
Vérder un casetin, che ti téa desmentegà
le come tornar indrio, tel tempo che ha pasà,
jeri n’ho verto uno, che zigava te’ un canton,
come par dirme grazie, ti se ‘ncora che ghe son
L’odor le famigliare, de naftalina s’cieta,
insieme al saor de ani, de roba bela neta
fodréte béle in ordine, tute quante ben stirae
col pizzo e do’ iniziali, mae state doparae
Laori de pazienza, chissà con quanti sogni
sconti tra le pieghe, de’ ani de bisogni
con entro l’emozion de far bela figura
e forse na’ passion e anca na’ paura
Piegà ten un cantonzèlo che varda su discreto
come se’l me spetasse, ghe sora un grombialeto
lo riconosso ‘ncora coi so’ fioreti bianchi
e chi che lo portava sempre ligà sui fianchi
La me la lassà quà, parché el me conte élo
qualcossa de quei jorni, co’ era un tosatelo
par no’ cader in téra me ciapava co’ na‘ man,
e l’éra la me àncora par el mondo de doman
El ma sugà le lagrime e parà dala paura
el sangue sui donoci de qualche sbugnaura
te le do’ scarséle fonde quasi sempre descusje,
me ‘nsognava le mentine e ghe metea le fantasie..
Su tuti i tochi lisi co’ i fiori ‘ncora impressi
che par finestre verte co’ i jorni.. su riflessi
ghe el tempo, quel pasà con tuto el so valor
insieme al quel ricordo che par mi gà nome amor
Un tocato de pezza restà quà.., fato su’
el compagno de quela che anco’ no’ ghe piu’
e le lagrime calde che ‘l me juta a sugar
le libara un gropo che no’ podèa desgropar
Carezzo sto’ grombiale che ma desmissià fora
e qua’ vizin a mi ghe èla che ride ‘ncora
Lo piego su da novo lo podo do’ pian pian
stà pace che me torna le vegnesta da lontan.
TRADUZIONE
IL CASSETTO
Aprire un cassetto, di cui ti eri dimenticato
è come tornare indietro,nel tempo che
hai vissuto.
Ieri ne ho aperto uno, che scricchiolava in un angolino
sembrava voler dire grazie, tu sai che ci sono
ancora.
L’odore familiare di schietta naftalina si sveglia insieme
al sapore degli anni e di biancheria bella
pulita.
Federe in bell’ordine, tutte quante ben stirate
mai state usate.
Lavori di pazienza, con chissà quanti sogni
nascosti tra le pieghe,
di anni poveri, con dentro l’emozione di far bella figura
e chissà, una passione e forse anche
una paura.
Piegato in un cantuccio che guarda in modo discreto
come se mi aspettasse, c’è sopra un grembiule
lo
riconosco e lo ricordo con i suoi fiorellini bianchi
e chi lo portava sempre legato sui fianchi.
Me l’ha lasciato qui,
perchè mi racconti qualcosa di quei giorni
di quand’ero bambino e mi teneva con una mano per non farmi cadere
ed era la
mia ancora per il mondo di domani.
Mi asciugava le lacrime e rassicurava la paura
del sangue alle ginocchia dopo
qualche sbucciatura.
Nelle due tasche fonde quasi sempre scucite
cercavo caramelle e ci mettevo la fantasia.
Su quei
pezzi gia lisi con i fiori ancora impressi
sembrano finestre aperte con i giorni sù riflessi
c’è il tempo, quel passato
con tutto il suo valore
insieme a quel ricordo che ha un solo nome: amore.
Un pezzo di stoffa restato qui..compagno di
colei che non c’è più
e mi aiuta ad asciugare calde lacrime e a
liberare un groppo che non riuscivo a sciogliere.
Accarezzo questo grembiule che avevo quasi dimenticato
è lei é qui, vicino a me me, e sembra che sorrida.
Lo piego
di nuovo e lo ripongo piano piano.
Questa pace che ritorna in me
è venuta da lontano.
autore: ivan.tn
Questa poesia è stata scritta da , il 6 ottobre 2010 at 15:25, nella categoria: ivan.tn. Lascia un tuo commento qui

E poi….
E poi, dopo la notte e l’ombre scure,
s’affaccia l’alba, nasce un nuovo giorno
e con un raggio, cento, mille, a dissipar paure
consola il cuore affranto, e tutt’attorno…
E lo spirare di una brezza nuova
risponde al grido mio accorato.
La debole speranza ancora rinnova
l’eco del mio dolore, non é piu’ boato.
E poi, poi tu ritrovi pace, anima sola.
Il tuo miraggio non é piu’ lontano,
voli contenta e lasci solo una parola
e niente mai, pare, sia stato invano.
Crisalidi appassite, portate via dal vento
sembran le tristi ore del passato.
la vita palpita, ritorna in un momento,
l’oblio del lungo sonno é già scordato..
E poi riguardero’ le gocce di rugiada,
la loro lieta danza, quando le bacia il sole..
e tocchero’ le siepi, vicine alla mia strada
pur se spina nascosta , domani al cuore duole..
Ritrovero’ dei volti e affetti trasformati,
la dimensione astratta della vita,
valori veritieri, vani o già appagati
e l’aspro mio sentiero, non sarà piu’ salita..
A quegli orizzonti d’ansie e di timori
altri ne appariranno, ed altri ancora
lascero’ al cuore, la scelta dei migliori,
verso altre mete, a far felice l’ora..
E poi…
autore: ivan.tn
Questa poesia è stata scritta da , il 14 settembre 2010 at 14:59, nella categoria: ivan.tn. Lascia un tuo commento qui

Dov’é la gioia quando non la provi
ed il tuo animo é triste ed annebbiato..
la porta chiusa, che cerchi ma non trovi
é appena dietro l’angolo, del tuo passato
E quel dolore che viene a passi grevi
lasciando l’orme fonde sul cammino
trascina l’eco spento di momenti brevi
scolpendo cifre e nomi nel destino…
Ha per compagna solo la malinconia,
vestita di giornate scure e spoglie
di lacrime mai piante, perdute per la via
e nebbia densa, che nessun calor ti toglie
Fermati un poco, riguarda il tuo sentiero
lascia le pietre morte, e cerca un fiore
che dia conforto ad anima e pensiero
aprendo la finestra a liete ore..
L’amore che fiorisce, é come un’alba nuova
che ricolora il mondo, di note dolci e rare
sorride e danza, e il cuore ti rinnova
lascia scoprire, vivere e sperare..
E’ l’oasi verde che conforta la tua sete
come e perché, svaniscono d’incanto
l’uscio tuo s’apre, riscopre nuove méte
e sai dov’é, quel che hai cercato tanto…
autore: ivan.tn
Questa poesia è stata scritta da , il 13 settembre 2010 at 20:37, nella categoria: ivan.tn. Lascia un tuo commento qui

Sei…
Come l’acqua di una fonte, appena nata
la lunga spiaggia bianca, dove l’ansia si riposa..
nebbia di gocce fresche, vicino alla cascata,
o perle di rugiada, che il sole ancor risposa,
Sei il magico rumore, del fuoco che consola..
che illumina il silenzio, di notti senza stelle..
le fiamme ch’ardon vive, pur senza dir parola
rIcordano il colore dell’ore mie piu’ belle
E, come l’aria pura di un’alba dell’inverno
Io, ti respiro intera, cercando il tuo sapore..
il vento muove piano, pagine d’un quaderno
che racconta solo i giorni, di questo nostro amore
Sei terra appena arata, che attende solo il seme
campo di grano vasto, dei pensieri miei..
accogli come il fiore l’ape, che leggera freme
néttare dolce e caldo, per l’anima tu sei…
autore: ivan.tn
Questa poesia è stata scritta da , il 12 agosto 2010 at 14:09, nella categoria: ivan.tn. Lascia un tuo commento qui