POESIA CATARTICA
L’altra sera quasi
mi consumasti di baci.
Fu nel riprender fiato
come fa una pescatrice di perle
quando esce dal mare col bottino
che mi chiamasti sospirando Alfredo.
Io sono Riccardo, ma non importa;
per una altra notte d’amore come quella
mi puoi chiamare anche Geltrude
Autore: Riccardo2.co
Contributo di , 8 gennaio 2012 16:14.


ahhaah riccardo mi ci voleva proprio sta risata catartica commutativa di pive intorno, domani alcuni riprendon doveri pesanti, alcuna è malata, ulisse non si fa vede’, arriverà a l’alba de la sera andar ben, cmq sto inverno troppo soleggiato ora le polveri i virus a perdita d’okkio ke intasan polmoni poverelli già debolucci dati gli inquinamenti, poi ci darà neve e gelo a iosa tutti di colpo va be’ ah la serenità do brancola………………
Spassosissima e ben costruita ……….doveva essere un’amante eccezionale per accettare senza troppi problemi d’esser chiamato “Gertrude”
Riccard0, siccome io leggo sempre prima le poesia e poi cerco il poeta, non ne avevo assolutamente compreso l’identità !! Hai cambiato assolutamente stile e contenuto, ma un poeta deve esporsi anche in questo modo al parere del pubblico. Hai fatto bene o male ? Hai fatto bene! Situazione attuale, ironica , che, penso spesso succeda negli ” incontri ” casuali e fuggevoli !! Finale umoristico che ha sollecitato una bella risata!! Ora andrò a rileggere qualche poesia catartica che si trova in rete. Ciao
Ciao amico mio ,mi sono deliziata a leggere questa poesia….Di tanto in tanto un pò di sana ironia fa sempre bene e poi cosa dire di una risatina finale…..Bravo
ahahahah Riccardo ,proprio Gertrude ,comunque sia sei veramente bravo ciao Ric