultimo di tutti
come nel più vero tabernacolo:

Cristo dei pubblicani,
delle osterie dei postriboli,
il tuo nome è colui
che-fiorisce-sotto-il-sole.
Elaborazione fatta da Silvana1.ge

Questa poesia è stata scritta da Domenico.eldy, il 20 marzo 2011 at 01:04, nella categoria: silvana1ge. Lascia un tuo commento qui



150° anniversario dell’unità d’Italia.FRATELLI D’ITALIA, INNO DI MAMELI

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150° anniversario dell’unità d’Italia.
Gli esempi di grandi virtù, splendide gesta raffigurate in monumenti gloriosi, così come le opere di scrittori, poeti, musicisti della letteratura italiana, quali Petrarca, Alfieri, Gioberti, Mazzini, Mameli, hanno seminato nella coscienza degli uomini il nobile sentimento dell’amor patrio, il senso dell’unità, della libertà, della venerazione per coloro che si sono battuti in nome di questi ideali.
I nomi immortali di Mario Pagano, di Francesco Caracciolo, eroi del Risorgimento e degli altri innumerevoli martiri in battaglia, grandi fautori della nostra libertà, così come i monumenti eretti al più alto culto dei martiri, sono il simbolo delle lotte che hanno contribuito alla costruzione di un’Italia unita.
L’Italia nata prima come idea letteraria, è un seme che si è radicato nell’animo delle giovani generazioni, infondendo l’ideale di un paese che progredisse unito per divenire più forte.
Il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele proclamava il Regno d’Italia. Quest’anno si festeggia il 150° anniversario dell’unità d’Italia.
Fu un processo lungo, anche doloroso.
Il Risorgimento tuttavia, è stato la storia di un popolo, perché è stata l’Italia a fare il Risorgimento, non il Risorgimento a fare l’Italia.
Non tutti i problemi sono stati risolti: resta ancora marcato il divario tra nord e sud, quest’ultimo purtroppo ostaggio della criminalità organizzata, ma tanta strada è stata fatta. L’Italia è entrata a far parte delle potenze industriali e costante è stato il suo sviluppo. Sarebbe avvenuto lo stesso, se essa fosse rimasta divisa in una decina di stati, ognuno con la propria strategia politica ed economica?
Certo, stiamo attraversando una fase storica molto delicata sia sul piano nazionale che internazionale. Nel paese vi sono forti spinte politiche all’individualismo e alla formazione di una società diversa, modellata su principi federalisti.
Anche la Carta Costituzionale, che ci ha trasmesso i valori fondamentali su cui deve poggiare una società civile, è un capolavoro della serietà, della statura politica e morale dei padri costituenti che la scrissero più di 60 anni fa. Essa subisce ogni giorno tentativi di scardinamento attraverso il suo svuotamento con leggi ordinarie che ne snaturano lo spirito.
La crisi economica ha poi innestato una regressione generalizzata, inoltre la globalizzazione in atto impone cambiamenti e migliori risorse per poter vincere le sfide sul piano della concorrenza globale, ma è una straordinaria opportunità anche per il nostro paese.
Il futuro ci appartiene! Dovunque nel mondo il nome Italia è una sorta di “terra promessa”, è un paese insostituibile poiché ci sono cose e saperi che abbiamo solo noi.
Non si è ancora del tutto strutturata una identità nazionale nella coscienza collettiva, tuttavia gli italiani credono nel loro paese perché sono orgogliosi della loro storia, della cultura, della letteratura..
Hanno capito che si può essere liguri lombardi o siciliani con identica intensità, sanno che l’appartenenza e l’amore per la propria regione non contraddice ma casomai integra la patria comune.
Italiani laboriosi, che si impegnano per costruire una società migliore, più giusta, più solidale.
Una spinta dal basso per restare uniti, e guardare al futuro con realismo, certo, ma anche con la determinazione a riavviare un progresso sostenibile che le future generazioni porteranno avanti, anche in nome di coloro che ci hanno consegnato la bella Italia unita, sacrificando le loro vite, un paese unico, straordinario, che deve ritornare ad essere grande, e lo sarà se resterà unito.
Cogliere il senso profondo della continuità tra un passato glorioso ed un presente che ne è la risultante, responsabilmente consapevoli che occorre proseguire una strada tracciata da coloro che ci hanno preceduti.
Petrarca (Canzoniere):
Italia mia, benchè’l parlar sia indarno
a le piaghe mortali
che nel bel corpo tuo sì spesse veggio,
piacemi almen chè miei sospir sian quali
spera’l Tevero etl’Arno,
e ‘l Po , dove orgoglioso e grave seggio.”
E ancora il Foscolo nei “Sepolcri”, cantava:
A egregio cose il forte animo
accendono l’urne dei forti”…
Elaborazione fatta da: Silvana1.ge

 

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Questa poesia è stata scritta da Domenico.eldy, il 17 marzo 2011 at 05:56, nella categoria: silvana1ge. Lascia un tuo commento qui



KAHIL GIBRAN

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KAHIL GIBRAN (1883 – 1931)

Kahil Gibran è nato in Libano da famiglia piccolo borghese che è emigrata negli Stati Uniti per motivi economici. Egli rientra a Beirut nel 1899 per studiare lingua e letteratura araba e ritorna poi a Boston, dove inizia un’intensa attività di animatore intellettuale insieme ad un nutrito gruppo di scrittori ed artisti.
Nel 1920 è tra i fondatori, a New York, della Lega Araba, finalizzata a rinnovare la tradizione araba con l’apporto della cultura occidentale.
Gibran è stato uno studioso ed un artista attento e serio ed il suo apporto è stato determinante per la modernizzazione della poesia araba. Incisivo il suo intervento per liberare il suo paese d’origine, il Libano,(che non ha mai cessato di amare), da un passato schiavizzante ed oppressivo.
Egli è considerato uno dei massimi esponenti dell’arte orientale in Occidente.
Il poeta,persona eclettica, si è anche dedicato alla pittura .
Tra le sue opere: “Il miscredente” 1908 – breve romanzo in cui impegno e tensione civile prevalgono sulla dimensione religiosa.
“Le ali infrante” 1912 – testo autobiografico in cui esprime il dolore per la morte della moglie Selma.
“Sabbia e schiuma” 1926 – considerata insieme al “Il Profeta” una delle sue opere più riuscite.
“Le divinità delle terra” 1931.
“Le massime spirituali” – testo tra l’aforistico ed il mistico, proteso ad una conciliazione tra Occidente ed Oriente.
L’opera che gli ha dato la notorietà in Occidente è “Il Profeta” 1923. E’ stata tradotta in quasi tutte le lingue del mondo; non pochi dei pensieri in essa contenuti sono diventati proverbiali.

Il messaggio de “Il Profeta”.

Gibran ha voluto con quest’opera divulgare quelle verità che gli erano sorte dentro , e che ha dovuto scrivere quasi per forza, perché qualcuno in lui, appunto Almustafa , il profeta del libro, lo spingeva ossessivamente a farlo.
Sollecitato da questa sorta di “presenza” in lui, il poeta giunge a vedere il mondo come un’unità perfetta e la vita come un’armonia eterna.
Il messaggio essenziale dell’opera è il ringraziamento .La riconoscenza per ogni cosa che esiste e per i misteriosi ed invisibili, ma reali, meccanismi che regolano tutto ,al di là della nostra volontà e della nostra capacità di comprendere.
Per Gibran l’esistenza è il tempo in cui si ricompone la frattura tra l’essere umano e Dio.
Quando nell’individuo si verificherà la coincidenza degli opposti (bene – male , perfezione – imperfezione, piccoli sentimenti – grandi passioni, ecc), si manifesteranno finalmente saggezza, felicità.
Il Profeta Almustafa parla al mondo terreno e sui vari aspetti della vita porge spiegazioni, indicazioni, consigli, ricorrendo ad un mondo simbolico dai molteplici significati, che assumono carattere di universalità.
Egli dà consolazione, insegna ciò che le scienze non vedono o forse non sanno. Restituisce alla parola una valenza liturgica , attutisce la solitudine degli uomini, riapre l’orizzonte di rivelazioni smarrite.
L’opera esprime infatti una saggezza antica, non musulmana, non buddista, non cristiana o indù, né si rifà ad alcuna altra religione o filosofia. Raccoglie invece molti elementi ad esse comuni .Si rivolge all’intelligenza spirituale che ogni essere umano, anche inconsapevolmente, si porta dentro. Essa è dunque un distillato di saggezza di cui l’ individuo moderno è assetato perché dà risposte agli interrogativi che egli si pone.
Una saggezza durevole, eterna, direi universale.

……………………………………..

Voi siete nati insieme

Voi siete nati insieme
e insieme starete per sempre.
Insieme quando le bianche ali del tempo
sperderanno i vostri giorni.
Insieme nella silenziosa memoria di Dio.
Ma vi sia spazio nella vostra unità
e tra voi danzino i venti dei cieli.

Amatevi l’un con l’altra
ma non fatene una prigione d’amore;
piuttosto, vi sia un moto di mare
tra le rive delle vostre anime.
Riempitevi a vicenda le coppe,
ma non bevete da una coppa sola.
Datevi cibo a vicenda,
ma non mangiate dello stesso pane.

Cantate e danzate insieme
e siate giocondi, ma ognuno di voi sia solo,
come sole sono le corde del liuto,
sebbene vibrino di una musica eguale.
Datevi il cuore,
ma l’uno non sia rifugio all’altro.
Poiché soltanto la mano della vita
può contenere i vostri cuori.

Ergetevi insieme, ma non troppo vicini:
poiché il tempio ha colonne distanti
e la quercia e il cipresso non crescono
l’uno all’ombra dell’altro
……………………..
Ti amo terribilmente

Ti amo terribilmente,
se sbocciasse un fiore ogni volta che ti penso,
ogni deserto ne sarebbe pieno…
Potrei dimenticarmi di respirare ma non di pensare a te.
Il grande amore non si può vedere ne toccare, si può sentire solo con il cuore.
L’amore non da nulla se non se stesso, non coglie nulla se non da se stesso.
L’amore non possiede ne è posseduto: l’amore basta all’amore.
…………………………..

Preghiera

“Dammi il supremo coraggio dell’amore,
questa è la mia preghiera,
coraggio di parlare,
di agire, di soffrire,
di lasciare tutte le cose, o di essere lasciato solo.
Temperami con incarichi rischiosi, onorami con il dolore,
e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò.
Dammi la suprema certezza nell’amore, e dell’amore,
questa è la mia preghiera,
la certezza che appartiene alla vita
nella morte, alla vittoria nella sconfitta,
alla potenza nascosta nella più fragile bellezza,
a quella dignità nel dolore, che accetta l’offesa, ma disdegna di ripagarla
con l’offesa.
Dammi la forza di Amare sempre e ad ogni costo.
…………………………

Parlaci dei figli

” I vostri figli non sono i vostri.
Sono i figli e le figlie del desiderio che la vita ha di se stessa
essi vengono attraverso di voi, ma non da voi.
E benché vivano con voi, ciò non di meno, non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri.
Perché essi hanno i loro pensieri.
Potete custodire i loro corpi, ma non i loro anime.
Perché le loro anime abitano nella casa del futuro, che
neppure in sogno potete visitare.
Potete cercare di essere simili a loro,
ma non potete farli simili a voi.
Perché la vita procede e non si attarda mai sopra il passato.
Voi siete gli archi da cui i figli come frecce sono scoccati avanti.
L’arciere vede il bersaglio sulla linea dell’infinito, e con
la forza vi tende perché le frecce vadano rapide e lontane.
E che il vostro tendervi nella mano dell’Arciere avvenga nella gioia:

perché come ama le frecce che volano,
così ama l’arco che sta fermo.”
…………………………………….

L’AMICIZIA

Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
E’ il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
E’ la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace.

Quando l’amico vi confida il suo pensiero,
non negategli la vostra approvazione, né abbiate paura di contraddirlo.
E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo cuore:
Nell’amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa
nasce in silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia.
Quando vi separate dall’amico non rattristatevi:
La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate,
come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura.
E non vi sia nell’amicizia altro scopo che l’approfondimento dello spirito.
Poiché l’amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del proprio mistero
non è amore,
ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano.

E il meglio di voi sia per l’amico vostro.
Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea,
fate che ne conosca anche la piena.
Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell’amicizia.
Poiché nella rugiada delle piccole cose
il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.
…………………………..

Il piacere

Il piacere è un canto di libertà
è la fioritura di tutti i desideri
è una profondità che invoca un’altezza
è lo spazio infinito
che ha radici nel cuore della terra.
Il piacere
è il raccolto di un’estate
il silenzio della notte
che fa di una lucciola una stella
è la fiamma e il vento
è l’arpa che vibra nell’anima
musica dolce e suoni confusi.
Il piacere
è un tesoro con mani tremanti
è una necessità e un’estasi
è un messaggero d’amore
è una sorgente di vita.

Elaborato da: silvana1.ge

Questa poesia è stata scritta da Domenico.eldy, il 23 febbraio 2011 at 01:26, nella categoria: silvana1ge. Lascia un tuo commento qui



GIUSEPPE UNGARETTI

                                          
giuseppe_ungaretti                                                 GIUSEPPE   UNGARETTI
                                                         (1888   -   1970)

E’ stato il vero,consapevole iniziatore della poesia pura . Le sue opere migliori, L’Allegria e
Sentimento del tempo, sono una pietra miliare nella storia della nostra lirica novecentesca e rappresentano  l’approdo dei tentativi di rinnovamento operati dalle poetiche del primo Novecento.
La poesia è, per Ungaretti, sguardo conoscitivo della realtà autentica dell’essere, rivelazione e ritrovamento della purezza ed innocenza dell’io. Per raggiungere questo scopo il poeta deve aderire alla crisi del suo tempo, farsi sentimento e testimonianza autentica di esso, e da lì risalire ad una intuizione elementare della condizione umana..
Ungaretti utilizza un linguaggio essenziale, allusivo, dove la singola parola, avulsa da ogni contesto logico, diventa di per sé metafora significativa, illuminazione della coscienza.
Egli ha cercato di ritrovare , al di là dell’angoscia e della crisi esistenziale dell’uomo moderno, una nuova infanzia spirituale, un’autentica armonia con il mondo e con Dio, come dimostra l’avvicinamento alla fede  dell’ultima stagione poetica ungarettiana.
Nell’Allegria, Ungaretti  lega la sua poetica nuova all’esperienza tragica della guerra 1915-1918, da lui vissuta come combattente .La guerra si presenta ben diversa da come l’aveva delineata la retorica dannunziana. E’ il contatto con il caos e con la morte che rende consapevoli della solitudine e della fragilità dell’essere umano. In trincea, come fante,  egli scrive intensissimi versi che delineano i passi fatali del suo vivere terreno. Tale esperienza gli fa cogliere  la vita nella sua essenzialità di amore e di dolore, di angoscia relativa all’incognita e di bisogno di ritrovare la fraternità umana.
In Sentimento del tempo è più evidente l’adesione alla poetica dell’Ermetismo . Un linguaggio che si avvale dell’analogia, cioè dell’accostamento fulmineo di immagini lontane, da cui emerge un significato fondamentale dell’esistenza.
La poesia aspira a dar voce  a conflitti eterni, a drammatici interrogativi: la ricerca di certezze, il mistero. Sentire il tempo quale doloroso cammino, cogliere il senso dell’effimero in relazione con l’eterno .
(O notte) -Traspare il rimpianto della giovinezza, il senso della vita intesa come declino, l’attesa della morte  è sentita come presentimento vissuto con dolore e nel contempo come attesa di una possibile rivelazione.
Dalla umanissima poesia di Ungaretti si trae un segno di luce perché si coglie l’ assoluta autenticità di una sofferenza in cui molti si sono identificati. E’ pertanto una poesia anche consolatoria che si fa condivisione , forse anche speranza.

Veglia
Cima Quattro il 23 dicembre 1915
Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita
……………………………
San Martino del Carso
Valloncello dell’Albero Isolato il 27 agosto 1916
Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto
Ma nel cuore
nessuna croce manca
E’ il mio cuore
il paese più straziato
————————-
Soldati
Bosco di Courton luglio 1918
Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie.
—————–
O notte
Dall’ampia ansia dell’alba
Svelata alberatura.
Dolorosi risvegli.
Foglie, sorelle foglie,
Vi ascolto nel lamento.
Autunni,
Moribonde dolcezze.
O gioventù,
Passata è appena l’ora del distacco.
Cieli alti della gioventù,
Libero slancio.
E già sono deserto.
Preso in questa curva malinconia.
Ma la notte sperde le lontananze.
Oceanici silenzi,
Astrali nidi d’illusione,
O notte.
……………………..
Dove la luce
1930
Come allodola ondosa
Nel vento lieto sui giovani prati,
Le braccia ti sanno leggera, vieni.
Ci scorderemo di quaggiù,
E del mare e del cielo,
E del mio sangue rapido alla guerra,
Di passi d’ ombre memori
Entro rossori di mattine nuove.
Dove non muove foglia più la luce,
Sogni e crucci passati ad altre rive,
Dov’è posata sera,
Vieni ti porterò
Alle colline d’oro.
L’ora costante, liberi d’età,
Nel suo perduto nimbo
Sarà nostro lenzuolo
…………………………..
La madre
1930
E il cuore quando d’un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d’ombra,
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.
In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’Eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.
Alzerai tremante le vecchie braccia.
Come quando spirasti
Dicendo: Mio Dio, eccomi.
E solo quando m’avrà perdonato,
Ti verrà desiderio di guardarmi.
Ricorderai d’avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido sospiro.
Autore:silvana1.ge

Questa poesia è stata scritta da Domenico.eldy, il 2 febbraio 2011 at 14:16, nella categoria: silvana1ge. Lascia un tuo commento qui



PENSIERI D’AMORE

 

23587274

Dolce, il tuo sguardo
lieve come farfalla
si posa su di me.
Il volto si accende,
petalo di rosa baciato
da un raggio impertinente.

La tua voce canterina, suadente,
messaggera d’infinito,
parole d’amore, un canto
di tremule viole che intoni per me.

Le tue labbra ardenti, lampeggiano
setose come magnolie
e chiedono notte.

La tua anima cerca la mia
insieme
volo di gabbiani nel blu,
spazi ai confini della vita
nei cieli dove la luce è oro.

autore:silvana1.ge

Questa poesia è stata scritta da Domenico.eldy, il 11 gennaio 2011 at 04:24, nella categoria: silvana1ge. Lascia un tuo commento qui



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